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Indice

  • Note iniziali
  • Introduzione
  • Capitolo 1. La veritÓ oggettiva

    Capitolo 2. La prassi Ŕ il criterio della veritÓ

    Capitolo 3. VeritÓ relativa e veritÓ assoluta

    Capitolo 4. La veritÓ concreta

    Capitolo 5. La lotta tra la veritÓ e l'errore

     

     
    Conoscenza e veritÓ secondo la Teoria del Riflesso

     

    di Chang En-tse

     

    Capitolo V

     

    LA LOTTA TRA LA VERITÀ E L'ERRORE

     

    l. La verità e l'errore: un'unità di opposti.

    La verità e l'errore sono antagonistici, ma appartengono entrambi alla conoscenza, come il giorno e la notte appartengono a una stessa giornata. La conoscenza umana è il riflesso del mondo oggettivo: si chiama verità ogni conoscenza che rifletta correttamente il mondo oggettivo, si chiama errore ogni conoscenza che lo rifletta in modo inadeguato. Sono due forme di conoscenza radicalmente opposte, che non dobbiamo confondere. Tuttavia, nel processo della conoscenza, verità ed errore dipendono l'una dall'altro, si trasformano l'uno nell'altra e la loro esistenza ha il carattere di una unità relativa. A prima vista sembra che siano separati da una distanza ancora maggiore di quella che divide il Polo Nord dal Polo Sud, ma in realtà la loro interdipendenza è altrettanto essenziale di quella del Polo Nord e del Polo Sud. Non possiamo considerare notte il giorno, o giorno la notte; essi costituiscono tuttavia una giornata di ventiquattro ore e, in una giornata, notte e giorno dipendono l'una dall'altra e si trasformano l'uno nell'altra.

    I rapporti tra la verità e l'errore sono rapporti dialettici di opposizione e di identità. In primo luogo, dobbiamo sapere che la verità e l'errore sono radicalmente antagonistici. Possiamo distinguere fra chi ha ragione e chi ha torto, avanzare nella verità e correggere l'errore, se abbiamo tracciato nettamente una linea di demarcazione, di principio, tra l'errore e la verità. Perciò dobbiamo combattere i relativisti che cancellano questa frontiera e vogliono indurre alla confusione del vero e del falso. Ma, nello stesso tempo, dobbiamo sapere che l'opposizione della verità e dell'errore non è illimitata; ha un senso assoluto solo per un campo ben determinato, al di fuori del quale la verità e l'errore possono certamente trasformarsi. Dobbiamo quindi combattere, su questa questione, le concezioni del dogmatismo. In effetti i dogmatici ritengono che l'opposizione tra verità ed errore sia fissa e immutabile.

    I relativisti e i dogmatici non comprendono il rapporto dialettico che c'è tra la verità e l'errore; ciascuno esaspera unilateralmente uno degli aspetti e rifiuta l'altro. Il relativismo ammette solo il carattere relativo dell'antagonismo e ne nega il carattere assoluto. Il dogmatismo ne riconosce solo il carattere assoluto, rifiutandone il carattere relativo. È per tale motivo che questi due punti di vista sono unilaterali e sbagliati.

    La concezione marxista della verità ha risolto scientificamente questa questione. Essa considera l'antagonismo tra la verità e l'errore tanto nel suo carattere assoluto che in quello relativo. All'interno di un campo limitato, la loro opposizione è assoluta, la verità non è l'errore e l'errore non è la verità. Ma, appena usciamo dal campo limitato, possono trasformarsi l'uno nell'altro ed assumono quindi un carattere relativo. Come scrive Engels:

    Verità ed errore come tutte le determinazioni del pensiero che si muovono su un piano di opposizioni antitetiche, hanno validità assoluta solo in un campo estremamente limitato [...]. Se poi tentiamo di applicarla come assolutamente valida al di fuori di quel campo, più che mai andiamo incontro al fallimento; i due termini dell'antitesi si cambiano rispettivamente nel loro contrario, la verità diventa errore e l'errore verità.1

    Anche Lenin scrive:

    Non resta più che un piccolo passo, sembra che non si tratti altro che di un piccolo passo in più nella stessa direzione; ma la verità sta trasformandosi in errore.2

    Gli esempi abbondano. Le leggi della dinamica classica erano giuste, nella maggioranza delle loro applicazioni tecniche, e a nessuno venne in mente di dubitarne. Ma la loro correttezza non era senza limiti. Corrispondevano alla verità nel solo caso di un movimento meccanico lento. Se si applicano a ogni forma di movimento, senza tenere conto di questi limiti, si cade nell'errore. Engels, nell'Antidühring, ha preso ad esempio la legge di Boyle (o legge di Boyle-Mariotte), che è una delle leggi fondamentali della dinamica dei corpi gassosi. Secondo questa legge, a temperatura uguale il volume dei corpi gassosi è inversamente proporzionale alla pressione che subiscono. Regnault scoprì in seguito che questa legge era falsa in certi casi: in particolare, la legge di Boyle perde la sua validità nel caso di un gas che la pressione può liquefare, e dal momento in cui la pressione si avvicina al punto in cui inizia la liquefazione. La legge di Boyle non serve più. Essa si rivela esatta solo entro limiti determinati, e si trasforma in errore se li si oltrepassa.

    Lo stesso avviene per la vita sociale. Marx ed Engels avevano valutato che la rivoluzione socialista non poteva vincere in un solo paese e poteva trionfare solo con una simultanea mobilitazione del proletariato mondiale. Questa tesi era giusta nel loro periodo storico ma aveva anch'essa dei limiti. Orbene, quando il capitalismo raggiunse la fase imperialistica e cominciò a corrompersi e a decadere la conclusione di Marx ed Engels si trovò superata e divenne un errore mantenersi su quella posizione. Nelle nuove condizioni storiche, Lenin sostituì a questa tesi quella secondo cui la rivoluzione socialista poteva trionfare inizialmente in un solo paese.

    Così dunque, sia che si tratti delle scienze della natura o delle scienze sociali, dobbiamo considerare correttamente l'opposizione tra verità ed errore, considerare che in certe condizioni si oppongono ma possono trasformarsi l'una nell'altro in condizioni definite.

    Solo in questo modo è possibile distinguere chiaramente il vero dal falso ed evitare la paralisi della conoscenza.

     

     


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    [testo contenuto nel sito http://www.homosapiensplus.altervista.org]