Ritorna alla pagina iniziale Ritorna alla pagina iniziale

Indice

  • Note iniziali
  • Introduzione
  • Capitolo 1. La veritÓ oggettiva

    Capitolo 2. La prassi Ŕ il criterio della veritÓ

    Capitolo 3. VeritÓ relativa e veritÓ assoluta

    Capitolo 4. La veritÓ concreta

    Capitolo 5. La lotta tra la veritÓ e l'errore

     

     
    Conoscenza e veritÓ secondo la Teoria del Riflesso

     

    di Chang En-tse

     

    Capitolo IV

     

    LA VERITÀ CONCRETA

     

    2. L'analisi concreta della realtà concreta.

    Lenin considerava che l'analisi concreta di una situazione concreta fosse l'elemento più sostanziale e lo spirito vitale del marxismo. È dunque molto importante per un marxista sapere in che modo utilizzare correttamente la verità universale del marxismo per analizzare le cose concrete, al fine di conoscere la verità concreta e condurre al successo la prassi rivoluzionaria. Orbene, in che modo intraprendere un'analisi concreta applicando i principi del marxismo?

    Le premesse sono, innanzi tutto, partire dalla realtà e raccogliere abbondanti materiali. Non è in grado di condurre un lavoro di ricerca chi non parta dalla situazione reale e non si basi su numerosi materiali. Raccogliere numerosi materiali non significa scegliere qualche esempio e adattarlo alla propria fantasia; significa raccogliere materiali completi e dettagliati. Ritenere di partire dalla realtà perché si è scelto qualche esempio, significa adottare un punto di vista metafisico e unilaterale e per giunta voltare le spalle al punto di partenza. Scrive Lenin:

    Nel campo dei fenomeni sociali non c'è metodo più diffuso e inconsistente dell'isolare singoli fatti senza importanza, speculando sugli esempi. Non costa in genere alcuna fatica scegliere gli esempi, ma in compenso quest'operazione non ha alcun valore, se non puramente negativo, perché tutto dipende dalla situazione storica concreta in cui i casi particolari si inseriscono. Considerati nel loro complesso, nella loro connessione, i fatti non sono soltanto «testardi», ma anche assolutamente probanti. Senonché, quando vengano isolati dal loro complesso e dalle loro correlazioni e siano dei fatti slegati e scelti arbitrariamente, sono appunto un giochetto o qualcosa di peggio.6

    Le ricerche di Marx sulla società capitalistica sono il modello di uno studio che parte dalla realtà ed è fondato su materiali dettagliati. Per scrivere Il Capitale la cui redazione gli costò alcune decine di anni, Marx studiò da cima a fondo moltissimi documenti, consultò e riassunse più di 1.500 opere. Proprio perché padroneggiava completamente questi documenti sulla società capitalistica, riuscì a portare a termine un'opera scientifica di tale portata.

    Ma avere a propria disposizione una ricca documentazione non è che la fase preliminare del lavoro di analisi concreta. Se si vogliono trarre conclusioni scientifiche conformi alla realtà, è necessario avere una posizione, un punto di vista e un metodo corretti. La posizione corretta è quella proletaria; il punto di vista e il metodo corretti sono quelli del materialismo dialettico e del materialismo storico. Solo considerando i problemi da questa posizione, con questo punto di vista, e secondo questo metodo, è possibile effettuare analisi corrette, e trarne conclusioni corrette.

    Per esaminare i problemi dal punto di vista del materialismo dialettico e del materialismo storico, è necessario innanzi tutto farne un'analisi esauriente. Il concreto è una sintesi di numerose determinazioni, la verità è una totalità. Perciò analizzare un problema significa analizzarlo completamente. Cogliendone un solo aspetto o qualche aspetto e trascurandone altri e i rapporti che intercorrono fra loro, si cade nel pensiero astratto della metafisica che «scambia una parte per il tutto». Ciò che chiamiamo un'analisi completa è l'analisi delle contraddizioni. Bisogna esaminare i due aspetti della contraddizione cioè il diritto e il rovescio, gli elementi favorevoli e quelli sfavorevoli, poi sintetizzare questi diversi aspetti positivi e negativi e giungere a impadronirsene. Le opere di Mao Zedong offrono molti esempi notevoli di problemi analizzati in modo esauriente, come la sua opera Sulla guerra di lunga durata, che analizza brillantemente lo sviluppo della guerra di resistenza contro il Giappone. A quell'epoca, nel paese c'era ogni genere di discussioni sul futuro dello sviluppo della guerra. Queste discussioni erano fondate su conoscenze unilaterali delle condizioni della guerra, e così dettero luogo a conclusioni errate. Alcuni consideravano solo il fattore sfavorevole - la forza del nemico e la nostra debolezza -, facevano di questo elemento l'unico argomento del problema e ne traevano la conclusione che «la lotta era perduta in partenza». Altri, al contrario, consideravano solo il fattore a noi favorevole e ne derivavano la teoria di «una vittoria rapida»: questo era il loro metodo. Lontani invece dal considerare i problemi nella loro totalità, ne coglievano un solo aspetto, scambiavano la parte per il tutto e traevano conclusioni unilaterali e sbagliate.

    Nella sua opera Sulla guerra di lunga durata, Mao fece un'analisi concreta ed esauriente di tutti i fattori che caratterizzavano i due campi, criticò duramente i punti di vista errati che abbiamo appena ricordato, e trasse corrette conclusioni dalle sue analisi. Dimostrò, per il Giappone:

    - primo, che il Giappone era un potente stato imperialistico, in cui le forze armate, l'economia e l'organizzazione politica erano molto forti;

    - secondo, che la guerra condotta dal Giappone era una guerra imperialistica, retrograda e barbara, e provocava l'opposizione delle diverse classi sociali all'interno del paese, l'opposizione dei giapponesi e dei cinesi e un antagonismo tra lo stato giapponese e la maggior parte degli altri stati del mondo;

    - terzo, che il Giappone era un piccolo paese le cui forze umane e militari, le risorse finanziarie e naturali sarebbero venute a mancare, e perciò non avrebbe potuto sostenere una guerra di lunga durata;

    - quarto, che questa guerra retrograda e barbara che conduceva, poneva il Giappone in una via senza uscita, molto isolato sul piano internazionale.

    Per quanto riguardava la Cina, Mao dimostrò:

    primo, che il nostro paese era uno stato semifeudale e semicoloniale e un paese debole; che le sue forze armate e le sue risorse economiche, come la sua organizzazione politica non erano comparabili con quelle del nemico;

    - secondo, che la guerra condotta dalla Cina era una guerra giusta e progressista, che non poteva che provocare l'unione di tutto il paese, suscitare la simpatia dello stesso popolo giapponese e guadagnare l'appoggio della maggior parte degli stati del mondo;

    - terzo, che la Cina era inoltre un paese molto grande, con un territorio vasto e risorse abbondanti, con popolazione e soldati numerosi che erano in grado di sostenere una guerra di lunga durata;

    - quarto, che la Cina, conducendo una guerra giusta e progressista, era sicura di ottenere un largo sostegno internazionale.

    Il vantaggio del Giappone consisteva dunque nella sua potenza militare, che era proprio il punto debole della Cina; era questo fattore a determinare il carattere ineluttabile della guerra e l'impossibilità per la Cina di riportare una rapida vittoria. Ma il vantaggio della Cina consisteva nel fatto che conduceva una guerra progressista e giusta, che era un vasto paese e beneficiava di numerosi fattori favorevoli nonché di un largo sostegno sul piano internazionale. Proprio questi erano i punti deboli del Giappone, e questi avrebbero deciso che la vittoria finale sarebbe stata riportata dalla Cina e non dal Giappone. Lo si vide chiaramente: il destino della guerra cino-giapponese non fu determinato da questo o quell'aspetto particolare, ma dall'insieme di tutti questi fattori specifici fondamentali, che si trovavano in contraddizione sia da una parte che dall'altra. Fu il loro insieme a decidere dello sviluppo della guerra e del suo destino. La guerra cino-giapponese non poteva essere che una guerra di lunga durata in cui la vittoria finale sarebbe stata riportata dalla Cina.

    Inoltre, per esaminare un problema dal punto di vista del materialismo dialettico e del materialismo storico è necessario compierne un'analisi storica. Tutto dipende dal tempo, dal luogo e dalle condizioni. Orbene, l'analisi di una questione esige che la si situi nel suo ambiente storico. Ogni problema affrontato senza tenere conto delle circostanze storiche concrete che lo caratterizzano è astratto e non si risolve.

    Stalin, nella sua opera Materialismo dialettico e materialismo storico, offre due esempi che illustrano, in maniera pertinente, il punto di vista storico. Il sistema schiavistico, nelle condizioni della nostra epoca, sarebbe un fenomeno aberrante; ma nelle condizioni della disgregazione del sistema comunitario primitivo era una realtà del tutto conforme alla legge del corso delle cose, perché rappresentava una tappa superiore dello sviluppo storico. L'altro esempio è quello della repubblica democratico-borghese: nella Russia zarista del 1905, la rivendicazione di una repubblica democratico-borghese era rivoluzionaria, perché rappresentava un progresso rispetto al regime zarista. Ma questa rivendicazione è controrivoluzionaria nelle condizioni della dittatura del proletariato, perché segnerebbe senza dubbio un passo indietro. Ecco esempi di analisi storiche concrete. Ogni cosa è in continua trasformazione e in ogni campo è necessario fare un'analisi storica.

    Infine, l'esame di un problema dal punto di vista del materialismo dialettico e del materialismo storico richiede un'analisi di classe. In una società divisa in classi è necessario intraprendere l'analisi di classe per ogni fenomeno, se si vuole conoscerne la natura fondamentale.

    Ogni fenomeno sociale ha un contenuto di classe; la democrazia, la libertà, la pace sono la democrazia, la libertà, la pace per una classe determinata: non esistono al di sopra delle classi. Se eliminiamo il contenuto di classe di queste nozioni, non restano che concetti vuoti. In realtà la democrazia, la libertà, la pace di qualunque società hanno un contenuto concreto. La democrazia, la libertà, la pace di una società capitalistica sono la democrazia, la libertà, la pace per la borghesia, ma per il proletariato e tutto il popolo lavoratore sono oppressione e sfruttamento. Il popolo lavoratore può goder democrazia, libertà e pace solo in un sistema socialista; ma il sistema socialista non concede questo diritto agli elementi reazionari; accorda loro solamente la possibilità di vivere onestamente, ma non di parlare e di agire facendo disordini. Così la democrazia, la libertà e la pace, tanto nel regime borghese che nel sistema socialista non sono nozioni astratte e al di sopra delle classi, ma presentano uno specifico contenuto di classe. Bisogna dunque fare un'analisi di classe; parlare astrattamente, al di fuori di ogni analisi di classe, significa ingannare la gente ed è estremamente nefasto.

    Il metodo di analisi di classe è, per il marxismo, il metodo fondamentale d'analisi dei fenomeni di una società divisa in classi. Eluderlo vorrebbe dire esporsi al rischio di perdere l'orientamento quando ci si trova alle prese con una lotta di classe complessa. Durante la fase storica della società socialista, le classi, le contraddizioni di classe continuano a esistere dall'inizio fino alla fine. Il metodo d'analisi di classe non è superato, resta il nostro metodo fondamentale per l'analisi dei fenomeni sociali.

    Il marxismo considera che l'analisi concreta delle realtà concrete e l'analisi di classe dei fenomeni sociali costituiscano il metodo più radicale per la ricerca della verità, e l'unico per raggiungerla. L'analisi concreta delle situazioni concrete è lo spirito vitale del marxismo.

     

     


    Puoi stampare la presente pagina facendo click sulla stampante

    [testo contenuto nel sito http://www.homosapiensplus.altervista.org]