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Indice

  • Note iniziali
  • Introduzione
  • Capitolo 1. La veritÓ oggettiva

    Capitolo 2. La prassi Ŕ il criterio della veritÓ

    Capitolo 3. VeritÓ relativa e veritÓ assoluta

    Capitolo 4. La veritÓ concreta

    Capitolo 5. La lotta tra la veritÓ e l'errore

     

     
    Conoscenza e veritÓ secondo la Teoria del Riflesso

     

    di Chang En-tse

     

    Capitolo IV

     

    LA VERITÀ CONCRETA

    La verità è oggettiva e concreta. Ciò che chiamiamo verità è oggettiva e rappresenta il contenuto oggettivo del pensiero; il carattere concreto della verità significa che questo contenuto oggettivo è concreto. Ogni verità è concreta. Scrive Lenin:

    Tesi fondamentale della dialettica è che non esiste una verità assoluta, la verità è sempre concreta.1

    Che cosa è dunque il carattere concreto della verità?



    1. La verità è concreta.

    Il materialismo dialettico ritiene che la verità sia il pensiero che riflette correttamente il mondo oggettivo, e che il carattere concreto della verità sia il riflesso del carattere concreto delle realtà oggettive. In altri termini, il «concreto» è, in primo luogo, il carattere stesso delle realtà oggettive, riflesse attraverso il cervello degli uomini, che costituiscono il carattere concreto della conoscenza e il carattere concreto della verità. Per questo, se vogliamo chiarire la nozione di carattere concreto della verità, dobbiamo prima di tutto capire bene la natura del carattere concreto della verità oggettiva stessa.

    Nell'universo non esiste niente isolatamente o in stato di quiete. Tutte le realtà si trovano tra loro in rapporti di determinazioni reciproche e complesse. È grazie alla differenza tra questi rapporti che compare l'aspetto specifico delle cose e dei fenomeni, permettendoci di determinare la loro natura specifica. Così, dunque, se vogliamo comprendere la natura specifica di una cosa, dobbiamo avvicinarla a partire dai rapporti e dai legami che la caratterizzano, e all'interno di questi rapporti stessi. Marx, nell'Introduzione alla critica dell'economia politica, spiega la natura del carattere concreto delle cose e dei fenomeni. Egli prende come esempio il problema di studiare la produzione di una società capitalistica a partire da un'analisi della popolazione. La popolazione, scrive, è

    una totalità ricca, fatta di molte determinazioni e relazioni, se tralascio ad esempio le classi da cui essa è composta, la popolazione è una astrazione. A loro volta, queste classi sono una parola priva di senso, se non conosco gli elementi su cui esse si fondano, per es. lavoro salariato, capitale ecc. Gli elementi come lo scambio, i salari, i prezzi ecc. costituiscono le premesse. Il capitale, per es., senza lavoro salariato senza valore, denaro, prezzo ecc. è nulla.2

    Solo impadronendoci dell'insieme dei legami e dei diversi rapporti che costituiscono la popolazione, è possibile comprendere il problema della popolazione e raggiungere la sua verità concreta. Questo vale in tutti i campi. Per questo Marx ha scritto che «il concreto è concreto perché è sintesi di molte determinazioni, quindi, unità del molteplice».3 E Lenin scrive:

    La verità si realizza soltanto nella somma di tutti gli aspetti della realtà e dei loro rapporti.4

    Tuttavia parlando del carattere concreto della verità, non è sufficiente indicare in generale che le cose sono «la sintesi di numerose determinazioni» e «l'unità della molteplicità»; dobbiamo anche mettere in evidenza che queste diverse determinazioni delle cose e dei loro rapporti reciproci sono coinvolte in un movimento incessante di trasformazione. In termini concreti, la trasformazione delle cose e dei fenomeni è determinata da tempo, luogo e condizioni. È grazie alle differenze di tempo, di luogo e di condizioni che le determinazioni e i rapporti delle cose sono diverse a tal punto che cose identiche possono presentare, secondo questi cambiamenti, differenze considerevoli. Ogni cosa ne dipende, e capire le cose al di fuori del tempo, del luogo e delle condizioni è un'operazione astratta. Per esempio è astratto chiedersi se «la pioggia è una cosa buona o cattiva». Non è possibile dare una risposta affermativa a questa domanda. La pioggia è talvolta utile, talvolta nociva. Conviene precisare la domanda: dopo la fine della semina, un temporale può essere benefico? La risposta può essere chiara e avere un significato solo se le circostanze sono precisate; questo tipo di pioggia è estremamente utile. Ma se, nel corso di una stessa estate, la pioggia cade a rovescio per un'intera settimana, quando è incominciato il raccolto, è possibile rispondere correttamente alla domanda dicendo che la pioggia è nociva.

    Nella sua opera Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo, Mao spiega il concetto di «popolo» e propone un modello di definizione secondo le nozioni di luogo, di tempo e di condizioni, determinando il suo contenuto concreto. Scrive:

    La nozione popolo acquista un significato diverso nei differenti paesi e nei differenti periodi storici in ogni paese. Prendiamo, ad esempio, la situazione nel nostro paese. Durante la guerra antigiapponese, tutte le classi, strati e gruppi sociali che partecipavano alla resistenza contro il Giappone appartenevano alla categoria del popolo, mentre gli imperialisti giapponesi, i traditori nazionali e gli elementi filogiapponesi erano i nemici del popolo. Durante il periodo della guerra di liberazione i nemici del popolo erano gli imperialisti americani e i loro lacchè. La borghesia burocratica, i proprietari fondiari e i reazionari del Guomindang che rappresentavano queste due classi; tutte le classi, strati e gruppi sociali che combattevano contro questi nemici appartenevano alla categoria del popolo. Nella fase attuale, nel periodo di edificazione del socialismo, tutte le classi, strati e gruppi sociali che approvano e sostengono l'opera di costruzione socialista e vi partecipano, formano il popolo, tutte le forze sociali e tutti i gruppi sociali che si oppongono alla rivoluzione socialista, che sono ostili alla edificazione socialista e cercano di sabotarla, sono i nemici del popolo.5

    In tal modo si vede che il principio della verità concreta del materialismo dialettico esige di conoscere le diverse determinazioni delle cose e dei fenomeni e i loro rapporti, secondo il tempo, il luogo e le condizioni, cogliendone così la natura specifica. Cioè la verità concreta riflette la sintesi delle diverse determinazioni delle cose, la loro essenza, le loro leggi proprie.

    È opinione diffusa che il carattere concreto della verità è determinato dal modo in cui le rappresentazioni sensibili si avvicinano alle cose. Questa concezione sbagliata induce a considerare per verità concreta la conoscenza dell'aspetto esteriore delle singole cose. Il materialismo dialettico considera che la nozione di «concreto» abbia due significati diversi: il primo significato indica la conoscenza dell'immagine sensibile ed è il concreto sensibile; il secondo indica la conoscenza delle diverse leggi interne alle cose, ed è il concreto di pensiero. Il carattere concreto della verità corrisponde alla seconda definizione. Il materialismo dialettico non nega affatto il carattere concreto della conoscenza sensibile, ma essa non è che la conoscenza esteriore delle singole cose; impadronirsi della loro natura e delle loro strutture interne non consiste certo in questo. Il concreto sensibile, che è il riflesso di fenomeni particolari, è sempre superficiale e unilaterale, quale che sia la sua vicinanza con le cose percepite. Solo il concreto di pensiero permette di cogliere le diverse strutture interne della realtà. Per questo la verità concreta non è raggiungibile attraverso la sensazione; si, realizza solo nel pensiero. Non solo: essa non compare all'inizio del processo di pensiero, ma è il suo risultato.

    Noi sappiamo che le cose e i fenomeni concreti oggettivi sono il punto di partenza della conoscenza. Fondata sulla prassi, la conoscenza umana all'inizio non è altro che percezione sensibile immediata delle cose concrete. Questa specie di conoscenza è concreta, in rapporto al pensiero astratto, ma non coglie niente dell'essenza e della struttura interna delle cose e dei fenomeni, ne apprende solo l'apparenza esteriore e superficiale. Per questo, per la conoscenza non sono ancora altro che concrezioni confuse; come scrive Marx: «un'immagine caotica di concrenzioni». Per cogliere le strutture interne e l'essenza di una cosa, è necessario che il pensiero, attraverso l'analisi dei materiali forniti dalla certezza sensibile, la penetri in profondità, elimini gli elementi superficiali e fortuiti per cercare le sue determinazioni interne. Così la conoscenza può passare dalle determinazioni sensibili alle determinazioni astratte. Ma giungere alla conoscenza delle determinazioni astratte non significa ancora conoscere la realtà nella sua totalità; non significa ancora accedere alla verità concreta, perché una realtà concreta è la sintesi di numerose determinazioni. Si può giungervi solo impadronendosi di queste determinazioni nella loro totalità; ciò richiede che la conoscenza superi le determinazioni astratte fino ad apprendere e impadronirsi della sintesi di tutte le determinazioni del proprio oggetto, per realizzare nel pensiero la cosa concreta. Allora questa conoscenza concreta non è più un'immagine caotica, ma una totalità complessa che comprende numerosi rapporti e determinazioni. È questa la verità concreta.

    II Capitale di Marx ci offre un buon esempio del processo di pensiero che, dalle determinazioni astratte, si innalza fino alla verità concreta. Il Capitale è lo studio della società capitalistica. Iniziando dall'analisi della merce più semplice, più comune, più frequente nella società capitalistica, Marx rivela tutte le contraddizioni e tutte le determinazioni di questa società, e alla fine giunge alla conoscenza concreta di tutta la società capitalistica. Marx parte dalla doppia natura della merce, dallo sviluppo delle contraddizioni della merce e procede esponendo l'opposizione tra la merce e il denaro, la trasformazione del denaro in capitale e la produzione del plusvalore, che ne deriva. Descrive l'accumulazione capitalistica, e via di seguito; poi approfondisce l'analisi della produzione del valore, del profitto, dell'interesse, della rendita fondiaria ecc. Passa così progressivamente dall'astratto al concreto. Il contenuto della nozione di «moneta» è più concreto di quello di merce, il contenuto della nozione di «capitale» è ancora più concreto paragonato a quello di moneta ecc. Il Capitale, dalla merce alla moneta, dalla moneta al capitale, espone e svela, uno dopo l'altro, tutti gli aspetti e tutte le determinazioni della società capitalistica, giungendo infine a impadronirsi di tutti i legami interni e di tutte le determinazioni del capitalismo, a svelare la natura e le leggi della società capitalistica. Così, in questo processo di pensiero, la società capitalistica si dimostra sintesi di numerose determinazioni e unità di aspetti molteplici, realizzandosi nel pensiero e divenendo una verità concreta. In ogni campo dobbiamo procedere così, per conoscere la realtà.

    Evidentemente la nostra conoscenza non potrebbe compiere in una sola volta il passaggio dall'astratto al concreto e deve effettuare un processo. I rapporti e le determinazioni che ogni cosa comporta, qualunque essa sia, presentano aspetti molteplici, sono in sviluppo - e in questo sviluppo si arricchiscono senza sosta. Poiché la conoscenza umana è per sua caratteristica sempre limitata da condizioni storiche determinate, è in grado di impadronirsi della totalità delle cose e dei fenomeni solo progressivamente. Questo processo inizia con la conoscenza delle singole determinazioni delle cose, ne scopre aspetti sempre più numerosi nel corso del suo sviluppo, e finisce per accedere alla verità concreta.

     

     


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    [testo contenuto nel sito http://www.homosapiensplus.altervista.org]