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Indice

  • Note iniziali
  • Introduzione
  • Capitolo 1. La veritÓ oggettiva

    Capitolo 2. La prassi Ŕ il criterio della veritÓ

    Capitolo 3. VeritÓ relativa e veritÓ assoluta

    Capitolo 4. La veritÓ concreta

    Capitolo 5. La lotta tra la veritÓ e l'errore

     

     
    Conoscenza e veritÓ secondo la Teoria del Riflesso

     

    di Chang En-tse

     

    Capitolo III

     

    VERITÀ RELATIVA E VERITÀ ASSOLUTA

     

    5. Contro il relativismo e contro il dogmatismo.

    Il dogmatismo è una manifestazione del pensiero metafisico. La proposizione «l'affermazione è l'affermazione, la negazione è la negazione» è lo spirito del dogmatismo. Secondo questa proposizione, non esistono che la verità eterna, assoluta, oppure l'errore assoluto; non esiste la verità relativa, incompleta e approssimata. Non c'è. che la verità assoluta e non esiste verità al di fuori della verità assoluta. Un tale punto di vista non è stato raro nella storia della filosofia cinese; così Dong Zhongshu scriveva:

    La grande origine della Via [dao] procede dal Cielo; il Cielo è immutabile, quindi anche la Via [daol è immutabile.

    Sotto la dinastia dei Song, Cheng Yi (1033-1107) diceva:

    Nel mondo esiste un unico Principio [Li], che si diffonde in egual modo ovunque e può applicarsi a tutto; per conoscerlo dobbiamo interrogare il Cielo e la Terra, dobbiamo studiare i principi immutabili che reggono l'universo.

    In questa concezione si esprime lo stesso dogmatismo metafisico.

    Dong Zhongshu e Cheng Yi fecero l'apologia del sistema feudale e vollero farne una verità immutabile, eterna e assoluta. La concezione che Dühring aveva della verità era un esempio tipico del dogmatismo. Dühring considerava che «la verità autentica non cambia mai», che ogni verità fosse eterna. Engels fece una acuta critica di questo dogmatismo: considerare verità eterne delle cose molto semplici come «due più due fanno quattro» o «Parigi è in Francia» e pretendere che esista solo la verità eterna non è da persone intelligenti. In effetti, al di là di simili banalità, i risultati acquisiti nei diversi campi della scienza non sono mai verità eterne e assolute, ma verità relative. Ciò che ignoriamo supera infinitamente quanto conosciamo, e ciò che è acquisito richiede molto spesso di essere precisato e sviluppato. Il complessivo sviluppo delle scienze dimostra che il dogmatismo non sta in piedi, che è sbagliato.

    La sostanza dell'errore del dogmatismo consiste nello scindere l'unità della verità assoluta e della verità relativa e nel fare unilateralmente l'apologia della verità assoluta.

    Sul piano della teoria della conoscenza, il dogmatismo non capisce che la conoscenza umana è un processo; si basa su una teoria meccanicistica del riflesso, secondo cui la conoscenza potrebbe compiersi in una volta sola. Per questo assume come compito il perseguimento unilaterale della sola verità assoluta e dappertutto proclama come verità assoluta le verità già acquisite dagli uomini.

    L'ideologia e il metodo del dogmatismo sono veramente un vano sforzo! Proprio per questo, i limiti tracciati dalle condizioni storiche al campo della conoscenza umana determinano il fallimento delle concezioni del dogmatismo.

    Il dogmatismo è una teoria estremamente nefasta. In effetti, non riconoscendo altro che la verità assoluta e negando la verità relativa, non si può capire nulla del processo di sviluppo della conoscenza. Se dunque non esistono verità relative e se ogni verità è assoluta, allora è necessario proclamare verità assolute tutte le verità scientifiche relative, oppure dichiararle tutte errate. Queste due affermazioni sono ugualmente nefaste per lo sviluppo scientifico. La prima giunge a considerare che le verità acquisite dalla scienza sono assolutamente soddisfacenti e complete, non hanno più bisogno di essere sviluppate, e gli uomini non hanno altro da fare che adorarle come testi sacri e impararle a memoria. Questa teoria assurda è il nemico dello sviluppo scientifico. La seconda affermazione, che proclama errato tutto lo sviluppo scientifico precedente, presenta la storia delle scienze e della conoscenza umana come un seguito di penosi errori. Questa strana conclusione è evidentemente una stravaganza e un'assurdità. Riprendendo l'esempio delle teorie della struttura della materia, secondo il dogmatismo, se si riconoscesse la verità della teoria degli elettroni odierna bisognerebbe considerare errate tutte le antiche teorie atomiche.

    La stessa teoria elettronica sarebbe una verità assoluta che non avrebbe più bisogno di essere sviluppata; questo significa, evidentemente, voltare le spalle alla realtà dello sviluppo scientifico.

    Il dogmatismo può condurre all'idealismo. Questo atteggiamento, che si fonda sulla divisione della verità assoluta dalla verità relativa e riconosce solo la verità assoluta, in pratica riconosce una generalità lontano da ogni singola realtà, e un assoluto separato dal relativo; e già questo nasconde l'idealismo. In effetti, il generale e l'assoluto non esistono indipendentemente e isolatamente; esistono nel particolare e nel relativo. Ammettere una generalità indipendente dalle singole cose e un assoluto staccato dal relativo, significa cadere nell'idealismo.

    Il dogmatismo, che esaspera unilateralmente il carattere assoluto della verità e fa di ogni verità una verità assoluta, apparentemente esalta la verità mentre, in realtà, non fa che strangolarla e liquidarla. Sia che proclami come assoluta la verità relativa o che l'accusi di errore, non può che nuocere alla scienza e alla verità. Comincia col negare che la verità possa essere ulteriormente sviluppata, finisce col negare radicalmente la verità oggettiva; questo significa negare la scienza e lo sviluppo scientifico.

    Anche la filosofia marxista ammette la verità assoluta, ma in modo completamente diverso dal dogmatismo. Ecco quali sono queste differenze fondamentali:

    1. Il punto di partenza del dogmatismo per affermare il carattere assoluto della verità è che la conoscenza umana possa esaurire in una sola volta il mondo reale; ecco perché la sua pretesa verità assoluta consiste in una conoscenza fissa, immutabile, considerata assolutamente completa e definitiva. Il marxismo considera che la conoscenza umana sia un processo, che non possa esaurire il mondo reale in un solo colpo, che gli uomini possano avvicinarsi progressivamente alla verità assoluta attraverso verità relative, ma che non potranno mai giungere a una verità assoluta e definitiva che abbracci la totalità del mondo reale. Questa concezione della conoscenza come un processo è il principale punto di opposizione fra il marxismo e il dogmatismo.

    2. Il dogmatismo ammette solo la verità assoluta e rifiuta la verità relativa. Il marxismo considera che la verità assoluta sia costituita di verità relative. Riconoscere la verità relativa significa ammettere l'esistenza delle verità approssimate e incomplete; è un atteggiamento completamente diverso da quello dogmatico, che talvolta proclama verità assoluta delle verità scientifiche relative oppure le accusa di essere semplicemente errate. Il marxismo può così promuovere considerevolmente lo sviluppo della conoscenza scientifica; valuta dialetticamente l'unità della verità assoluta e della verità relativa, e questo gli permette la sua profonda comprensione della sostanza del processo della conoscenza umana.

    3. Il dogmatismo fa di qualche misero luogo comune la verità eterna, avvilisce volgarmente le nozioni di verità eterna e di verità assoluta. Il marxismo ritiene che essa esista, ma che è poco intelligente sprecare grandi parole per cose di poco conto. Il marxismo considera che invece di avvilire queste nozioni, è molto meglio sforzarsi di impostare bene il problema del rapporto tra verità relativa e verità assoluta e risolverlo.

    Quanto al relativismo, è una forma di idealismo. I filosofi della borghesia moderna, così come i revisionisti moderni, si servono molto spesso del relativismo per attaccare il marxismo. L'empirismo filosofico borghese proclama, un po' in tutti i toni, che «la conoscenza scientifica non contiene nessuna verità assoluta oggettiva; la verità è solo relativa». Il revisionismo moderno si è messo a seguire la moda filosofica borghese, la utilizza per «rivedere» il marxismo; manovra con l'aiuto di sofismi relativistici per dire che il marxismo-leninismo conferma certo qualche verità che è tuttavia puramente relativa. Di fatto, fare del marxismo un relativismo, non è una macchinazione molto nuova; Bodganov, il revisionista della vecchia guardia, l'aveva già fatto agli inizi del XX secolo. Lenin aveva criticato il punto di vista di Bogdanov.

    Bogdanov dichiarava:

    Il marxismo comporta, secondo me, la negazione dell'oggettività assoluta di ogni verità, la negazione di ogni verità eterna.14

    Inoltre Bogdanov criticò Engels, che ammetteva l'esistenza di una verità eterna, come eclettismo. Lenin sottopose a critica acuta questa «revisione» del marxismo e dimostrò che sostituire il relativismo di Mach al marxismo significava voltargli le spalle e ricadere nelle paludi della filosofia borghese.

    Il sofisma revisionista consiste nel mettere in rilievo delle analogie superficiali al fine di indurre a confondere il vero e il falso. Sappiamo che i relativisti, come i marxisti, si oppongono al dogmatismo; apparentemente, questo rappresenta un punto in comune fra i due, ma questa opposizione in realtà ha punti di partenza e nature radicalmente opposte.

    I marxisti combattono il dogmatismo non perché questo riconosce la verità assoluta, ma perché ne esagera unilateralmente l'importanza, e ciò lo porta a mummificare la verità e negarne lo sviluppo. I relativisti, invece, attaccano il dogmatismo solo allo scopo di negare radicalmente l'esistenza della verità oggettiva dell'assoluto; perciò è necessario smascherare la confusione dei revisionisti e tracciare una netta linea di demarcazione con il relativismo.

    Il relativismo è una variazione dell'idealismo. L'essenza di una tale teoria è il rifiuto di ogni verità assoluta e di ogni verità oggettiva. Il punto di vista fondamentale del relativismo è il carattere solo relativo e soggettivo della verità. Perciò potremmo, a giusto titolo, anche dargli il nome di relativismo soggettivo, ovvero idealismo e agnosticismo.

    Il relativismo è una teoria, in ultima analisi, nefasta e reazionaria. In primo luogo, negando il carattere oggettivo e assoluto della verità, nega che esista una linea di demarcazione oggettiva tra il vero e il falso; ne consegue l’indistinzione del vero e del falso. Come disse il filosofo cinese Zhuang zi:

    La verità è questa realtà, questa realtà è la verità; questa realtà ha il suo Vero e il suo Falso, quest'altra realtà ha il suo Vero e il suo Falso.

    Niente è più dannoso per la scienza che far scomparire i confini del vero e del falso, non distinguere chiaramente la verità e l'errore. Lo scopo della scienza è di cercare la verità. Delimitare correttamente la verità e l'errore, lottare senza tregua contro l'errore: queste sono le condizioni necessarie per lo sviluppo della scienza.

    Di conseguenza il relativismo, negando ogni verità oggettiva e assoluta, proprio per questo rifiuta la scienza. La scientificità della conoscenza scientifica consiste nel fatto che essa riflette correttamente le leggi oggettive, raggiunge la verità oggettiva e acquista così un carattere di verità assoluta.

    La filosofia borghese moderna e i revisionisti moderni quando utilizzano il relativismo non hanno altra intenzione che infliggere dei colpi alla scienza marxista-leninista. La filosofia borghese intende in questo modo negare il carattere di verità oggettiva del marxismo-leninismo e i revisionisti moderni intendono privarlo del suo carattere rivoluzionario.

    Il loro obiettivo comune è scalzare le convinzioni marxiste-leniniste del proletariato, scalzare la sua fiducia nella vittoria della rivoluzione.

    Da molto tempo il relativismo fa parte, non a caso, dell'arsenale sofistico delle classi dominanti. Le classi reazionarie temono la verità e amano le assurdità, ma non osano negare apertamente la verità; così diventano necessari dei sofismi per confondere il vero e il falso e far scomparire la verità. È un metodo molto comodo proclamare, sulla base del relativismo, che ogni verità è relativa e soggettiva; si getta facilmente della polvere negli occhi della gente. La filosofia borghese moderna in particolare, per indurre in errore le masse deduce dallo sviluppo della scienza e della conoscenza, dalla loro continua trasformazione, la prova del relativismo, Questo significa presentare le trasformazioni e lo sviluppo della scienza e della conoscenza in modo completamente falso.

    Il relativismo non comprende proprio nulla della natura dello sviluppo della conoscenza. Lo sviluppo della scienza, le trasformazioni della conoscenza umana non costituiscono la prova del relativismo ma della dialettica, e testimoniano a favore della teoria dialettica del processo di conoscenza della verità. Il relativismo vede solo il carattere mutevole della verità e si ostina a considerarla solo sotto questo aspetto, per negare interamente il suo aspetto immutabile e il suo carattere assoluto. La storia delle scienze non concorda in niente con il relativismo. Lo sviluppo della scienza e le trasformazioni della conoscenza non potrebbero essere interpretati in maniera nichilistica, come una semplice successione di teorie diverse e come la negazione di ogni verità assoluta. È precisamente il contrario. Attraverso lo sviluppo incessante, la verità si allarga e si approfondisce sempre, la conoscenza acquisisce sempre più elementi di verità assoluta. In effetti, benché la verità acquisita nel corso dello sviluppo della nostra conoscenza sia sempre condizionata e relativa, riflette l'universo oggettivo, assoluto e incondizionato. Per questo in tutti i sensi la verità relativa racchiude una parte di verità assoluta e le cose relative implicano elementi di assoluto.

    Anche il marxismo, dunque, riconosce la verità relativa, ma in modo fondamentalmente diverso dal relativismo. Quali sono dunque queste differenze?

    1 Il relativismo afferma la relatività della verità, ma nega la sua oggettività, cadendo così nell'idealismo soggettivo. Il marxismo ne afferma la relatività non per negare la verità oggettiva, ma per ricordare i limiti che le condizioni storiche impongono alla nostra conoscenza, nel suo progresso verso la verità oggettiva. Come scrive Lenin:

    La dialettica materialistica di Marx e di Engels contiene in sé incontestabilmente il relativismo ma non si riduce ad esso; ammette cioè la relatività di tutte le nostre conoscenze, non nel senso della negazione della verità oggettiva, ma nel senso del condizionamento storico dei limiti dell'approssimazione delle nostre conoscenze a questa verità.15

    2. Il relativismo, affermando la relatività della verità e negandone il carattere assoluto, considera dunque che verità assoluta e verità oggettiva siano incompatibili. Il marxismo ammette la verità assoluta, ma unifica la verità relativa e la verità assoluta, considerando che le verità relative comportano degli elementi di verità assoluta, e che la verità assoluta è data dalla sintesi di innumerevoli verità relative in continuo sviluppo. Scrive ancora Lenin:

    Per Bogdanov (come per tutti i machisti) il riconoscimento della relatività delle nostre conoscenze esclude qualsiasi ammissione della verità assoluta. Per Engels, la verità assoluta risulta dalle verità relative. Bogdanov è relativista, Engels è dialettico.16

    L'opposizione del marxismo al relativismo è di principio, senza possibili confusioni. Sostituire il relativismo al marxismo significa negare la verità oggettiva e la verità assoluta e cadere nell'idealismo soggettivo. Per i revisionisti di ogni specie, il relativismo è un tesoro prezioso; da un lato permette loro di combattere la verità oggettiva e la verità assoluta che il marxismo-leninismo contiene, dall'altro di giustificare il loro tradimento.

    Vediamo dunque che i relativisti, come i dogmatici, non hanno capito affatto che la verità è un processo; non hanno capito l'unità dialettica della verità relativa e della verità assoluta.

    L'errore comune del relativismo e del dogmatismo consiste nel creare una scissione metafisica nel rapporto tra la verità relativa e la verità assoluta. Ciascuno esagera unilateralmente uno dei termini della scissione e lo assolutizza.

    Il marxismo. considera che la conoscenza della verità è un processo e che la verità relativa e la verità assoluta si uniscono dialetticamente. Questa unità dialettica abbraccia le diverse conoscenze relative, ma non si riduce mai al relativismo; comporta il riconoscimento della verità assoluta, ma non si riduce al dogmatismo.

    La teoria marxista della verità mostra che l'accesso alla verità assoluta deve passare attraverso la conoscenza delle verità relative, in un indefinito avvicinamento alla verità assoluta. E poiché il movimento e le trasformazioni del mondo reale oggettivo non possono terminare, non può aver termine la conoscenza della verità da parte dell'uomo. Il marxismo-leninismo non ha esaurito la verità; non fa altro che aprire senza sosta nella prassi la via della conoscenza della verità. Come scriveva Lenin:

    La sola conclusione che possiamo trarre dall'opinione condivisa da tutti i marxisti che la teoria di Marx è una verità oggettiva è questa: seguendo la via tracciata dalla teoria di Marx ci avvicineremo sempre più alla verità oggettiva (senza mai esaurirla); seguendo ogni altra strada, non potremmo trovare altro che menzogne e confusione.17

     

     


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    [testo contenuto nel sito http://www.homosapiensplus.altervista.org]