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Indice

  • Note iniziali
  • Introduzione
  • Capitolo 1. La veritÓ oggettiva

    Capitolo 2. La prassi Ŕ il criterio della veritÓ

    Capitolo 3. VeritÓ relativa e veritÓ assoluta

    Capitolo 4. La veritÓ concreta

    Capitolo 5. La lotta tra la veritÓ e l'errore

     

     
    Conoscenza e veritÓ secondo la Teoria del Riflesso

     

    di Chang En-tse

     

    Capitolo III

     

    VERITÀ RELATIVA E VERITÀ ASSOLUTA

     

    4. Il rapporto tra verità relativa e verità assoluta.

    Certi non comprendono la natura dialettica del rapporto tra verità relativa e verità assoluta; spesso contrappongono i due termini in maniera assoluta, portandone uno alle stelle e ponendo più che sotto terra l'altro. Dal loro punto di vista, se si accetta la relatività della verità, non è possibile riconoscere contemporaneamente che esista una verità assoluta e viceversa. Secondo loro, una esclude l'altra, non possono essere contenute l'una nell'altra. Un'espressione di questo punto di vista è vedere una contraddizione nel simultaneo riconoscimento della verità assoluta e della verità relativa da parte del marxismo.

    Nella storia della filosofia, alcuni hanno riconosciuto la verità relativa negando il relativismo della verità assoluta, alcuni hanno respinto radicalmente le verità relative. Secondo loro, ogni verità è eterna, immutabile e la conoscenza umana sarebbe in grado di esaurire definitivamente la verità assoluta. In filosofia questa opinione si chiama dogmatismo.

    Il marxismo riconosce la verità assoluta, ma questa verità assoluta è essenzialmente diversa da quella di cui parla il dogmatismo. A questo proposito non bisogna fare nessuna confusione. Questo dogmatismo è una manifestazione della concezione metafisica del mondo; parte da un rifiuto delle verità relative e ritiene che, in una sola volta, l'attività dell'intelletto umano possa esaurire il contenuto del mondo reale e accedere alla verità assoluta, definitiva e suprema. Prima di Marx, molti filosofi hanno sognato di stabilire una volta per tutte il sistema completo della verità assoluta. Ma lo sviluppo della storia sentenziò la rovina di tutti i sistemi, uno dopo l'altro.

    Il marxismo riconosce la verità assoluta ma si oppone risolutamente alla verità assoluta metafisica, che esaurirebbe definitivamente la realtà. La conoscenza della verità è un processo e ogni verità è essa stessa in sviluppo. È per questo che il materialismo dialettico ritiene che raggiungere la verità assoluta e definitiva, esaurendo totalmente la realtà, è una cosa impossibile. Il mondo reale è un processo che si sviluppa illimitatamente; proprio per questo il suo riflesso nell'intelletto umano è un processo senza sosta dello sviluppo. Questi due processi, per la stessa continuità del loro sviluppo ininterrotto, possono progressivamente armonizzarsi ma mai in maniera definitiva e compiuta. La conoscenza si trasforma senza sosta e la verità si sviluppa. Non può esserci una verità eterna senza cambiamenti e non può esserci una verità assoluta esistente, globale e perfetta. La sola verità assoluta è che non può darsi verità definitiva. La verità assoluta non è eterna e immutabile; è inesauribile, si può avvicinarla solo attraverso innumerevoli verità relative. Essa non è irrimediabilmente separata dalle verità relative. Lenin dice: «La verità assoluta è costituita dalle verità relative».9

    Mao ha sviluppato questa tesi:

    I marxisti riconoscono che, nel processo generale, assoluto, di sviluppo dell'universo, lo sviluppo di ogni processo concreto particolare è relativo. Perciò, nel grande flusso della verità assoluta, la conoscenza umana del processo concreto, in ciascuna determinata fase di sviluppo, attinge soltanto verità relative. Dalla somma delle innumerevoli verità relative risulta la verità assoluta.10

    Cosa vogliono dire Lenin e il presidente Mao con le espressioni «costituita da» e «somma»? Significa che questa «costituzione» e questa «somma» sono già compiute definitivamente ora? No. Ciò significa che, in avvenire, coglieremo finalmente la verità assoluta definitivamente «costituita» e «sommata»? Niente di tutto questo. La «costituzione» e la «somma» di cui si parla qui si realizzano attraverso lo sviluppo progressivo della conoscenza, ed è attraverso l'allargamento continuo delle verità relative e l'accumulazione delle verità parziali che ci si avvicina indefinitamente alla verità assoluta. Ma il movimento della conoscenza umana è infinito; per questo questa «costituzione» e questa «somma» sono infinite. Così la «costituzione» e la «somma» completa sono impossibili, come pure la verità assoluta che abbracci ora tutta la realtà.

    Lo scacco dei filosofi che prima di Marx cercavano di raggiungere la verità assoluta e definitiva ha origine da questa pretesa di oltrepassare le possibilità date dalla stessa realtà.

    Il dogmatismo considera che ogni verità sia eterna e immutabile; anche questo è del tutto sbagliato. Alcuni diranno: verità come 2 + 2 = 4», «la somma dei tre angoli di un triangolo è uguale a due angoli retti», «Parigi è in Francia», «l'uomo muore se non mangia», «Napoleone è morto il 5 maggio 1821» ecc., non sono verità eterne e immutabili?

    Senza dubbio: certamente esiste questo genere di verità. Chiunque può trovare centinaia di migliaia di esempi di questo tipo, come: il cane ha quattro zampe, l'uomo ha due gambe, l'uccello ha un becco, il cavallo ha dei peli ecc. A nessuno verrà in mente di dubitarne. Ma cosa sono in findei conti queste pretese verità immutabili? Per lo più non si tratta di altro che dell'affermazione o della constatazione di alcuni fenomeni molto semplici. Tali affermazioni hanno senz'altro un carattere di verità «immutabili», ma non hanno una grande importanza per lo sviluppo della conoscenza umana. Il metafisico Dühring contrabbandava questo genere di merci sotto l'etichetta di «verità eterne». Engels si fece beffe della volgarità con cui Dühring concepiva le nozioni di verità eterne e di verità assoluta e mise in evidenza tutta l'idiozia di esaltare simili banalità. Engels riteneva che, per far progredire il materialismo, era necessario liberarsi di queste nozioni, imparare a porre dialetticamente il problema del rapporto tra verità relativa e verità assoluta e saperlo risolvere.

    Lo sviluppo della scienza mostra chiaramente che la verità assoluta si realizza sempre attraverso le verità relative, che la verità eterna si incarna in verità limitate. Ogni verità è l'unità della verità assoluta e della verità relativa. Anche le verità come «2 + 2 = 4» o «la somma dei tre angoli di un triangolo è uguale alla somma di due angoli retti», hanno un carattere relativo. Tali verità rappresentano la conoscenza di processi particolari. Mac, scrive:

    La conoscenza che gli uomini hanno di un processo concreto a ogni grado del suo sviluppo, non è altro che una verità relativa.11

    Anche queste conoscenze sono sottoposte a delle condizioni: la condizione di «2 + 2 = 4» è l'impiego del sistema decimale; in un sistema matematico binario o ternario la somma «2 + 2»non è uguale a 4, e questa verità diviene un errore (Qui ovviamente l'autore intende sottolineare che la formula 2 + 2 = 4 non è più vera nel sistema binario; il che non implica alcuna affermazione sui concetti aritmetici del 2 e del 4. (NdR)). Quanto alla proposizione «la somma dei tre angoli di un triangolo è uguale alla somma di due angoli retti», è vera solo nel quadro della geometria euclidea; la geometria non-euclidea non la riconosce.

    Taluni citano alcuni principi scientifici generali per provare che esistono delle verità assolute eterne e immutabili, del tipo: il mondo è materiale, la materia è il principio fondamentale, la coscienza viene dopo» ecc. Questo è evidente, e la filosofia marxista comporta molti altri principi di questo genere! Di fatto, i principi della filosofia marxista sono leggi generali che hanno una portata universale. In questo senso si può dire che si tratta di verità assolute. Tuttavia, si può affermare che si tratta di verità immutabili, definitive, che non c'è bisogno di svilupparle? Certamente no! I principi sopra citati come esempio sono certo verità irrefutabili, ma il loro contenuto deve essere sviluppato ulteriormente e si completerà e arricchirà nella misura di questo sviluppo. Per esempio: la scienza, che ha dimostrato che l'universo è materiale, che la vita si è sviluppata a partire dalla materia inorganica, che il pensiero è intimamente legato al cervello, ha già fatto un lavoro non da poco e costituito una base solida per la filosofia materialista; tuttavia, quante questioni rimangono da risolvere in questi campi!

    La prospettiva umana sui fenomeni dell'universo rimane molto limitata, e tutti questi problemi, come il modo in cui la vita è nata e si è sviluppata a partire dalla materia inorganica, non sono ancora chiari; i progressi nella ricerca e nella soluzione di questi problemi potranno sviluppare e approfondire ulteriormente il principio della materialità del mondo, della natura fondamentale della materia e quella secondaria della coscienza. Engels ha detto:

    L'unità reale del mondo consiste nella sua materialità, e questa è dimostrata non da alcune frasi cabalistiche, ma da uno sviluppo lungo e laborioso della filosofia e delle scienze naturali.12

    Nello stesso tempo, dobbiamo tenere bene presente che i principi generali del materialismo hanno un significato solo se sono legati alla prassi. Per affrontare la realtà da autentici materialisti, è necessario impegnarsi in un arduo lavoro di inchieste e di ricerche.

    Per questo constatiamo che contentarsi di «cogliere» i principi generali del materialismo, senza impegnarsi in profonde inchieste e ricerche, significa fare di questi principi frasi assolutamente vuote. Si può essere autentici materialisti solo unendo i principi del materialismo alla realtà; soltanto così è possibile far progredire sempre più il materialismo.

    Il marxismo ritiene che la conoscenza della verità sia un processo, che la verità assoluta sia costituita di verità relative e si realizzi attraverso le verità relative. La verità assoluta e la verità relativa non possono esistere separatamente.

    Poiché ogni verità è l'unità della verità assoluta e della verità relativa, il compito di conoscere la verità non consiste nella ricerca di non si sa quale verità assoluta, definitiva ed eterna, ma nella ricerca dell'illimitato nel limitato, dell'assoluto nel relativo.

    Engels scrive:

    «Possiamo conoscere solo il finito». Questa proposizione è assolutamente giusta; possiamo esplorare solo il campo molto limitato della nostra conoscenza, ma questa proposizione deve essere completata in questo modo: «Possiamo profondamente conoscere solo l'infinito». In realtà, tutte le nostre conoscenze più effettive, più concrete e complete, consistono in questo: il nostro pensiero porta le singole cose dalla singolarità alla specificità, poi dalla specificità all'universalità; nel finito, cerchiamo l'infinito; nel temporaneo, l'eterno; quindi determiniamo e definiamo tutto questo. La forma dell'universale è in ogni caso la forma di ciò che si compie in sé; per questo è una forma infinita per natura; essa unisce l'infinito e la molteplicità delle cose finite.13

    In questo passaggio Engels espone il processo della conoscenza e il rapporto dialettico tra la verità assoluta e la verità relativa.

    La dialettica considera che tra la verità assoluta e la verità relativa non ci sia un abisso insormontabile. Il mondo oggettivo, assoluto, è composto dall'insieme di tutti i suoi aspetti relativi, tutto ciò che è infinito è costituito dalla molteplicità finita. Tutto ciò che è infinito, eterno, assoluto, esiste nel finito, nel cambiamento, nel relativo. D'altra parte, tutti gli aspetti finiti del mondo esistono all'interno della totalità e dell'assoluto. Tutte le cose sono legate reciprocamente e dialetticamente tra loro. Poiché nel relativo c'è assoluto, l'infinito nel finito, il generale nel particolare; allora la conoscenza del relativo, del finito e del particolare comporta una conoscenza dell'infinito e dell'assoluto. Quanto più cose limitate e relative comprendiamo, tanto più comprendiamo l'assoluto; la verità assoluta è costituita di innumerevoli verità relative.

    Orbene, la dialettica marxista considera che una verità scientifica non possa essere né puramente relativa, né definitivamente assoluta. Ma poiché essa è verità relativa e anche verità assoluta, unisce in sé stessa verità relativa e verità assoluta. In quanto conoscenza di una realtà limitata, è relativa e temporanea; in quanto riflette il mondo oggettivo e conferma elementi acquisiti che non possono essere rifiutati, è eterna e assoluta. Per questo la verità è eterna e temporanea, assoluta e relativa.

    Il relativismo e il dogmatismo non hanno capito nulla del rapporto della verità relativa e della verità assoluta; essi commettono l'errore di contrapporre due assoluti.

     

     


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