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Indice

  • Note iniziali
  • Introduzione
  • Capitolo 1. La veritÓ oggettiva

    Capitolo 2. La prassi Ŕ il criterio della veritÓ

    Capitolo 3. VeritÓ relativa e veritÓ assoluta

    Capitolo 4. La veritÓ concreta

    Capitolo 5. La lotta tra la veritÓ e l'errore

     

     
    Conoscenza e veritÓ secondo la Teoria del Riflesso

     

    di Chang En-tse

     

    Capitolo III

     

    VERITÀ RELATIVA E VERITÀ ASSOLUTA

     

    2. La verità relativa.

    Poiché la verità si acquisisce nel processo della conoscenza, questo processo non può avere conclusione; e la verità, raggiunta dagli uomini in una fase determinata, non può essere che una verità relativa.

    Lo sviluppo delle scienze ha oggi raggiunto risultati sorprendenti, sia che si tratti di conoscenze acquisite sulla natura o sulla vita sociale. Numerosi enigmi della natura sono stati svelati e l'uomo è riuscito a entrare nel cuore del nucleo atomico. La portata delle sue osservazioni raggiunge zone dell'universo la cui distanza si misura in anni luce. Egli ha lanciato satelliti artificiali nello spazio e l'astronautica ha già raggiunto un livello elevato. Tutto ciò rivela la grande potenza dell'intelligenza umana.

    Il marxismo ha scoperto le leggi dello sviluppo della società e ha dato la spiegazione più scientifica dello sviluppo della storia umana. Tutto ciò dimostra la grande capacità dell'umanità nel conoscere la verità. Tuttavia, si tratta ancora solo di verità relative e niente di più; si tratta di una certa tappa del processo di sviluppo della verità. Anche se in questa tappa la conoscenza si avvicina un po' di più alla verità assoluta, non potrebbe esaurirla.

    Cerchiamo di spiegare questo problema. Ma prima di rispondere cerchiamo di comprendere cosa è, in ultima analisi, il pensiero umano. Engels sostiene che il pensiero umano è una nozione che indica il pensiero dei milioni di individui che compongono le generazioni passate, presenti e future. Questo pensiero degli uomini, che avanza di generazione in generazione, può raggiungere la verità assoluta; ciò che si ignorava ieri è conosciuto oggi, ciò che si ignora oggi sarà conosciuto domani. Ciò significa che il raggiungimento della verità assoluta è il compito storico dell'umanità, di generazione in generazione. Questo pensiero delle generazioni umane non è un'astrazione, è costituito dai pensieri di uomini determinati che vi sono in ogni epoca della storia e si realizza nel pensiero di uomini concreti di ogni epoca. Orbene, il pensiero degli uomini di un'epoca determinata, come quello di ogni individuo è ugualmente limitato e non potrebbe esaurire la verità assoluta. Troviamo qui una contraddizione: da una parte, la conoscenza umana può essere detta assoluta, nella sua essenza; dall'altra parte, si realizza attraverso conoscenze limitate e relative. Engels scrive a questo proposito:

    Il pensiero umano è nella stessa misura, sovrano e non sovrano e la sua capacità conoscitiva è, nella stessa misura, limitata e illimitata. Sovrane e illimitate per la sua natura sono la sua vocazione, la sua possibilità, la sua meta finale nella storia; non sovrana e limitata per la sua caratteristica singola è la sua realtà di ogni momento.

    Come può risolversi questa contraddizione? Engels continua:

    Questa contraddizione può essere risolta solo nel progredire infinito, nella successione delle generazioni umane che, almeno per noi, è praticamente infinita.4

    Cioè questa contraddizione, per ogni generazione umana, non può essere risolta che in modo relativo, non in modo assoluto; ogni generazione può raggiungere solo verità relative e non potrebbe esaurire la verità assoluta.

    Perché il pensiero degli uomini in un'epoca determinata non è sovrano ed è limitato e può solo raggiungere la verità relativa? In effetti, gli uomini non possono sottrarsi a due limitazioni essenziali.

    La prima è inerente ai limiti stessi delle condizioni storiche e del livello di sviluppo della produzione; sono i limiti imposti dal grado di sviluppo della produzione, della tecnica e della lotta di classe.

    In secondo luogo, il pensiero è sottoposto ai limiti del corpo e dello spirito. Sono i limiti stessi della vita, dell'educazione ricevuta, dei metodi di pensiero ecc.

    Queste limitazioni sono di ordine oggettivo e l'uomo non può trasformarle a suo piacimento. Il sapere del pensatore più geniale e più eminente non potrebbe oltrepassare i limiti imposti dalle condizioni storiche al suo campo di azione. In certi settori della scienza, potrà superare il livello generale raggiunto dallo sviluppo delle conoscenze; ma, nell'insieme, è un prodotto del suo tempo. Engels riteneva che Aristotele fosse stato il più grande erudito dell'antichità, il pensatore che aveva sintetizzato, nei vari campi, tutto il sapere dell'antichità. Ma il suo sapere e il suo talento non poterono sottrarsi ai limiti imposti dalla sua epoca; per esempio, Aristotele ignorava l'esistenza degli elementi chimici, che furono scoperti più di duemila anni dopo di lui. Per questo Engels scrive:

    Noi possiamo portare avanti le conoscenze soltanto nelle condizioni della nostra epoca, e possiamo arrivare solo al livello raggiunto da queste condizioni.5

    Prendiamo il caso delle scienze della natura; le scienze naturali sono conoscenze del mondo della natura; esse sono direttamente in rapporto con la produzione. È nel processo di produzione che emergono i principali problemi studiati dalle scienze della natura; gli strumenti che esse utilizzano nelle loro ricerche dipendono dal livello di sviluppo della produzione. Nell'antichità, le conoscenze dei fenomeni naturali che gli uomini potevano acquisire si fondavano soprattutto sulla sensazione soggettiva immediata e sull'osservazione diretta; non esisteva il minimo strumento scientifico. In quell'epoca, gli uomini che si occupavano di scienza potevano acquisire solo conoscenze molto incerte e imprecise. Più tardi comparvero strumenti come la bilancia, il termometro, poi il microscopio, il cannocchiale, la calcolatrice ecc. Tutto questo estese le prospettive degli uomini e li aiutò a raggiungere ciò che rimaneva per loro impenetrabile: i microorganismi, il movimento dei corpi celesti; col termometro si poté conoscere esattamente la temperatura dell'aria e dell'acqua, con la bilancia si poté misurare con precisione il peso di ogni oggetto.

    La storia dell'uso del microscopio ha più di tre secoli e mezzo. I primi strumenti ingrandivano da 10 a 20 volte, poi in seguito ingrandirono 50 volte, poi 200 volte e più. Fu un grande progresso, che già permetteva all'uomo di scrutare i misteri della natura. Ma oggi il microscopio elettronico può ingrandire più di centomila volte; e recentemente, il microscopio ionico è arrivato ad ingrandire cinque milioni di volte.

    Gli apparecchi e gli strumenti usati oggi dagli scienziati sarebbero stati impensabili per gli scienziati di altre epoche. Per esempio, il calcolatore elettronico che in un'ora può effettuare decine di migliaia di operazioni. Con l'aiuto di un simile strumento, in un solo giorno, si possono risolvere problemi che avrebbero richiesto decine di anni di lavoro.

    Così, dunque, le conoscenze che possono acquisire gli scienziati sono più profonde, più estese, più complete e precise che nel passato; senza l'aiuto di tali strumenti, il loro sapere sarebbe costretto a rimanere entro ristretti limiti. Questi strumenti sono oggi molto sviluppati, ma non ad un limite estremo; la tecnica di questi strumenti si sviluppa sempre, e quelli del futuro saranno molto più precisi e perfetti. Non c'è alcun dubbio che l'uomo di domani avrà una conoscenza della natura più profonda e adeguata; anche noi subiamo ogni genere di limitazioni storiche e le conoscenze che abbiamo raggiunto sono verità relative, approssimative e incomplete.

    Lo sviluppo degli strumenti e degli apparecchi scientifici è determinato dallo sviluppo della produzione. Senza sviluppo della produzione, la costruzione di strumenti precisi e delicati sarebbe impossibile. Per questo, essa subisce, in ultima istanza, i limiti dello sviluppo raggiunto dal processo produttivo. La situazione delle scienze della natura si sviluppa secondo il grado di sviluppo della produzione.

    Prendiamo in considerazione di nuovo le scienze sociali che sono le conoscenze acquisite sulla vita sociale. Anche queste subiscono i limiti delle condizioni storiche. Si tratta qui di limiti delle condizioni dello sviluppo della produzione e limiti delle posizioni di classe. Le scienze sociali premarxiste non avevano rigorosamente niente di scientifico; erano tutte dominate dall'idealismo e deformavano completamente il vero aspetto della società. Soltanto con Marx nacque una scienza sociale autentica: il marxismo. Il fatto che prima di lui fosse impossibile una conoscenza corretta della vita sociale, e che solo con Marx si ebbe un metodo corretto, si spiega principalmente con le condizioni storiche. Mao ne spiega le ragioni:

    Per un periodo storico molto lungo gli uomini poterono comprendere solo unilateralmente la storia della società; ciò era dovuto da una parte ai pregiudizi delle classi sfruttatrici che deformavano costantemente la storia della società e dall'altra parte alla scala ridotta della produzione che limitava la visuale degli uomini. Solo quando, con la comparsa di forze produttrici gigantesche - la grande industria - apparve il proletariato moderno, gli uomini poterono raggiungere una comprensione storica completa dello sviluppo storico della società e trasformare le loro conoscenze della società in una scienza: la scienza marxista.6

    Marx ed Engels sono stati i più grandi pensatori della storia dell'umanità; ma non hanno affatto esaurito la conoscenza della società umana e non sono giunti al «termine» della verità. Anche il pensiero di Marx e di Engels ha subìto i limiti delle condizioni storiche. Tutti i risultati della loro attività riflettono le condizioni dell'epoca in cui vivevano e non oltrepassano il campo d'azione che tali condizioni offrivano. Per esempio: hanno dimostrato scientificamente la necessità della fine del capitalismo e l'inevitabile avvento del comunismo; hanno indicato le caratteristiche generali del socialismo e del comunismo; ma non hanno mai pensato di esporne tutte le leggi precise e concrete. Non che mancassero di perspicacia; hanno dimostrato così che dei materialisti dialettici devono assumere l'atteggiamento di cercare la verità nei fatti stessi. Sappiamo che i socialisti utopisti premarxisti avevano descritto nei minimi dettagli ciò che doveva essere la futura società socialista, fino a discutere della forma dei tavoli su cui si sarebbe pranzato! È proprio questo atteggiamento che mostra il carattere utopico del loro socialismo. In effetti, essi non fondavano le loro pretese descrizioni sulla realtà di uno sviluppo storico; ma queste precise descrizioni uscivano semplicemente dalla loro testa. Tutti questi castelli in aria di socialisti utopisti dimostrano che il loro pensiero non poteva superare i limiti imposti dalle condizioni della loro epoca. Se si pensa di poterli superare, si cade inevitabilmente nell'utopia soggettivistica e nell'idealismo.

    Per riassumere, la conoscenza umana non può dunque liberarsi dalle condizioni storiche e sociali e dai loro limiti; nessuno può superarli o ignorarli. Proprio per questo motivo, in ogni epoca, le conoscenze acquisite dagli uomini sono limitate, e le verità che essi raggiungono sono approssimative, incomplete e dunque sono verità relative.

    Ma allora, in fin dei conti, non esiste la verità assoluta?

     

     


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    [testo contenuto nel sito http://www.homosapiensplus.altervista.org]