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Indice

  • Note iniziali
  • Introduzione
  • Capitolo 1. La veritÓ oggettiva

    Capitolo 2. La prassi Ŕ il criterio della veritÓ

    Capitolo 3. VeritÓ relativa e veritÓ assoluta

    Capitolo 4. La veritÓ concreta

    Capitolo 5. La lotta tra la veritÓ e l'errore

     

     
    Conoscenza e veritÓ secondo la Teoria del Riflesso

     

    di Chang En-tse

     

     

    Capitolo 1

     

    LA VERITÀ OGGETTIVA

     

    4. La verità oggettiva e il carattere di classe della verità.

    La teoria del riflesso del materialismo dialettico riconosce l'oggettività della verità e il carattere di classe della verità. Considerare che la verità oggettiva sia al di sopra delle classi e contrapporre in modo assoluto l'oggettività della verità con il suo carattere di classe, conduce necessariamente ad allontanarsi dalla teoria del riflesso del materialismo dialettico.

    Il materialismo premarxista, che considerava il problema della conoscenza senza tenere conto della natura sociale dell'uomo né dello sviluppo storico dell'umanità, non poteva comprendere che la conoscenza dipende dalla pratica sociale (lotta per la produzione, lotta di classe e sperimentazione scientifica) né poteva comprendere il suo rapporto con la lotta delle classi e perciò considerava la verità come una cosa astratta al di sopra delle classi. La teoria materialistica marxista del riflesso ha definitivamente superato questa teoria errata. Marx, partendo dall'affermazione del carattere sociale e di classe dell'uomo, ha considerato che gli uomini generalmente riflettevano il mondo oggettivo secondo una posizione di classe determinata e secondo i loro interessi di classe, e che questo riflesso - errato o corretto - comportava sempre un preciso carattere di classe. Come ha scritto Mao: 

    In una società divisa in classi, ognuno vive in una posizione di classe determinata e non esiste un solo pensiero che non abbia un'impronta di classe.11

    Solo se si riconosce il carattere di classe della verità e la si comprende collocandola all'interno della lotta di classe, si può afferrare realmente la verità oggettiva e si può aderire conseguentemente al punto di vista della teoria del riflesso del materialismo dialettico.

    «Affermare il carattere di classe della verità significa negare la sua oggettività»: ecco un cattivo approccio o meglio un attacco alla natura di classe della verità. Opporre il carattere di classe della verità alla sua oggettività è un punto di vista del tutto unilaterale della metafisica.

    La verità oggettiva è una e non potrebbero darsi più verità, secondo le diverse classi sociali. Ma le classi non hanno le stesse possibilità di scoprire la verità; la scoperta della verità subisce i limiti propri della posizione di classe. Solo una classe, i cui interessi sono d'accordo con le leggi dello sviluppo oggettivo del mondo, può scoprire e utilizzare la verità oggettiva; una classe i cui interessi siano contrari alle leggi dello sviluppo oggettivo non saprebbe né scoprirla né utilizzarla, al contrario, si opporrebbe a questa verità, l'attaccherebbe e la perseguiterebbe.

    Il proletariato è la classe più rivoluzionaria dell'epoca moderna, la più rivoluzionaria dall'inizio della storia. I suoi interessi di classe sono in perfetto accordo con le leggi dello sviluppo oggettivo del mondo perché, secondo le leggi oggettive dello sviluppo sociale, la necessaria distruzione del capitalismo e l'inevitabile vittoria del socialismo e del comunismo comporteranno la sua emancipazione completa e definitiva. Per questo il proletariato è la classe più adatta a riflettere correttamente le leggi dello sviluppo sociale, a scoprire e utilizzare la verità oggettiva. Invece, la borghesia è oggi una classe reazionaria, una classe in piena decadenza che sta morendo e sprofonda. I suoi interessi di classe la spingono sul pendio opposto allo sviluppo della società, perché la legge oggettiva di questo sviluppo è la distruzione del capitalismo, la scomparsa della borghesia. È questo che rifiutano! E allora si accaniscono a deformare questa verità, a resisterle, a tentare di strangolarla e perseguitarla; è sufficiente riflettere come la borghesia perseguita il marxismo nelle condizioni del capitalismo, per capire chiaramente tutto ciò!

    Così dunque, l'oggettività della verità e il suo carattere di classe non possono essere completamente opposti. La verità oggettiva è una, ma non tutte le classi sociali sono in grado di scoprirla, riconoscerla e utilizzarla; solo le classi progressiste e rivoluzionarie possono scoprirla, riconoscerla e sostenerla; le classi decadenti e reazionarie vi si oppongono, la disprezzano e le si accaniscono contro. In altri termini, in una società divisa in classi la verità oggettiva non può servire che a una classe determinata, la classe rivoluzionaria, non certo a tutte le classi e tanto meno alla classe reazionaria. Per questo motivo, per il proletariato riconoscere il carattere di classe della verità non significa negare la sua oggettività; anzi, solo ponendosi dal punto di vista del proletariato è possibile raggiungere la verità oggettiva. Per questo dobbiamo tenerci su questa posizione rivoluzionaria del proletariato. Se adottiamo la posizione reazionaria della borghesia, non raggiungeremo mai la verità oggettiva. Questo è il senso profondo della teoria del carattere di classe della verità.

    A questo proposito, si è sempre combattuta una lotta molto dura tra il proletariato e la borghesia. La borghesia cerca con tutti i mezzi di far sparire il carattere di classe della verità, per mascherare e nascondere la propria natura reazionaria. Nel 1966, quando iniziammo a contrattaccare di fronte alla furiosa offensiva della borghesia, la cricca revisionista diretta da Liu Shaoqi avanzò apertamente la parola d'ordine: «Tutti gli uomini sono uguali davanti alla verità»; era una parola d'ordine borghese, con cui i revisionisti rifiutavano completamente il carattere di classe della verità e su cui si fondavano per far passare il bianco per il nero, confondere vero e falso, proteggere la borghesia, attaccare il proletariato, il marxismo-leninismo e il pensiero di Mao Zedong. In realtà, questa parola d'ordine dell'uguaglianza di tutti davanti alla verità, che risulta oggi un'evidente ipocrisia, era già una mistificazione quando la borghesia la propose per la prima volta. In una società in cui esiste la lotta tra le classi, «l'uguaglianza di tutti davanti alla verità» è fondamentalmente impossibile; invece, ciò che esiste sono la disuguaglianza e l'oppressione. Il presidente Mao, criticando la parola d'ordine reazionaria di Liu Shaoqi e della sua cricca, ha indicato giustamente e con profondità:

    Si può forse ammettere l'uguaglianza nella lotta del proletariato contro la borghesia, nella dittatura proletaria sulla sovrastruttura, compresi tutti i settori della cultura, nella lotta del proletariato per l'ininterrotta epurazione dei rappresentanti borghesi che si sono infiltrati nel Partito comunista e agitano la bandiera rossa per opporsi alla bandiera rossa - si può forse parlare di uguaglianza in tutti questi problemi fondamentali? I vecchi socialdemocratici, sulla breccia da qualche decina d'anni, e i revisionisti moderni, alla ribalta da oltre un decennio, non hanno mai ammesso l'uguaglianza tra il proletariato e la borghesia. Essi negano categoricamente che la storia millenaria dell'umanità sia la storia delle lotte tra le classi; negano categoricamente la lotta del proletariato contro la borghesia, la rivoluzione del proletariato contro la borghesia e la dittatura del proletariato sulla borghesia. Sono dunque fedeli lacché della borghesia e dell'imperialismo e, d'accordo con essi, difendono ostinatamente il sistema ideologico in cui la borghesia opprime e sfrutta il proletariato, difendono a spada tratta il regime capitalista, si oppongono all'ideologia marxista-leninista e al regime socialista. Sono un gruppo di controrivoluzionari, anticomunisti e nemici del popolo; la lotta che conducono contro di noi è una lotta all'ultimo sangue, in cui non c'è ombra di uguaglianza. Perciò, la nostra lotta contro di loro non può che essere all'ultimo sangue; i nostri rapporti con loro non sono affatto rapporti di uguaglianza, ma di oppressione di classe, ossia rapporti di dittatura del proletariato sulla borghesia; non esiste altro, né uguaglianza, né coesistenza pacifica tra classi sfruttatrici e classi sfruttate, né niente di tutto ciò che si chiama umanità, giustizia, virtù ecc.12

    Ecco perché dobbiamo sostenere il carattere di classe della verità e condurre una lotta senza compromessi contro tutte le tendenze errate e tutti i sofismi che negano il carattere di classe della verità.

    Bisogna sottolineare che il carattere di classe della verità si applica soprattutto al campo della filosofia e delle scienze sociali. Le scienze della natura hanno caratteristiche diverse da quelle delle scienze sociali. La verità delle scienze della natura riflette le leggi oggettive della natura; queste leggi sono diverse dalle leggi dello sviluppo delle società. La scoperta e l'uso delle leggi dello sviluppo sociale sono un oltraggio agli interessi delle classi decadenti e reazionarie e non possono incontrare, da parte loro, che la più violenta resistenza. La scoperta e l'uso delle leggi della natura non contrastano sempre con i loro interessi. Se tali leggi non contrastano i loro interessi oppure li servono, le classi decadenti e reazionarie possono più o meno riconoscere e applicare queste verità; ma per poco che queste leggi vadano contro i loro interessi, le classi reazionarie e decadenti rifiuteranno perfino le verità delle scienze della natura.

    Lenin ha scritto: 

    Un noto adagio dice che se gli assiomi della geometria urtassero gli interessi degli uomini, si sarebbe probabilmente cercato di confutarli.13

    Sono innumerevoli nella storia gli esempi di tale verità che le classi reazionarie corrotte rifiutarono e cercarono di insabbiare. Le teorie di Copernico e quelle di Darwin subirono la repressione della religione e delle classi reazionarie al potere. Si può certamente dire, in linea generale, che il proletariato, come la borghesia, può riconoscere le verità delle scienze della natura e che esse possono servire sia una classe che l'altra; in questo senso non hanno un carattere di classe. Ma in una società divisa in classi, le scienze della natura non possono certo porsi completamente al di fuori della lotta di classe, e la lotta di classe esercita una profonda influenza sulle scienze della natura. Anche se le verità delle scienze della natura possono essere riconosciute e utilizzate da diverse classi, sono le condizioni sociali e la lotta di classe che determinano, in ultima analisi, quale classe servono. Nelle condizioni del capitalismo, in cui il proletariato non ha nulla se non il potere di vendere la sua forza-lavoro, dire che le scienze della natura servono il proletariato è una frase vuota; ora, esse non possono servire che la borghesia e divenire, nelle sue mani, uno strumento di asservimento del proletariato. Solo dopo la vittoria della rivoluzione proletaria, il proletariato può finalmente utilizzare le scienze della natura per i suoi interessi e farne uno strumento della lotta contro la borghesia, per la costruzione del socialismo. Per questo, quando consideriamo il problema della natura di classe della verità, dobbiamo tenere presente non solo la differenza fra scienze della natura e filosofiche e scienze sociali, ma anche l'influenza che la lotta di classe esercita sulle scienze della natura e i limiti che impone loro.

     

     


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    [testo contenuto nel sito http://www.homosapiensplus.altervista.org]