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Indice

  • Note iniziali
  • Introduzione
  • Capitolo 1. La veritÓ oggettiva

    Capitolo 2. La prassi Ŕ il criterio della veritÓ

    Capitolo 3. VeritÓ relativa e veritÓ assoluta

    Capitolo 4. La veritÓ concreta

    Capitolo 5. La lotta tra la veritÓ e l'errore

     

     
    Conoscenza e veritÓ secondo la Teoria del Riflesso

     

    di Chang En-tse

     

    Capitolo 1

     

    LA VERITÀ OGGETTIVA

     

    3. La verità soggettiva non esiste.

    Gli idealisti ritengono che la coscienza sia primaria, che il mondo oggettivo sia secondario e che sia una realtà derivata dallo spirito; per questo negano che il pensiero e la coscienza abbiano qualche origine oggettiva. Da questo punto di vista, il pensiero e la conoscenza umana si autogenerano nella soggettività; ciò che chiamiamo verità oggettiva è inesistente, la verità è solo soggettiva. La teoria della verità soggettiva che questa forma di idealismo sostiene non sta in piedi. Consideriamo qualche rappresentante tipico della teoria della soggettività della verità, per vedere più da vicino l'assurdità di questo punto di vista. Vediamo subito la filosofia di Mach, di cui Lenin fece la critica più decisiva in Materialismo ed empiriocriticismo (1908).

    Il machismo si è chiamato anche empiriocriticismo; fu fondato dal fisico e filosofo austriaco Ernst Mach (1838-1916) e dal filosofo tedesco Richard Avenarius (1834-1896). L'empiriocriticismo fu una specie di idealismo soggettivo; fu all'origine di una corrente filosofica idealistica e reazionaria, alla fine del XIX e all'inizio del XX secolo. Si fondava su un principio fondamentale: solo la sensazione «può essere supposta come cosa esistente».

    Questi filosofi dicevano che senza soggetto (sensazione, coscienza) non potrebbe esistere oggetto, che l'oggetto non poteva esistere indipendentemente dal soggetto e non era altro che «un complesso di sensazioni». Questo idealismo soggettivo li portava a ritenere che le leggi della natura non esistessero oggettivamente e che non fosse possibile una verità oggettiva. Il machista russo Bogdanov (1873-1928) espresse chiaramente il punto di vista machista che negava la verità oggettiva, dicendo che «la verità è una forma ideologica, è una forma organizzatrice dell'esperienza umana».5 Ciò significa che la verità è una cosa puramente soggettiva. Sia le forme ideologiche, sia le forme organizzatrici dell'esperienza umana non sono che realtà soggettive. Considerare come verità le «forme ideologiche» e le «forme organizzatrici dell'esperienza umana» è negare il suo contenuto oggettivo, negare la verità oggettiva.

    Come ha scritto Lenin:

    Se la verità è soltanto una forma ideologica, vuol dire che non può esserci una verità indipendente dal soggetto, dall'umanità, giacché noi, come Bogdanov, non conosciamo altra ideologia all'infuori dell'ideologia umana. Ancora più chiara è la risposta negativa di Bogdanov nella seconda metà della sua frase: se la verità è una forma dell'esperienza umana, vuol dire che non può esservi una verità indipendente dall'umanità, non può esservi una verità oggettiva.6

    La negazione dell'oggettività della verità da parte dei machisti era priva di ogni fondamento scientifico. Le scienze della natura non mettono in dubbio un solo istante l'esistenza della verità oggettiva; la sua negazione va completamente contro di loro. Per esempio, le conclusioni delle scienze della natura circa l'esistenza della terra prima della presenza dell'uomo costituiscono una verità oggettiva innegabile. Se la verità è una forma ideologica o una forma organizzatrice dell'esperienza, l'affermazione dell'esistenza del globo terrestre al di fuori di ogni esperienza umana non potrebbe essere una verità oggettiva. Analogamente, le conclusioni di Copernico sulla rotazione della terra intorno al sole e non viceversa sono una verità oggettiva. Attualmente non un solo scienziato potrebbe dubitare della giustezza di questa teoria; non potrebbe immaginare che il sole ruoti intorno alla terra. Questo perché le conclusioni di Copernico riflettono fedelmente i rapporti tra la terra e il sole. Se la verità non è che «forme ideologiche» e «forme organizzatrici dell'esperienza», le conclusioni di Copernico sono puramente soggettive e non sono verità oggettive.

    Anche nel campo delle scienze sociali, la dottrina marxista-leninista è una verità oggettiva, perché riflette correttamente le leggi dello sviluppo della società che sono provate dalla pratica della rivoluzione socialista. Dal punto di vista machista il marxismo-leninismo non sarebbe una verità oggettiva e non sarebbe altro che «forme ideologiche» e «forme organizzatrici dell'esperienza»; ciò che è evidentemente in contraddizione con lo sviluppo delle conoscenze scientifiche.

    In tal modo si può vedere che la negazione dell'esistenza della verità oggettiva non si accorda affatto con la scienza. La base della scienza è il suo carattere di verità oggettiva e la negazione della verità oggettiva equivale al rifiuto della scientificità stessa. Ogni concezione e ogni teoria che contrastino con la scienza sono errate e non stanno in piedi.

    Il machismo negava la verità oggettiva, voltava le spalle alla scienza, e proprio per questo non poteva che cadere nel soggettivismo e nel fideismo. Poiché, secondo Bogdanov, la verità non era altro che «forme ideologiche» e «forme organizzatrici dell'esperienza», tutto ciò che appartiene alle «forme ideologiche» e alle «forme organizzatrici dell'esperienza» può essere considerato verità. E così, al mondo non ci sarebbe niente di errato, e le assurdità, tutti i peggiori inganni, dalle illusioni fino alle superstizioni religiose, possono allora essere posti sul trono come verità, poiché si tratta di «forme ideologiche» e di «forme organizzatrici dell'esperienza umana». Come dice Lenin:

    Se la verità non è altro che una forma organizzatrice dell'esperienza, si potrebbe dire che anche la dottrina cattolica, per esempio, è una verità. È infatti fuori di ogni dubbio che il cattolicesimo è una «forma organizzatrice dell'esperienza umana».7

    È così che il rifiuto della verità oggettiva da parte del machismo - che ritiene la verità puramente soggettiva porta a fare scomparire l'opposizione tra verità ed errore, a confondere tra il vero e il falso, a negare la scienza e sostenere la causa del soggettivismo e della superstizione religiosa.

    Anche la concezione della verità della filosofia utilitarista, nella filosofia moderna dell'imperialismo, può essere considerata una forma tipica della teoria della soggettività della verità.

    L'utilitarismo fu fondato dal filosofo americano reazionario William James (1842-1910) e sviluppato dal suo compatriota, altrettanto reazionario, John Dewey (1895-1952). L'utilitarismo esprime chiaramente l'ideologia borghese decadente dell'epoca dell'imperialismo. Si tratta del nemico più accanito del materialismo dialettico. La filosofia utilitarista, che si sviluppò nelle particolari condizioni della società americana, fu la filosofia ufficiale della borghesia reazionaria. Essa esprime perfettamente la natura degli uomini d'affari borghesi; questa filosofia traduce pressoché tutte le sue categorie in termini di denaro, di monete sonanti. Questa natura di «affari»dell'utilitarismo riscosse l'approvazione generale in tutti gli ambienti della filosofia borghese.

    Ancora una volta abbiamo a che fare, in realtà, con una forma di idealismo soggettivo. Al centro di questa filosofia ritroviamo la negazione della verità oggettiva e l'opposizione alla teoria materialistica del riflesso. James nega che la verità sia il riflesso della realtà oggettiva nella coscienza. Egli sostiene tutto ciò che è «conveniente» e «utile»; afferma senza esitazione che tutto ciò che è conveniente e utile alla borghesia imperialistica è verità. Come il machismo, l'utilitarismo rifiuta che il mondo oggettivo esista indipendentemente dal soggetto e, da questo punto di vista, la realtà è cosa soggettiva. L'utilitarista cinese Hu Shi così si esprime, basandosi sulle parole di W. James:

    Ciò che chiamiamo «realtà» comprende tre aspetti: a) la sensazione, b) l'insieme dei rapporti di ogni tipo che esistono tra le sensazioni e tra le rappresentazioni della coscienza, c) le verità preesistenti.8

    Questa formulazione significa che la «realtà» è puramente soggettiva,, che non è niente di più della sintesi di fattori soggettivi costituiti dalle sensazioni, dai rapporti tra le sensazioni e dalle verità preesistenti. È la ripresa della teoria machista dei «complessi di sensazioni». Lenin ha caratterizzato in questo modo la natura idealista soggettiva della filosofia utilitaristica:

    La differenza fra il machismo e l'utilitarismo, dal punto di vista del materialismo, è quasi inesistente, insignificante, quanto la differenza fra l'empiriocriticismo e l'empiriomonismo. Provate a paragonare la definizione della verità formulata da Bogdanov e quella degli utilitaristi.9

    Qual è dunque la definizione utilitaristica della verità? Hu Shi, nel suo saggio Sull'empirismo, scrive:

    Le verità sono in origine creazioni umane, sono create per l'uomo, create dall'uomo perché l'uomo le usi, ed è a causa dei grandi vantaggi che gli uomini vi trovano, che è loro dato il nome onorevole di «verità». In realtà ciò che chiamiamo verità, in origine, non è altro che una specie di strumento dell'uomo. Le verità sono cose dello stesso tipo di questa carta che tengo in mano, di questo gesso, di questa lavagna, di questa teiera; sono tutti nostri strumenti. Per questo gli uomini del passato, avendo provato l'efficacia di quei concetti, hanno dato loro il nome di «verità».
    Oggi poi l'abbiamo mantenuto, perché la loro utilità e i vantaggi sussistono ancora. Ma se domani le cose cambiassero diversamente, i concetti anteriori non convincerebbero più, non sarebbero più la «verità» e dovremmo cercare altre verità per sostituire le vecchie.10

    Ciò significa che la verità oggettiva non esiste, che la verità è interamente creata dall'uomo, a sua immagine e secondo i suoi interessi.

    Proprio come gli utensili sono creati dall'uomo per servirsene, anche la verità sarebbe stata creata dall'uomo per suo uso. L'«efficacia» e l'«utilità» sono la misura stessa della verità. È da notare che ciò che l'utilitarismo definisce «utilità», «efficacia», non rappresenta un risultato oggettivo o un vantaggio sociale, ma un'utilità o un uso puramente soggettivi. In altri termini, la verità cambia secondo la mia soggettività. È verità ciò che è «utile» per me, ciò che non mi è utile non è vero; ciò che mi è «utile» oggi, è oggi la verità, ma se domani diverrà inutile per me, non sarà più la verità. Si vede chiaramente che la concezione utilitaristica della verità affonda completamente le sue radici nell'idealismo soggettivo, e che è diametralmente opposta alla teoria della verità oggettiva. La concezione utilitaristica della verità non è altro che la concezione della borghesia imperialistica. Lo sappiamo bene, il solo problema che preoccupa gli imperialisti e i grandi trafficanti è l'interesse «egoistico». Definisco verità tutto ciò che è conforme al mio interesse, tutto il resto costituisce assurdità. Accumulare soldi, arricchirsi, è l'unico fine che l'«egoismo» persegue, ed è su questo punto che io innalzo il tempio della verità; onde le leggi della realtà oggettiva hanno importanza solo se sono compatibili con queste mie concezioni. Ecco perché l'ideologia filosofica dell'utilitarismo non è altro che sfruttare ogni possibilità per arricchirsi. Si tratta del riflesso, sul piano filosofico, del feticismo del denaro e dell'avidità del profitto della borghesia americana.

    Dal momento che l'utilitarismo considera la verità puramente soggettiva e nega la verità oggettiva, necessariamente si oppone alla scienza, confonde il vero e il falso, tenta di far passare il bianco per il nero. Questo modo di assumere l'interesse «egoistico» come misura della verità, significa di fatto troncare con la verità per seguire gli interessi della borghesia. La borghesia definisce errate le leggi scientifiche più rigorose e vere, se non sono conformi ai suoi interessi; per esempio, il marxismo-leninismo, benché sia una verità oggettiva provata dalla prassi, è presentato dalla borghesia come una teoria sbagliata. Nello stesso tempo, le mistificazioni, le assurdità e le superstizioni religiose, benché antiscientifiche, convengono agli interessi di classe della borghesia, e allora diventano verità. Così la concezione utilitaristica della verità non può che opporsi alla scienza e sostenere la causa delle assurdità e delle superstizioni religiose. Essa mostra bene come la borghesia reazionaria americana tema la verità.

    Si può quindi constatare che la verità soggettiva non esiste. Ciò che viene chiamato così non è altro che errore, radicalmente contrapposto alla scienza. Utilitarismo e machismo negano la verità oggettiva, finiscono nella fogna dove si nega la scienza, si ignora la verità e l'errore, si confonde il vero e il falso; essi sono sulla strada che porta al servizio della fede religiosa.

    La teoria marxista della verità si oppone radicalmente al machismo, all'utilitarismo e a tutte le teorie idealistiche, e sostiene la teoria della verità oggettiva. Essa ritiene che solo le conoscenze scientifiche che riflettono correttamente le leggi oggettive possano essere considerate verità; altrimenti, al posto di conoscenze scientifiche e di verità oggettive, si ha a che fare con vane e false speculazioni e mistificazioni. Per questo la teoria della verità oggettiva è l'unica teoria della verità; al di fuori di essa ci si allontana dalla via della scienza e quindi ci si allontana dalla teoria materialistica della conoscenza: la teoria del riflesso.

    La concezione marxista della verità è la teoria più aderente alla teoria della verità oggettiva. È evidente che analizzare la verità sulla base della teoria marxista della verità è della massima importanza non solo per lo sviluppo delle scienze, ma anche per lo sviluppo della prassi.

    Lo sappiamo, la concezione materialistica della verità è nata sulla base della prassi. La caratteristica dell'attività pratica degli uomini è questa: c'è una precisa ideologia come guida. Una lunga esperienza pratica mostra che quando questo pensiero direttivo corrisponde alle leggi del mondo oggettivo, le attività pratiche degli uomini conoscono il successo; al contrario, se non c'è corrispondenza, le attività pratiche degli uomini non possono raggiungere gli scopi prefissati e a volte falliscono completamente. La teoria dell'oggettività della verità è precisamente il risultato della generalizzazione di questa esperienza.

    Nata sulla base della prassi, la teoria della verità oggettiva viene a esercitare un ruolo attivo sulle attività pratiche degli uomini e sullo sviluppo scientifico. Questa concezione della verità mostra agli uomini la via corretta per cercare la verità. Essa ci indica di non andare a cercare la verità presso chissà quale «grande spirito» o chissà quale grande «genio», ma solo nell'indagine del mondo reale. Anche in questo, non può che rafforzare la fiducia nei successi della nostra attività pratica. Se comprendiamo le leggi della realtà oggettiva, se siamo guidati dalla teoria della verità oggettiva, saremo in grado di aiutare la prassi a superare le difficoltà e raggiungere il successo. Se conosciamo le leggi dello sviluppo sociale, se sappiamo che necessariamente il socialismo sostituirà il capitalismo, la nostra fiducia nella vittoria del proletariato e del popolo lavoratore ne sarà rafforzata e, sostenuti da una combattiva decisione, lotteremo per la vittoria definitiva del socialismo.

    Così dunque, la teoria marxista della verità oggettiva è l'unica teoria scientifica della verità; essa è in perfetto accordo con lo sviluppo scientifico e l'esperienza pratica dell'umanità.

     

     


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    [testo contenuto nel sito http://www.homosapiensplus.altervista.org]