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Indice

  • Note iniziali
  • Introduzione
  • Capitolo 1. La veritÓ oggettiva

    Capitolo 2. La prassi Ŕ il criterio della veritÓ

    Capitolo 3. VeritÓ relativa e veritÓ assoluta

    Capitolo 4. La veritÓ concreta

    Capitolo 5. La lotta tra la veritÓ e l'errore

     

     

    Conoscenza e veritÓ secondo la Teoria del Riflesso

     

    di Chang En-tse

     

    Capitolo 1

     

    LA VERITÀ OGGETTIVA

     

    2. Che cos'è la verità oggettiva?

    Il riconoscimento dell'oggettività della verità è la premessa fondamentale di ogni concezione materialistica della verità; ed è pure la premessa fondamentale della concezione marxista della realtà. Lenin afferma:

    Esiste una verità oggettiva? Ossia, possono le rappresentazioni mentali dell'uomo avere un contenuto indipendente dal soggetto, indipendente sia dall'uomo che dal genere umano?'

    Quando il materialismo sostiene l'oggettività della verità significa che riconosce un tale contenuto oggettivo nel pensiero e nelle rappresentazioni umane, mentre quando l'idealismo nega la verità oggettiva significa che nega questo tipo di contenuto oggettivo nel pensiero e nelle rappresentazioni umane.

    Per questo si può dire che il pensiero e le conoscenze umane riflettono la realtà esterna, sono cioè verità oggettive; in altri termini, la verità oggettiva è l'apprendimento delle cose e dei fenomeni da parte del pensiero e della conoscenza, secondo la loro apparenza originale, senza aggiungere realtà oggettive che non siano inerenti alla loro natura.

    Se abbiamo davanti a noi un abete, non possiamo dire che si tratta di un pioppo; sarebbe un riflesso deformato. Il racconto che si chiama «Far passare un cervo per un cavallo» è la storia di una tale deformazione. Le nostre conoscenze e i nostri pensieri, solo se riflettono fedelmente le cose, hanno un carattere di verità.

    Comprendere la verità oggettiva come l'accordo del pensiero e della realtà oggettiva, o dire che la verità è il riflesso corretto del mondo oggettivo attraverso il pensiero: questa è l'unica concezione scientifica della verità, ed è la sola interpretazione che tutti i materialisti riconoscono corretta; non ce n'è un'altra. Da migliaia di anni i filosofi materialisti hanno posto le basi della teoria della verità oggettiva nel modo più semplice. Il filosofo greco Aristotele diede questa celebre definizione della verità:

    ... il problema del vero e del falso si riferisce all'esistenza o meno di legami o di distinzioni tra realtà e immagini, chi trova i legami pensa che esistano legami, chi trova le distinzioni pensa che esistano distinzioni e ciò è reale; al contrario, se si trovano distinzioni dove esistono legami, e legami dove esistono distinzioni, ciò è errato.
    Ora, quand'è che esiste o non esiste, quel che noi intendiamo per vero o per falso? Bisogna approfondire la discussione del significato di queste parole.
    Infatti non perché noi ti reputiamo pallido, tu sei pallido davvero; ma, poiché tu sei pallido, pensiamo il vero noi che ti diciamo pallido.4

    Aristotele, benché oscillasse tra l'idealismo e il materialismo, spesso inclinò verso l'idealismo ma la sua interpretazione della verità è di natura materialista. La sostanza della sua definizione significa che solo l'accordo del pensiero o del giudizio con la situazione reale costituisce la verità. Proprio perché questa definizione è di natura materialista, ferì profondamente gli idealisti, e furono proprio alcuni di essi, che si proclamavano eredi della tradizione aristotelica, che concentrarono su questo punto la loro critica di Aristotele. Al contrario, i materialisti elogiarono questa concezione aristotelica della verità; la raccolsero e la svilupparono brillantemente. Tutti i materialisti proseguirono sulla via di questa teoria della verità; la teoria marxista della verità costituisce il più alto risultato dello sviluppo di questa teoria della verità.

    Ma perché i materialisti affermano unanimemente il carattere oggettivo della verità e considerano la verità il riflesso corretto del pensiero verso il mondo esterno? Per comprendere questa questione bisogna conoscere bene la teoria materialista della conoscenza; la sua caratteristica è la teoria del riflesso.

    Ciò che si chiama teoria del riflesso consiste nel considerare la conoscenza come riflesso del mondo esterno. Partendo da ciò si riconosce necessariamente che il mondo oggettivo è l'unica fonte della conoscenza e del pensiero e che non ci sono altre fonti. Lo scopo e anche il punto essenziale della teoria materialistica del riflesso consiste nel cogliere le cose e i fenomeni secondo le loro proprie caratteristiche e nel rifletterli fedelmente. La teoria dell'oggettività della verità e la teoria materialistica del riflesso formano dunque un tutto indissolubile e la teoria della verità oggettiva è una parte costitutiva dell'essenza della teoria del riflesso; se non ci si attiene alla teoria materialistica del riflesso, non è possibile allora la teoria della verità oggettiva e inversamente se non ci si attiene alla teoria della verità oggettiva, non è possibile la teoria materialistica del riflesso.

    Come affermava Lenin, riconoscere la verità oggettiva e sostenere il punto di vista della teoria materialistica della conoscenza è una sola e medesima cosa.

    Pertanto non dobbiamo né possiamo separare la teoria materialistica del riflesso e la teoria della verità oggettiva; ogni tentativo di separarle conduce necessariamente alle più complete assurdità.

    Evidentemente non si può mettere il segno «uguale» tra la teoria della verità oggettiva e la teoria materialistica del riflesso, che è di portata più rilevante. Infatti questa non si limita a considerare che la verità è il riflesso del mondo oggettivo; considera che avvenga lo stesso per le conoscenze errate; le conoscenze corrette ne sono un riflesso corretto e le conoscenze errate un riflesso deformato. Infatti i materialisti spiegano ogni pensiero e ogni teoria dal punto di vista della teoria del riflesso. Ma allora, che cosa significa dire che teoria materialistica del riflesso e teoria della verità oggettiva sono tutt'uno? Sembra che ora parliamo di due cose diverse. Qual è dunque l'essenza della teoria materialistica del riflesso? Si riassume in tre punti: primo: l'oggetto della conoscenza, il mondo reale, esiste oggettivamente; secondo: il pensiero e la conoscenza teorica sono il riflesso del mondo reale; terzo: il pensiero umano è in grado di riflettere correttamente il mondo reale e la verità è la conoscenza che riflette correttamente la realtà. Da ciò si può vedere che questa è la natura della teoria materialistica del riflesso e anche della teoria della verità oggettiva; in altri termini, la teoria materialistica del riflesso si propone di raggiungere la verità oggettiva: per questo motivo riconoscere la verità oggettiva è la sostanza della teoria materialistica del riflesso.

    Quanto alla natura della verità oggettiva, ne esiste una interpretazione volgare la quale ritiene che la verità oggettiva è lo stesso mondo oggettivo. Questa concezione non è corretta, infatti si allontana dal punto di vista della teoria materialistica del riflesso. Non c'è nulla di più vero che il mondo oggettivo esista indipendentemente dall'uomo e indipendentemente dal soggetto. Tuttavia, le cose e i fenomeni che esistono oggettivamente in sé e per sé non sono altro che l'essere oggettivo, e nient'altro; le realtà esistenti non hanno in sé stesse nulla a che fare con il «vero» e l'«errato». Per esempio, le realtà oggettive, il sole, la luna, Venere, Marte, il globo terrestre, la pioggia, un soffio di vento, un atomo, un elettrone, un uomo, un animale, un albero, una tavola, una sedia esistono ma non sapremmo dire se queste realtà abbiano qualche ruolo nelle verità e nell'errore; applicar loro in prima istanza i concetti di verità e di errore sarebbe assolutamente privo di ogni significato scientifico. Così, non potremmo dire che il sole, la pioggia, il vento, sono in sé stessi errore o verità. Queste cose sono là, sono in movimento e non si può ancora parlare di errore e di verità. Il vero e l'errato riguardano l'uomo, sono una proprietà della conoscenza del mondo esterno da parte degli uomini. Solo l'uomo può porsi il problema del vero e del falso durante il processo della conoscenza del mondo oggettivo. La pioggia e il vento non sono in se stessi né errore né verità, ma la conoscenza e la comprensione che ne acquisiscono gli uomini comportano un ruolo di errore e di verità.

    Se comprendiamo correttamente le leggi della pioggia e del vento e facciamo delle esatte previsioni su tale argomento significa che questa è conoscenza che ha un carattere di verità; in altri termini una verità oggettiva. Se non ne cogliamo le leggi con certezza, se sbagliamo nelle nostre previsioni, ciò indica la natura di errore della conoscenza.

    Hobbes ha indicato giustamente che la verità non è la natura delle cose, ma è la natura dei giudizi espressi sulle cose. Ciò significa che si può distinguere errore e verità solo a proposito del riflesso della realtà oggettiva nel pensiero, nella teoria e nelle espressioni. È certo che il pensiero non può paragonarsi alle cose concrete, altrimenti sarebbe impossibile determinare la sua natura di verità. Per tale motivo diciamo che, al di fuori della teoria materialistica del riflesso, parlare della verità e dell'errore non ha alcun senso. La verità e l'errore si manifestano solo al momento del confronto dei nostri pensieri con oggetti determinati.

    La filosofia marxista riconosce l'oggettività della verità, e questa oggettività è assolutamente inseparabile dalla teoria materialistica del riflesso. Abbiamo appena visto che ciò non significa che le cose e i fenomeni oggettivi siano, in sé stessi, la verità oggettiva. Ciò che chiamiamo l'oggettività della verità oggettiva, non significa altro che l'indipendenza del contenuto e dell'oggetto della conoscenza nel confronti dell'uomo, del soggetto conoscente; significa l'esistenza oggettiva dell'oggetto di cui la nostra conoscenza è il riflesso. Se non comprendiamo che la verità oggettiva è il riflesso corretto delle cose e dei fenomeni oggettivi nel pensiero umano, ma consideriamo le cose in sé, facciamo della verità oggettiva una realtà senza rapporto con il soggetto; e questa si allontana dalla teoria materialistica del riflesso. La verità è oggettiva, ma non è senza rapporti con il soggetto: essa è l'unità del soggetto e dell'oggetto e consiste nell'ottenere una corretta conoscenza del mondo oggettivo; al contrario, l'errore è la mancanza di legame fra il soggetto e l'oggetto, il riflesso deformato del mondo oggettivo.

    La verità, riflesso corretto dell'oggetto da parte del soggetto, è dunque oggettiva quanto al suo contenuto e soggettiva nella forma.

    L'idealismo ritiene che la verità sia solo soggettiva, e ciò non è esatto; ma è altrettanto falso che la verità sia la stessa oggettività.

    La verità è l'accordo, l'unità del soggetto e dell'oggetto. Per tale motivo è ora più importante non proclamare semplicemente che la verità è la stessa oggettività (ciò che è facile), ma saper ricercare la verità nel rapporto tra il soggetto e l'oggetto, secondo la teoria materialistica del riflesso. Identificare verità e realtà oggettiva crea confusione e inoltre non fa avanzare la ricerca della verità. Contemporaneamente, questa confusione nasconde possibili ritorni all'idealismo. Infatti, essa torna a mettere su un piano di uguaglianza il pensiero e la realtà oggettiva. Fare della realtà oggettiva la stessa verità, significa fare della verità la stessa realtà oggettiva. Per la filosofia marxista, la verità consiste nella correttezza della conoscenza e del pensiero, e considerare verità la stessa realtà oggettiva significa rendere il pensiero una realtà oggettiva (e allora poco importa che il pensiero rifletta fedelmente il mondo oggettivo). È un ritorno puro e semplice all'idealismo. È molto chiaro che la conoscenza è il riflesso della realtà oggettiva, ma non si può in alcun modo identificare il «riflettente» e il «riflesso», che può esistere indipendentemente dal «riflettente», e quest'ultimo non potrebbe riflettere nulla indipendentemente dall'oggetto riflesso.

    Il « riflettente» può riflettere il «riflesso» in modo conforme alla realtà, ma la riflessione (proprio perché è corretta) non può assolutamente essere identificata con l'oggetto riflesso. Così le riflessioni corrette e i concetti di albero, animale, tavola ecc. non possono mai essere identificati con gli alberi, gli animali, le tavole che esistono nella realtà; pertanto considerare la verità oggettiva come la stessa realtà oggettiva significa commettere lo stesso errore di chi fa coincidere i concetti di albero, di tavolo con gli oggetti stessi. Prendendo l'esempio di una fotografia, possiamo dire che tale fotografia è molto rassomigliante, ma per quanto possa essere rassomigliante è solo una fotografia e non è l'oggetto che rappresenta.

    L'assimilazione della verità oggettiva alla realtà oggettiva è del tutto assurda, è come dire che la fotografia di un oggetto è l'oggetto stesso.

    Se è errato considerare la verità come la stessa realtà oggettiva, l'idealismo, che considera la verità come puramente soggettiva, è pure in errore. La teoria idealistica della soggettività della verità rifiuta radicalmente l'esistenza indipendente del mondo esterno, rifiuta che il mondo esterno costituisca la fonte del pensiero e della conoscenza, rifiuta la verità oggettiva, ed è così l'irriducibile avversaria della teoria del riflesso e della stessa verità oggettiva.

     

     


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    [testo contenuto nel sito http://www.homosapiensplus.altervista.org]