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Indice

Note iniziali

Cap. 1 - La filosofia e il suo ruolo nella società

Cap. 2 - La lotta premarxista tra materialismo e idealismo

Cap. 3 - Il rivolgimento compiuto dal marxismo in filosofia

Cap. 4 - IL MATERIALISMO DIALETTICO. La materia e la coscienza

Cap. 5 - La conoscenza

Cap. 6 - Le categorie della dialettica materialistica

Cap. 7 - Le leggi fondamentali della dialettica

  • La legge del trapasso dei cambiamenti quantitativi in quelli qualitativi
  • La legge dell'unità e della lotta degli opposti
  • La legge della negazione della negazione

Cap. 8 - IL MATERIALISMO STORICO. L'oggetto del materialismo storico

Cap. 9 - La società e la natura

Cap. 10 - La produzione materiale, fondamento dell'esistenza dello sviluppo della società

Cap. 11 - La struttura e la sovrastruttura

Cap. 12 - Le classi e i rapporti di classe

Cap. 13 - L'organizzazione politica della società

Cap. 14 - La rivoluzione sociale

Cap. 15 - La coscienza sociale e le sue forme

Cap. 16 - La funzione delle masse popolari e della personalità nella storia. Personalità e società

Cap. 17 - Il progresso sociale

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LA FILOSOFIA MARXISTA-LENINISTA

di A. Sceptulin

Capitolo VII

LE LEGGI FONDAMENTALI DELLA DIALETTICA

Come si è già rilevato, la legge è un nesso o un rapporto generale, stabile, necessario all'interno di un fenomeno o tra fenomeni.
Ogni oggetto ha numerosi nessi (rapporti) generali, stabili e necessari, obbedisce a leggi diverse. Ma non tutti questi nessi generali, stabili e necessari hanno una funzione uguale. Alcuni di essi hanno un'importanza determinante, influiscono su tutte le altre leggi, su tutti gli altri lati di un fenomeno, determinano in un modo o nell'altro il funzionamento e lo sviluppo di questo fenomeno nel suo insieme; gli altri assolvono un ruolo subalterno, determinano il funzionamento e lo sviluppo solo di alcuni singoli lati del fenomeno. Le prime sono le leggi fondamentali, le seconde le leggi non fondamentali.
La suddivisione in leggi fondamentali e non fondamentali è caratteristica non solo delle scienze concrete, ma anche della filosofia. Per il loro valore le leggi filosofiche, in particolare le leggi della dialettica, pure non sono uguali. Alcune di esse sono determinanti, influiscono su tutte le altre leggi, caratterizzano il processo di sviluppo nel suo insieme, mentre le altre assolvono un ruolo subalterno e caratterizzano solo alcuni singoli lati del processo di sviluppo. Le prime sono le leggi fondamentali della dialettica, le seconde le leggi non fondamentali.
Si riferiscono alle leggi fondamentali della dialettica: la legge del trapasso dei mutamenti quantitativi in quelli qualitativi, la legge dell'unità e della « lotta» degli opposti, la legge della negazione della negazione.
Appartengono alle leggi non fondamentali della dialettica: la legge della causalità, la legge del condizionamento della forma da parte del contenuto, la legge dell'azione attiva della forma sul contenuto, la legge dell'esistenza o del manifestarsi della necessità attraverso il casuale, le leggi dell'interconnessione del generale e del particolare, della parte e del tutto, ecc.
Tutta una serie di leggi non fondamentali è stata da noi caratterizzata nell'analizzare le categorie fondamentali della dialettica. Nel presente capitolo verrano caratterizzate le leggi fondamentali della dialettica.

§ 1. LA LEGGE DEL TRAPASSO DEI MUTAMENTI QUANTITATIVI IN QUELLI QUALITATIVI

1. Il concetto di qualità e di quantità

Come si è fatto notare nel precedente capitolo, ogni cosa (oggetto, processo) rappresenta l'unità del generale e del particolare, di ciò che ne indica la somiglianza con altre cose e di ciò che la distingue dalle altre. Ma ciò che distingue una cosa dalle altre cose o ne indica la somiglianza con queste ultime è la proprietà. La cosa è, in tal modo, caratterizzata da un'infinità di proprietà diverse. Alcune di esse individualizzano la cosa stessa, le altre ne indicano le dimensioni, la grandezza.
Ad esempio, alcune proprietà del cloro ci dicono che in condizioni normali è un gas, che è di color giallo-verde, che è velenoso, chimicamente attivo, che si combina direttamente con quasi tutti i metalli e metalloidi, ecc. Queste proprietà ci offrono un'idea di ciò che il cloro è. Le altre proprietà (è di 2,5 volte più pesante dell'aria, a 0°C e a pressione normale pesa 3,214 g, il nucleo atomico ha 17 protoni e ad esso sono legati 17 elettroni, ecc.) ne caratterizzano la grandezza.
L'insieme delle proprietà le quali indicano che cosa è questa o quella cosa si chiama qualità. L'insieme delle proprietà che indicano le dimensioni di una cosa, la sua grandezza si chiama quantità. È necessario distinguere le qualità fondamentali e non fondamentali della cosa oggetto di indagine. Dato che i nessi reciproci tra ogni cosa e gli altri fenomeni della realtà sono molteplici, in momenti diversi la cosa rivela, a seconda delle condizioni concrete, ora queste, ora quelle proprietà. Perciò a seconda delle condizioni la cosa rivelerà ora una qualità non fondamentale, ora un altra. In ogni caso particolare si presenterà come qualità concreta l'insieme di quelle proprietà che si sono manifestate nella cosa in queste o quelle condizioni, sotto questo o quel rapporto. Ad esempio, compiendo queste o quelle operazioni di lavoro, l'uomo manifesta quelle proprietà che indicano ciò che lui è come lavoratore e che nelle date condizioni ne costituiscono la qualità come lavoratore. Egli può intervenire qui come manovale, come aggiustatore, come ingegnere, come amministratore, ecc. Sotto un altro rapporto questo uomo manifesterà altre proprietà, sotto un terzo terze proprietà, ecc. E in ciascuno di questi casi lui rivelerà una nuova qualità concreta. Ad esempio, l'uomo si è sposato e si presenta ora come marito; con la nascita dei figli diviene nei loro riguardi padre; è stato eletto al Soviet Supremo e se ne manifesta una nuova qualità: lui si presenta come deputato.
Ma accanto alle proprietà che a seconda delle condizioni ora si manifestano, ora scompaiono, ogni cosa possiede tali proprietà che le sono sempre inerenti, sotto tutti i rapporti e in tutte le condizioni. L'insieme di queste proprietà costituisce la qualità fondamentale della cosa. A differenza delle qualità non fondamentali che caratterizzano la cosa solo sotto determinati rapporti, la qualità fondamentale la caratterizza sotto tutti i rapporti. Questa qualità è inseparabile dalla cosa, sorge insieme ad essa e cambia solo nel processo di mutamento di quest'ultima, di trasformazione in un'altra cosa. La qualità fondamentale dell'uomo è costituita, ad esempio, da proprietà come la coscienza, la capacità di modificare conformemente ai propri scopi la realtà circostante e di creare i beni materiali necessari alla vita, la possibilità di esistere solo in seno alla società", cioè insieme agli altri uomini, ecc. La qualità fondamentale dell'acqua è che essa è una sostanza composta di due atomi di idrogeno e di uno di ossigeno. Alle qualità non fondamentali dell'acqua si riferiscono, ad esempio, i suoi stati di aggregazione: liquido, solido, gassoso.

2. L'essenza della legge del trapasso dei mutamenti quantitativi in quelli qualitativi

I mutamenti qualitativi di una cosa sono il risultato dell'accumulazione in essa di determinati mutamenti quantitativi, i quali, una volta raggiunto un certo livello, si trasformano inevitabilmente in quelli qualitativi, questi ultimi a loro volta esercitano un influsso inverso sulla quantità e ne determinano i rispettivi mutamenti.
Infatti, quale che sia la distinzione qualitativa che vorremmo esaminare, scopriremo sempre che la sua comparsa è connessa a queste o quelle distinzioni quantitative. Ad esempio, la distinzione qualitativa propria all'ossigeno e all'ozono è un diretto risultato della diversa quantità di atomi che compongono le molecole delle date sostanze. La molecola di ossigeno è biatomica, mentre quella di ozono è triatomica. Inoltre, due sostanze come il gas esilarante (N2O) e l'anidride nitrica (N2O5) sono assai differenti sul piano qualitativo: la prima è un gas, la seconda è un solido, ma la sola differenza chimica fra queste sostanze consiste nel fatto che di una molecola della seconda fanno parte cinque atomi di ossigeno e di una molecola della prima solo un atomo di ossigeno. Di ciò ne testimonia eloquentemente il sistema periodico degli elementi di Mendeleev basato su una legge secondo cui le qualità chimiche e fisiche degli elementi sono una funzione del loro peso atomico (che è una caratteristica puramente quantitativa).
Ma la qualità e la quantità possiedono una certa autonomia, e come risultato non sempre un mutamento della quantità comporta un mutamento della qualità. Ad esempio, la qualità dell'acqua non muterà se ne aumenteremo o diminuiremo la quantità. L'acqua rimarrà acqua anche quando la sua quantità sarà pari ad un bicchiere, o sarà pari ad un bacino, o si ridurrà ad una sola goccia; una tavola rimarrà sempre tavola, anche se ne ridurremo le dimensioni di cinque, dieci, quindici centimetri.
Ma a tutto c'è un limite. Non sempre e non per tutto il tempo la qualità rimane indifferente di fronte ai mutamenti quantitativi. Presto o tardi arriva un momento in cui qualsiasi aumento o qualsiasi diminuzione di questa o quella caratteristica quantitativa porta immancabilmente a mutare la qualità. Ad esempio, la quantità di acqua può variare solo fino ad un limite ben preciso. Oltre quel limite la sua qualità muterà subito. Tale limite dell'acqua corrente è il peso di una molecola. L'acqua si trasformerà in sostanze qualitativamente diverse: l'idrogeno e l'ossigeno. Poi, non ogni aumento o non ogni diminuzione delle dimensioni della tavola ne lascerà immutata la qualità: se aumenteremo o ridurremo notevolmente le dimensioni della tavola, essa, in un caso, si trasformerà in tettoia, nell'altro, in giocattolo.
Quindi, i mutamenti quantitativi non provocano quelli qualitativi solo entro determinati limiti. l limiti in cui i mutamenti quantitativi non provocano quelli qualitativi costituiscono la misura.
In tal modo, i mutamenti qualitativi avvengono solo quando i mutamenti quantitativi sorpassano i limiti di questa o quella misura. Ma se è così, se i mutamenti qualitativi avvengono non sempre ma solo quando i mutamenti quantitativi sorpassano i limiti di una rispettiva misura, è evidente che i mutamenti qualitativi sono il risultato dei mutamenti quantitativi, che le caratteristiche qualitative sono condizionate da quelle quantitative e le differenze qualitative da quelle quantitative.

Le differenze qualitative, sorgendo come risultato di determinati mutamenti quantitativi, non si comportano passivamente nei confronti di questi ultimi ma esercitano su di essi un influsso inverso e condizionano i rispettivi mutamenti nelle caratteristiche quantitative. Ad esempio, con il sorgere del socialismo (come nuova qualità) per sostituirsi al capitalismo (vecchia qualità) appaiono anche nuove caratteristiche quantitative: ritmi diversi di sviluppo della produzione, diverso grado di partecipazione del popolo all'amministrazione della cosa pubblica, diverso grado di soddisfacimento delle esigenze materiali e culturali dei lavoratori, ecc.
Il dato momento dell'interconnessione e dell'intercondizionamento della qualità e della quantità, dei mutamenti qualitativi e quantitativi costituisce per l'appunto l'essenza della legge della conversione della quantità in qualità.

3. La critica delle concezioni metafisiche dell'interconnessione della quantità e della qualità

Nonostante tutta l'evidenza della sopra riportata tesi, i metafisici negano ciò, ritenendo che la qualità e la quantità non siano legate tra di loro e non possano trapassare l'una nell'altra. Definisce assurda la data tesi, ad esempio, il filosofo americano contemporaneo Sydney Hook. Egli scrive: « ...anche se e la quantità e la qualità possono variare ed è possibile descrivere per mezzo di funzioni continue e discontinue il rapporto tra le variazioni di entrambe, è assurdo dire che col tempo la quantità diventa qualità o che la qualità diventa quantità »1. La quantità, secondo Hook, non può trasformarsi in qualità perché quest'ultima «precede logicamente la quantità» e in generale può esistere senza di essa. Che la qualità precede logicamente la quantità, ciò è giusto. Nel processo della conoscenza l'uomo andava storicamente dalla conoscenza della qualità all'accertamento della quantità, ma da ciò non deriva affatto che i mutamenti qualitativi non siano l'effetto dei mutamenti quantitativi. Nel campo della conoscenza alle volte siamo costretti a procedere in una direzione opposta a quella che aveva luogo nella realtà. Ma in base a quello che si osserva nel campo della conoscenza non si può giudicare dei fatti della realtà. Si deve giudicare del mondo oggettivo in base alle leggi della realtà e non della conoscenza.
Nega l'interconnessione della qualità e della quantità anche l'odierno fisico inglese J. Feibleman. Egli dichiara che la quantità e la qualità non possono essere collegate l'una con l'altra, in quanto una di esse (qualità) si manifesta tramite la sensazione, l'altra (quantità) nel processo dell'attività riflessiva. Anche se le cose stessero così (sebbene ciò sia lungi dal corrispondere alla realtà: si viene a conoscere la qualità non solo per mezzo delle sensazioni ma anche tramite il pensiero; lo stesso vale anche per la quantità), ciò non dimostra affatto che la quantità e la qualità siano isolate, poiché ciò che noi alle volte separiamo, isoliamo l'uno dall'altro nel processo della conoscenza, non deve obbligatoriamente esistere e presentarsi così nella realtà oggettiva. A differenza dei metafisici, il materialismo dialettico, in conformità ai dati delle scienze naturali, non solo ammette l'interconnessione della qualità e della quantità, dei mutamenti qualitativi e quantitativi, ma anche considera ciò una delle leggi fondamentali di movimento e di sviluppo della materia.

4. Il salto come forma universale del passaggio da una qualità all'altra

Essendo in interconnessione e interdipendenza, i mutamenti quantitativi e qualitativi si distinguono però sostanzialmente gli uni dagli altri. I mutamenti quantitativi avvengono lentamente, impercettibilmente, gradualmente, incessantemente, mentre quelli qualitativi avvengono bruscamente, apertamente, a salti, rappresentano una soluzione di continuità.
Il salto è il processo di trasformazione della qualità delle cose, il loro passaggio da uno stato all'altro.
Essendo un'interruzione degli incessanti mutamenti quantitativi di una cosa, il salto dipende dalla sua natura, dalla sua essenza specifica. Ai fenomeni diversi per natura sono propri le forme diverse dei salti. Ad esempio, in una determinata forma avviene la trasformazione dell'elettrone e del positrone in due o tre fotoni, in un'altra forma il passaggio di una sostanza dallo stato liquido allo stato gassoso, in una terza la trasformazione di una specie di animali in un'altra. Il carattere del salto, la sua forma dipendono anche dalle concrete condizioni in cui avviene. Fenomeni per natura uguali passano in condizioni concrete diverse ad un nuovo stato qualitativo per vie diverse. Ad esempio, nell'URSS, dove subito dopo la vittoria della Grande rivoluzione socialista d'Ottobre si era proceduto alla nazionalizzazione della terra, nel corso delle trasformazioni socialiste nell'agricoltura si è riuscito ad evitare in notevole misura le forme inferiori e medie di cooperative di produzione e a passare subito alla forma superiore, in particolare all'artel agricolo: lavoro collettivo, proprietà sociale dei mezzi fondamentali di produzione, distribuzione del prodotto secondo la qualità e la quantità di lavoro nell'azienda sociale. Questo processo seguiva una via diversa negli altri paesi socialisti. Qui la trasformazione su basi socialiste della piccola produzione mercantile contadina avveniva nelle condizioni di esistenza della proprietà privata della terra. Questo si è fatto sentire nel modo in cui si è svolto il dato processo. In particolare, in questi paesi sono state largamente utilizzate varie forme d'economia semisocialiste: la proprietà socialista di determinati mezzi di produzione si combinava con la proprietà privata della terra e parallelamente alla distribuzione secondo la qualità e la quantità di lavoro si praticava la distribuzione in base alla qualità e alla quantità delle terre e degli altri mezzi di lavoro messi a disposizione delle aziende sociali.
Tutte le forme dei salti possono essere suddivise in due tipi fondamentali: (1) i salti che avvengono nella forma di un'esplosione e (2) i salti che avvengono in modo relativamente graduale, mediante un'accumulazione graduale di elementi di nuova qualità e l'estinzione degli elementi di vecchia qualità.
Il salto a carattere esplosivo avviene impetuosamente, bruscamente, spesso «d'un colpo». Nel corso di esso le trasformazioni abbracciano tutta la qualità nel suo insieme. A differenza di ciò, il salto che avviene mediante un'accumulazione graduale di elementi di nuova qualità e l'estinzione degli elementi di vecchia qualità si svolge lentamente e richiede un periodo di tempo più o meno lungo. Qui la qualità non si trasforma tutta d'un colpo ma parte per parte. Prima muta una caratteristica qualitativa, poi un'altra, una terza, ecc., fino a quando non si trasformerà tutta la qualità nel suo insieme.
Da esempio di salto a carattere esplosivo può servire l'esplosione di una carica di dinamite, nel corso della quale una sostanza si trasforma bruscamente in un'altra e questa trasformazione investe tutti i lati della qualità iniziale. Per quel che concerne la società, può essere considerato un salto-esplosione la rivoluzione socialista che si compie nella forma di un'insurrezione armata.
Da esempio di salto che avviene mediante un'accumulazione graduale di elementi di nuova qualità e l'estinzione degli elementi di vecchia qualità può servire la formazione di nuove specie di piante e di animali. In natura la trasformazione di una specie di piante o di animali di regola avviene mediante il sorgere graduale, l'una dopo l'altra, di nuove proprietà, corrispondenti alle condizioni in via di mutamento dell'ambiente e mediante l'estinzione, pure graduale, delle proprietà che non corrispondono alle nuove condizioni. Nella società un esempio del genere è la conquista per via pacifica del potere politico da parte del proletariato.

5. L'evoluzione e la rivoluzione

Alla base della suddivisione dei salti in salti che avvengono nella forma di un'esplosione e in salti che avvengono mediante un'accumulazione graduale di elementi di nuova qualità e l'estinzione degli elementi di vecchia qualità, sta il modo in cui il salto si compie e si svolge.
Ma alla base della classificazione dei salti può essere posto anche un altro momento, e in particolare il carattere dei mutamenti qualitativi, ciò che muta nella cosa, ciò che ne costituisce la qualità. Poiché ogni cosa presenta le qualità fondamentali e non fondamentali, i mutamenti delle qualità fondamentali si distinguono sostanzialmente dai mutamenti delle qualità non fondamentali. I mutamenti della qualità fondamentale presuppongono un mutamento dell'essenza della cosa, la sua trasformazione in un'altra cosa, mentre i mutamenti delle qualità non fondamentali avvengono nel quadro di una stessa essenza, di modo che la cosa non si trasforma in un'altra cosa. Tenendo presente questa circostanza, i salti possono essere suddivisi in salti rivoluzionari e evoluzionistici.
La rivoluzione è un salto nel corso del quale si assiste ad una trasformazione radicale delle fondamentali caratteristiche qualitative, muta l'essenza della cosa.
L'evoluzione è un salto nel corso del quale il passaggio ad una nuova qualità avviene nel quadro della data essenza della cosa, senza trasformazione radicale delle fondamentali caratteristiche qualitative di prima.
Un esempio di rivoluzione è il passaggio da una formazione economico-sociale all'altra, ad esempio, il passaggio dal capitalismo al socialismo. Un esempio di evoluzione è il passaggio dal capitalismo premonopolistico al capitalismo monopolistico, il passaggio dal socialismo al comunismo, ecc.
Nel loro senso precipuo, i concetti di rivoluzione e di evoluzione possono essere applicati a tutti i campi della realtà. Essi acquistano però un senso alquanto diverso se applicati per esprimere le leggi del passaggio da uno stato qualitativo all'altro in queste o quelle sfere della vita sociale. Per quel che riguarda la società, non ogni salto cui si accompagna una trasformazione radicale delle fondamentali caratteristiche qualitative, un mutamento dell'essenza, sarà una rivoluzione, ma solo un tale salto, in seguito al quale sorgono stati qualitativi più perfetti, cioè si compie il passaggio dall'inferiore al superiore. Nel dato caso il passaggio dal superiore all'inferiore si chiama controrivoluzione. Sarà, ad esempio, una rivoluzione il passaggio del potere politico dalla borghesia al proletariato che rappresenta il modo di produzione socialista chiamato a sostituirsi al modo di produzione capitalistico storicamente superato. Sarà una controrivoluzione la restaurazione temporanea del potere della borghesia rovesciata nel corso della rivoluzione.
Quanto all'evoluzione, essa per quel che riguarda lo sviluppo storico si presenta come riforma. La riforma è un tale tipo di mutamenti che presuppone la conservazione delle fondamentali caratteristiche qualitative dell'esistente ordinamento economico e politico della società, della sua essenza.
Nelle odierne condizioni la borghesia, adottando tutte le misure per prolungare l'esistenza dell'ordinamento sociale capitalistico, ricorre spesso a queste o quelle riforme che, apportando dei mutamenti di poco conto in questa o quella sfera della realtà sociale, lasciano immutati l'esistente modo di produzione e lo sfruttamento, da esso condizionato, dell'uomo sull'uomo. «Il capitalismo ha cercato in tutti i modi di andare, per così dire, al passo coi tempi, di servirsi di diversi metodi per regolare l'economia. Ciò ha permesso di stimolare la crescita economica ma, come avevano previsto i comunisti, non ha potuto eliminare le contraddizioni insite nel capitalismo»2.

§ 2. LA LEGGE DELL'UNITÀ E DELLA "LOTTA" DEGLI OPPOSTI

1. Il concetto di opposto e di contraddizione

Come già sappiamo, ogni cosa possiede un'infinità di lati che interagiscono fra di loro e provocano i rispettivi mutamenti l'uno nell'altro. Questi mutamenti possono avere un senso uguale, diverso e opposto, possono esprimere una stessa tendenza o tendenze diverse.
I lati che presentano gli indirizzi opposti di mutamento, le tendenze opposte di funzionamento e di sviluppo, si chiamano opposti, e l'interazione di questi lati costituisce la contraddizione.
Sono opposti, ad esempio, i processi di assimilazione e dissimilazione che si svolgono nell'organismo vivente. L'assimilazione esprime la tendenza a creare queste o quelle parti costitutive dell'organismo con sostanze dell'ambiente esterno, la dissimilazione esprime la tendenza di disgregazione, di decomposizione. Un altro esempio: la situazione delle classi antagonistiche, in particolare del proletariato e della borghesia, nella società capitalistica. A queste classi sono propri interessi e tendenze d'azione diametralmente opposti. Infatti, il proletariato conduce una lotta costante per un aumento dei salari, la borghesia lotta per ridurli. Durante le elezioni il proletariato aspira ad eleggere agli organi legislativi propri rappresentanti, la borghesia adotta tutte le misure per non permetterglielo.

2. L'unità degli opposti

Presentando le tendenze opposte di funzionamento e di sviluppo, gli indirizzi opposti di mutamento, e escludendosi così a vicenda, gli opposti non divergono, non distruggono l'uno l'altro, ma esistono insieme, in interconnessione e interdipendenza indissolubile tra di loro. L'assimilazione e la dissimilazione nell'organismo vivente sono reciprocamente connesse e presuppongono l'una l'altra. Nella società capitalistica il proletariato e la borghesia sono organicamente legati tra di loro. La borghesia come classe non può esistere senza il proletariato e, al contrario, il proletariato come classe oppressa, sfruttata scompare con la soppressione della borghesia, si trasforma in classe operaia della società socialista.
La connessione indissolubile tra gli opposti sono la forma più importante del manifestarsi della loro unità.
Un'altra forma del manifestarsi dell'unità degli opposti è il fatto che coincidono in certo grado per determinati momenti, il fatto che possiedono proprietà comuni. In quanto gli opposti sono i lati di una stessa cosa, caratterizzano una stessa essenza, devono avere un che di comune, coincidere per tutta una serie di proprietà. Ad esempio, i poli nord e sud della calamita sono i lati di uno stesso fenomeno fisico, di una stessa essenza.
Quali lati diversi di una stessa cosa, gli opposti non solo si escludono a vicenda ma si compenetrano reciprocamente, esprimono non solo la diversità dei lati indissolubilmente connessi tra di loro ma anche la loro identità.
L'identità delle caratteristiche quantitative degli opposti, in particolare, si esprime nella forma della reciproca compensazione delle forze, nella forma dell'equilibrio di forze. Un tale momento si ha in un determinato stadio di sviluppo della contraddizione, quando le forze, le tendenze opposte diventano pari. Un esempio di equilibrio degli opposti è il rapporto tra le forze della rivoluzione e della controrivoluzione in Russia nell'ottobre 1905. In quel periodo lo zarismo, secondo un'espressione di Lenin, «non era già in grado» e «la rivoluzione non era ancora in grado di vincere»3. L'equilibrio di forze non significa spegnimento o indebolimento della «lotta» degli opposti. Al contrario, nel dato stadio di sviluppo degli opposti la «lotta» degli opposti diventa particolarmente acuta.
La forma superiore del manifestarsi dell'identità degli opposti è il loro trapasso l'uno nell'altro, quando essi cambiano di posto. Ad esempio, in seguito alla lotta di classe tra il proletariato e la borghesia, il primo si trasforma in classe dominante e la seconda in una classe che viene repressa.
Il momento del trapasso degli opposti l'uno nell'altro è il punto culminante dello sviluppo della contraddizione. Nel dato stadio la contraddizione si risolve e la cosa passa da uno stato qualitativo all'altro. Tenendo presente l'importanza particolare di questo momento nello sviluppo della contraddizione, l'importanza particolare di questa forma del manifestarsi dell'identità degli opposti, Lenin definiva la dialettica come dottrina sull'identità degli opposti, sulle leggi del loro trapasso l'uno nell'altro. «La dialettica - egli scrisse - è la teoria del modo come possono essere e come sono (come divengono) identici gli opposti; in quali condizioni sono identici, convertendosi l'uno nell'altro; perché l'intelletto umano non deve prenderli come morti, irrigiditi, ma come viventi, condizionati, mobili, trapassanti l'uno nell'altro »4.

3. Il carattere relativo dell'unità e il carattere assoluto della "lotta" degli opposti

Quale interazione degli opposti, la contraddizione include in sé sia la loro «lotta» che la loro unità. Nel contenuto della contraddizione questi due momenti non occupano però un posto uguale. Il ruolo determinante lo assolve la «lotta». Essa è assoluta come è assoluto il movimento da essa condizionato. Quanto all'unità degli opposti, essa è relativa.
Il carattere assoluto della «lotta» degli opposti si esprime nel fatto che essa contraddistingue tutti gli stadi di esistenza di una cosa, di trasformazione di essa in un'altra cosa. Essa ha luogo al sorgere di ogni unità concreta che si presenta come risultato della «lotta» delle forze, tendenze opposte. Essa esiste nel quadro dell'unità, condizionandone il divenire e lo sviluppo. Essa è presente e si manifesta in modo particolarmente intenso nel periodo di demolizione, di distruzione della vecchia unità e di nascita di una nuova unità. Proprio la «lotta» degli opposti provoca la demolizione della vecchia unità e la sostituzione di essa con una nuova unità, più corrispondente alle nuove condizioni di esistenza.
A differenza della «lotta», l'unità degli opposti è un fenomeno temporaneo. Sorta come risultato di questa «lotta», essa esiste per un certo periodo di tempo, fino a quando non maturerà e non si risolverà la contraddizione, alla quale è legata, e poi scompare, cedendo il posto alla nuova unità. Quest'ultima, dopo esser esistita per un determinato periodo di tempo, pure si distrugge in seguito allo sviluppo della «lotta» degli opposti, ad essa propri, e viene sostituita con un'altra unità, questa con una terza, e così via, all'infinito. L'unità, quindi, cambia ma la «lotta» rimane. Esistendo nel quadro di ciascuna delle unità succedentesi l'una all'altra, essa è pure quell'anello che collega un'unità con l'altra e che condiziona la successione storica nel processo dello sviluppo.
La relatività dell'unità, in tal modo, si esprime nel carattere temporaneo, transitorio della sua esistenza. Ma accanto a questa forma del manifestarsi della relatività dell'unità esistono le altre sue forme, ad esempio la coincidenza incompleta degli opposti, l'assenza di concordanza completa nel loro funzionamento e nel loro sviluppo, infine, il carattere transitorio del loro equilibrio.

4. La contraddizione la differenza

Nel definire la contraddizione abbiamo indicato che essa rappresenta l'interazione degli opposti. Ciò affermando, avevamo in vista la contraddizione già formatasi, matura. Ma la contraddizione di regola non appare bell'e pronta. Essa sorge e esiste inizialmente in forma immatura. Una forma universale dell'essere dalla quale si sviluppa la contraddizione è la differenza. La differenza è la prima forma, immatura, del manifestarsi di una contraddizione.
Ma non dobbiamo pensare che ogni differenza rappresenti una contraddizione. Le differenze esistono ovunque, tra tutti i fenomeni e tra tutti i lati di uno stesso fenomeno. E se ogni differenza si presentasse come contraddizione, non sarebbe possibile scoprire nessun altro lato e nesso all'infuori delle contraddizioni. Le contraddizioni sarebbero l'unica forma di interconnessione degli oggetti e dei loro lati. Ma nella realtà oggettiva, oltre alla contraddittorietà, esistono anche le altre forme di rapporti, in particolare i rapporti di armonia, di concordanza, di corrispondenza, ecc.
Si chiama contraddizione solo tale differenza che riguarda la divergenza delle tendenze o degli indirizzi di mutamento di questi o quei lati o fenomeni interagenti. In altre parole, formano una contraddizione solo quei lati che presentano tendenze diverse, un diverso indirizzo di mutamento e di sviluppo. Ad esempio, esistono differenze sostanziali tra i singoli rami della produzione socialista. Però le contraddizioni fra di essi possono anche non sorgere se si hanno i necessari momenti di corrispondenza nel loro funzionamento e nel loro sviluppo. Una contraddizione sorge solo quando nello sviluppo di questi settori, in seguito al lavoro non abbastanza preciso di alcuni organi economici e di pianificazione, si delineano tendenze diverse, questi o quei momenti di non corrispondenza.

5. II carattere universale delle contraddizioni

I metafisici negano il carattere universale delle contraddizioni. Alcuni di essi, ad esempio il filosofo tedesco Hartmann, ritengono che per la sua natura tutto ciò che esiste non è contraddittorio, che «non è contraddittorio né ciò che esiste in sé né la ragione in sé, ma è contraddittoria la pretesa che la ragione debba abbracciare completamente ciò che esiste »5. Altri, ad esempio Sydney Hook, ammettono l'esistenza delle contraddizioni solo nel pensiero, negando la loro esistenza nel mondo esterno.
A differenza della metafisica, il materialismo dialettico ritiene che le contraddizioni hanno un carattere universale. Esse esistono in ogni sfera della realtà, in ogni ente materiale. Ne testimoniano eloquentemente i dati della scienza e della prassi sociale. Ad esempio, nella meccanica incontriamo l'azione e la reazione, in un fenomeno come l'elettricità le cariche positiva e negativa, in un fenomeno come il magnetismo i poli sud e nord, nella matematica il «più» e il «meno». La fisica moderna ha mostrato che la natura delle particelle «elementari» è contraddittoria. Ad esempio, l'elettrone e il fotone rappresentano l'unità dell'onda e del corpuscolo. L'unità degli opposti è rappresentata anche dall'atomo, in cui interagiscono gli elettroni e i protoni, ecc. La contraddittorietà è la condizione necessaria dell'esistenza anche degli organismi viventi. Il funzionamento e lo sviluppo di ogni organismo vivente avvengono sulla base dell'interazione di processi opposti come l'assimilazione e la dissimilazione. Alla società sono proprie le contraddizioni fra il consumo e la produzione, tra le forze produttive e i rapporti di produzione. Nella sfera della conoscenza vi è la contraddizione fra l'analisi e la sintesi, fra l'oggettivo e il soggettivo, fra l'astratto e il concreto, ecc.
Quindi, non vi è sfera della realtà dove non esistano le contraddizioni. La contraddittorietà ha un carattere universale. Essa è propria a tutto ciò che esiste nella realtà e nella coscienza.

6. La contraddizione, fonte di movimento e di sviluppo della realtà

Quella della fonte di movimento e di sviluppo della materia e della conoscenza è una questione eccezionalmente complessa. Per risolverla si rompevano la testa molti filosofi del passato. Non riconoscendo la contraddittorietà dell'essere, si vedevano costretti o a negare il movimento o a rivolgersi a dio, proclamandolo causa ultima di tutti i mutamenti che si osservano nel mondo. Fu Eraclito ad esprimere per la prima volta l'idea che la contraddittorietà è fonte di movimento. Il merito di aver approfondito questa idea spetta a Hegel, il quale la sviluppò su basi idealistiche, in applicazione al pensiero puro. E solo il materialismo dialettico ha fornito un'argomentazione veramente scientifica di questo principio. Engels così lo formulò: il movimento «si manifesta sempre in opposizioni, che con il loro continuo contrastare condizionano la vita stessa della natura »6.
Come, dunque, la contraddizione assolve la sua funzione di fonte di movimento e di sviluppo? La contraddizione, come è noto, rappresenta l'interazione degli opposti. Ma l'azione di una forza diametralmente opposta sull'altra provoca inevitabilmente i rispettivi mutamenti nei lati interagenti e quindi nella cosa cui sono propri questi lati. Ciò significa che l'esistenza stessa delle contraddizioni presuppone il movimento e, nelle rispettive condizioni, anche lo sviluppo di quei fenomeni cui sono proprie queste contraddizioni.
Ad esempio, l'interazione di momenti opposti della vita sociale come la produzione e il consumo provoca immancabilmente un mutamento di ciascuno di essi e poi di tutta la società. Così, i bisogni degli uomini, influendo sulla produzione, la modificano. Tenendo conto di questi bisogni, la produzione si sviluppa in una rispettiva direzione. Ma nel corso dello sviluppo della produzione si sviluppano anche i bisogni stessi. Ad alcuni bisogni ne succedono nuovi che pongono altri compiti di fronte alla produzione. Risolvendoli, la produzione si perfeziona, si sviluppa ulteriormente, e parallelamente a questo sviluppo si perfezionano, mutano anche i bisogni. I bisogni mutati pongono nuovi compiti di fronte alla produzione che di nuovo cambia, e cosi via, all'infinito. Così l'interazione della produzione e del consumo condiziona un continuo mutamento della produzione e dei bisogni. In un determinato stadio di sviluppo della società sorge la necessità di perfezionare i rapporti di produzione nel quadro dei quali funziona, di liquidare l'esistente forma di proprietà dei mezzi di produzione per sostituirla con un'altra. Cambiando, i rapporti di produzione ristrutturano adeguatamente tutto l'organismo sociale, come risultato la società passa ad uno stadio nuovo, più elevato di sviluppo. Così, l'interazione degli opposti condiziona il mutamento e il passaggio dei fenomeni ad un nuovo stato qualitativo. Tutto ciò dimostra chiaramente come la contraddizione assolve la sua funzione di fonte di movimento e di sviluppo della materia e della coscienza.

7. I tipi di contraddizioni

Di ogni fenomeno è caratteristica una molteplicità di contraddizioni diverse. E la loro parte nell'esistenza e nello sviluppo di esso è lungi dall'essere uguale. Perciò si rende necessario classificare le contraddizioni.
Di solito si distinguono i seguenti tipi di contraddizioni: interne e esterne, sostanziali e non sostanziali, fondamentali e non fondamentali.
Si chiamano contraddizioni interne le interazioni dei lati opposti propri ad uno stesso fenomeno, si chiamano contraddizioni esterne le interazioni dei lati opposti propri ai fenomeni diversi.
Può servire da esempio di contraddizione interna l'interazione tra gli elettroni e i protoni nell'atomo, tra l'assimilazione e la dissimilazione nell'organismo vivente, tra le forze produttive e i rapporti di produzione nella società. Un esempio di contraddizione esterna è la contraddizione tra la società e la natura, tra i singoli esemplari delle varie specie di animali, ecc.
Le contraddizioni interne ed esterne hanno un diverso ruolo nello sviluppo di un fenomeno. Il ruolo decisivo spetta alle contraddizioni interne, poiché solo il loro sviluppo e la loro soluzione condizionano il passaggio del fenomeno ad un nuovo stato qualitativo, ad un nuovo stadio di sviluppo. L'influsso delle contraddizioni esterne sullo sviluppo di un fenomeno è pure di importanza sostanziale, ma esso si rifrange attraverso il prisma delle contraddizioni interne, esso può essere positivo o negativo, può accelerare lo sviluppo di un fenomeno o frenarlo. Ad esempio, l'interazione di un organismo vivente e dell'ambiente può o accelerare il suo perfezionamento o portarlo alla morte a seconda delle concrete condizioni in cui viene a trovarsi il dato organismo.
Le contraddizioni sostanziali sono le interazioni tra i lati opposti le quali si riferiscono all'essenza dell'oggetto; le contraddizioni non sostanziali sono le interazioni tra i lati opposti le quali si riferiscono alla sfera dei nessi e rapporti casuali.
Può servire da esempio di contraddizione sostanziale la contraddizione tra il carattere sociale della produzione e la forma privata di appropriazione nella società capitalistica, poiché caratterizza l'essenza del modo di produzione capitalistico. Da esempio di contraddizione non sostanziale possono servire le contraddizioni tra i partiti borghesi che lottano tra di loro alle elezioni; le contraddizioni che sorgono tra i singoli rami della produzione socialista, ecc. Queste contraddizioni non investono l'essenza dei fenomeni esaminati, non caratterizzano questa essenza.
Nello sviluppo delle cose il ruolo determinante spetta alle contraddizioni sostanziali. Solo la loro soluzione porta a mutare l'essenza dell'oggetto, a trasformarlo in un altro oggetto. Per quanto riguarda le contraddizioni non sostanziali, la loro soluzione non cambia lo stato di cose. Ad esempio, la soluzione della contraddizione tra questi o quei partiti borghesi non investe l'essenza della società capitalistica, essa rimane sempre la stessa. Ben altra cosa è la contraddizione tra il proletariato e la borghesia. La sua soluzione porta a mutare l'essenza dell'ordinamento sociale, a condizionare la trasformazione del capitalismo nel socialismo.
Tra le contraddizioni sostanziali si distinguono quelle fondamentali e quelle non fondamentali. Sono le contraddizioni fondamentali quelle che determinano tutti i lati più o meno sostanziali di un fenomeno e assolvono questo ruolo in tutte le tappe del suo sviluppo. Sono le contraddizioni non fondamentali quelle che caratterizzano un solo lato del fenomeno. Ad esempio, sarà fondamentale la contraddizione nella società capitalistica tra il carattere sociale della produzione e la forma privata di appropriazione, la contraddizione «tra il capitalismo morente e il comunismo nascente»7 nel periodo di transizione dal capitalismo al socialismo; una contraddizione non fondamentale è la contraddizione tra la città e la campagna, la contraddizione fra il lavoro mentale e quello fisico. Si tratta delle contraddizioni che sono proprie alla società capitalistica e che caratterizzano non la società nel suo insieme ma solo questi o quei lati della vita sociale.
I tipi di contraddizioni, qui esaminati, sono propri a tutte le sfere della realtà. Manifestandosi in questa o quella sfera concreta, in questa o quella forma di movimento, le contraddizioni acquistano determinate caratteristiche specifiche che le distinguono dalle contraddizioni proprie alle altre sfere o alle altre forme di movimento. Così, possiedono determinate caratteristiche le contraddizioni della natura inanimata, hanno altre caratteristiche le contraddizioni della natura vivente, terze caratteristiche le contraddizioni della sfera della coscienza, ecc. Possiedono tali caratteristiche specifiche anche le contraddizioni della vita sociale. Tenendo conto della specificità della vita sociale, i fondatori del materialismo dialettico e storico facevano distinzione tra le contraddizioni antagonistiche e non antagonistiche che si sviluppano in seno alla società.

8. Le contraddizioni antagonistiche e non antagonistiche

Sono antagonistiche le contraddizioni tra le classi o tra gli altri gruppi sociali che hanno interessi opposti; non antagonistiche sono le contraddizioni tra le classi o tra gli altri gruppi sociali che hanno interessi comuni di fronte ai problemi essenziali della vita.
Sono antagonistiche, ad esempio, le contraddizioni tra schiavi e proprietari di schiavi, contadini e ricchi proprietari terrieri, tra proletariato e borghesia; non sono antagonistiche le contraddizioni tra la classe operaia e i contadini, tra i paesi socialisti, ecc.
Le contraddizioni antagonistiche sono caratterizzate dal fatto che la loro soluzione porta alla liquidazione di quella unità nel quadro della quale esse esistevano. Così, con la soluzione della contraddizione tra il proletariato e la borghesia si liquida il capitalismo al quale era propria tale contraddizione, esso si trasforma nella società socialista.
Le cose stanno diversamente per quanto riguarda le contraddizioni non antagonistiche. Con la loro soluzione l'unità, nel quadro della quale esistevano non scompare ma si rafforza, diventa sempre più salda. Ad esempio, in seguito al superamento delle differenze sostanziali tra la classe operaia e la classe contadina, la società socialista non si distrugge ma diventa sempre più monolitica, sempre più matura e perfetta. Dato che alla base delle contraddizioni antagonistiche è l'irriconciliabilità degli interessi di classe, esse (queste contraddizioni) di regola manifestano la tendenza ad acuirsi sempre di più. Da ciò non deriva però che questa tendenza si manifesta sempre, in qualsiasi contingenza. Possono crearsi nel paese le condizioni in cui questa tendenza risulterà paralizzata e la contraddizione antagonistica, essendo gradualmente risolta, andrà non acuendosi ma attenuandosi. Un esempio del genere sono lo sviluppo e la soluzione delle contraddizioni antagonistiche tra la borghesia nazionale e la classe operaia nella Repubblica Democratica del Vietnam, dove queste contraddizioni non si acuiscono ma si attenuano nel corso della loro soluzione graduale.
A differenza di quelle antagonistiche, le contraddizioni non antagonistiche non tendono affatto ad acutizzarsi. Al contrario, in quanto i gruppi sociali che rappresentano questi o quei lati delle contraddizioni in parola sono interessati ad assicurare l'ulteriore sviluppo della società, esse tendono ad attenuarsi, a risolversi, senza arrivare alle forme estreme del loro manifestarsi.
Le contraddizioni antagonistiche si risolvono nel corso di un'acuta lotta di classe, mentre le contraddizioni non antagonistiche si risolvono con il metodo di persuasione, di critica e di autocritica. Ciò, certo, non significa che questi ultimi metodi non possono essere applicati in opportune condizioni per risolvere anche le contraddizioni antagonistiche. In una situazione in cui la borghesia vede che la resistenza alla avanzata della società al socialismo è un'impresa irragionevole e sterile, le contraddizioni antagonistiche tra di essa e il proletariato possono essere risolte per via pacifica, utilizzando largamente il metodo di persuasione e di rieducazione di quella parte della borghesia che accetta le trasformazioni socialiste e collabora di propria volontà con il proletariato e con gli altri strati di lavoratori. Da esempio di applicazione su vasta scala del metodo di persuasione e di rieducazione per la soluzione delle contraddizioni antagonistiche tra la classe operaia e la borghesia può servire l'esperienza di trasformazione delle aziende capitalistiche private nella RDV e nella RDT.

§ 3. LA LEGGE DELLA NEGAZIONE DELLA NEGAZIONE

1. Il concetto di negazione dialettica

Peculiarità della negazione dialettica è che essa è legata allo sviluppo. Ciò non significa, certo, che le negazioni proprie ai mutamenti regressivi e al movimento circolare non sottostiano alle leggi della dialettica. Le leggi della dialettica hanno un carattere universale, esse si manifestano in qualsiasi processo legato ai mutamenti propri a qualsiasi movimento. Il nome di «negazione dialettica», negazione nel corso della quale si compie il passaggio dall'inferiore al superiore, è convenzionale. Ciò si spiega con le peculiarità della dialettica come scienza. A differenza della metafisica che nega lo sviluppo, la dialettica è la teoria dello sviluppo. La dottrina sulle leggi e le forme di sviluppo è il contenuto principale della dialettica. Perciò la negazione, propria allo sviluppo, è stata chiamata dialettica, a differenza di tutte le altre negazioni, riconosciute in questa o quella forma dai metafisici. La negazione dialettica è un fenomeno oggettivo, è la distruzione del vecchio stato qualitativo e il passaggio ad un nuovo stato. Essa è condizionata dallo sviluppo delle contraddizioni interne di un fenomeno, è l'effetto della «lotta» delle forze e tendenze interne opposte e rappresenta un anello di collegamento tra l'inferiore e il superiore. Essa assolve questa funzione grazie al fatto che non si presenta semplicemente come soppressione, distruzione di questa o quella determinazione qualitativa, ma come creazione di una nuova. Essa rappresenta una tale negazione nel corso della quale si sopprime solo ciò che ha fatto il suo tempo, solo ciò che non corrisponde alle nuove condizioni di esistenza della cosa.
Per quel che riguarda i momenti positivi, essi si conservano e si sviluppano ulteriormente nel nuovo fenomeno che si forma nel processo della negazione.
Sottolineando questa peculiarità della negazione dialettica, Lenin scriveva: «Non la nuda negazione, non la negazione irriflessiva, non la negazione scettica, l'esitazione, il dubbio sono caratteristici ed essenziali nella dialettica - la quale contiene indubbiamente in sé l'elemento della negazione e, per giunta, come suo elemento più importante - ma la negazione come momento della connessione, come momento di sviluppo, con la conservazione del positivo...»8.
Ad esempio, nel processo della negazione, della scomparsa di alcuni organismi viventi e della comparsa, per sostituirsi ad essi, di organismi nuovi, più perfetti, si conserva e si sviluppa ulteriormente tutto quanto di positivo era stato acquisito nel loro precedente sviluppo storico. Così, momenti propri ai primi esseri viventi come la capacità di autorinnovamento delle parti costitutive chimiche, la concordanza più o meno organizzata di tutte le reazioni chimiche, ecc., non scomparvero con la scomparsa di questi esseri, ma ottennero ulteriore sviluppo nei nuovi organismi ad essi succedutisi. Analogamente stanno le cose per quel che riguarda la struttura cellulare dell'organismo vivente. Apparsa per la prima volta nei più semplici esseri unicellulari, essa non scomparve con il passaggio ad organismi più complessi, ma si conservò e diventò un necessario elemento della struttura di questi ultimi. Poi, nel corso della negazione, della liquidazione di una formazione economico-sociale e del sorgere sulla base di essa di un'altra formazione, non si distruggono le forze produttive, create dalle precedenti generazioni. Al contrario, essendo alla base del sorgere di un ordinamento economico nuovo, più perfetto, esse, nel quadro della nuova formazione economico-sociale, ottengono vaste possibilità per il loro ulteriore sviluppo.
Quindi, una peculiarità specifica della negazione dialettica è che essa rappresenta una forma universale di connessione dell'inferiore e del superiore.

 2. Il rapporto tra i concetti di "negazione dialettica", di "salto" e di "soluzione delle contraddizioni"

Nel processo dello studio delle leggi fondamentali della dialettica di regola riesce difficile farsi un'idea della differenza tra il salto, la negazione dialettica e il processo di soluzione delle contraddizioni. E ciò non è casuale, poiché i concetti di «negazione dialettica», di «salto» e di «soluzione delle contraddizioni» si riferiscono ad uno stesso processo, e precisamente al processo di trasformazione di questo o quell'oggetto in un altro. Ma anche se si riferiscono ad uno stesso processo, essi ne rispecchiano lati diversi. Il concetto di «soluzione delle contraddizioni» significa che la trasformazione di una cosa in un'altra avviene come risultato della «lotta» degli opposti, della loro conversione l'uno nell'altro e della soppressione della data unità contraddittoria. Il concetto di «salto» esprime il fatto che questo processo avviene mediante la conversione della quantità in qualità mediante la trasformazione del dato stato qualitativo, mediante un'interruzione della sua esistenza. Il concetto di «negazione dialettica» rispecchia il fatto che la trasformazione di una cosa in un'altra avviene sopprimendo in questa cosa ciò che non corrisponde allo stato mutato e alle mutate condizioni di esistenza, conservando e sviluppando ulteriormente nel nuovo fenomeno, che sorge sulla base della negazione del vecchio, ciò che vi è di positivo, ciò che corrisponde alle nuove condizioni e alle nuove tendenze di sviluppo.
A differenza del concetto di «soluzione delle contraddizioni», il quale, fissando la soppressione di questa o quella unità contraddittoria, richiama l'attenzione sulla finità dell'essere, il concetto di «negazione dialettica», fissando la liquidazione di questo o quell'oggetto, di questo o quello stato qualitativo, richiama l'attenzione sull'infinità dell'essere. Poi, a differenza del concetto di salto, che fissa il momento della soluzione di continuità nell'esistenza di questo o quell'oggetto, di questo o quello stato qualitativo, il concetto di negazione dialettica fissa il momento della continuità dell'essere, il momento della connessione fra ciò che viene negato e ciò che nega, il momento della successione nel processo di sviluppo.

3. L'essenza della legge della negazione della negazione

Nel corso della negazione dialettica di alcuni fenomeni o stati qualitativi da parte di altri giunge il momento in cui i fenomeni o gli stati qualitativi, che sorgono ex novo, ripetono questa o quella tappa già percorsa. Questa ripetizione non è completa, è parziale, non nell'essenza ma piuttosto nella forma. Avviene non il ritorno reale al passato ma, come diceva Lenin, il presunto ritorno. Il fenomeno o lo stato qualitativo che sorge ex novo ripete quello che è stato percorso ad un livello nuovo, più alto.
Ad esempio, instaurazione della proprietà sociale socialista nel corso della rivoluzione proletaria è la ripetizione di ciò che è stato nella società primitiva, dove pure dominava la proprietà sociale. Ma anche essendo una ripetizione di ciò che è stato negli stadi iniziali di sviluppo della società, la proprietà socialista presenta però peculiarità specifiche. Se la proprietà primitiva si presentava come una conseguenza del basso livello di sviluppo delle forze produttive della società, il quale escludeva la possibilità per un singolo individuo di ottenere i beni materiali necessari alla vita, la proprietà socialista è chiamata alla vita dal livello eccezionalmente alto di sviluppo delle forze produttive. Essa si stabilisce quando le forze produttive sorpassano i limiti di ogni forma di proprietà privata e richiedono, ai fini del loro ulteriore sviluppo, che sia sostituita ad essa la proprietà sociale. Un altro esempio. L'operaio della produzione mercantile semplice eseguiva tutte le operazioni di lavoro connesse alla creazione di questo o quel tipo di merce. Con la comparsa delle manifatture capitalistiche esso si è trasformato in operaio parziale, come diceva Marx, o in operaio dettagliato, come diceva Lenin, ha incominciato ad eseguire solo una parte delle operazioni o persino una sola di esse. Attualmente, con l'automazione della produzione, l'operaio incomincia di nuovo ad eseguire una moltitudine di varie operazioni. Siamo in presenza della ripetizione del passato, ma anche qui essa è avvenuta su una base nuova, più avanzata. Prima, nelle condizioni della produzione mercantile semplice, l'operaio eseguiva tutte le operazioni lavorative direttamente, a mano. Ora sono le macchine ad eseguire queste operazioni. Mentre la funzione dell'operaio si riduce al comando delle macchine.
O un esempio dalla storia dello sviluppo della conoscenza. È noto che nel Medioevo gli alchimisti avanzarono l'idea della possibilità della trasformazione di alcuni elementi chimici in altri. In seguito (XVII-XIX secoli), quando divenne dominante la teoria atomistica che asseriva l'immutabilità degli atomi, questa idea cedette il posto ad un'altra, secondo cui gli elementi chimici non potevano trasformarsi gli uni negli altri. Oggi gli scienziati sono giunti alla conclusione che in opportune condizioni alcuni elementi chimici possono convertirsi in altri. Anche qui si tratta di un ritorno al passato, ma su base nuova. Gli alchimisti partivano da idee fantastiche, mentre gli scienziati moderni fanno leva sulla conoscenza delle leggi oggettive della radioattività naturale e artificiale di determinate sostanze.
La ripetizione del passato nel corso della negazione di alcuni oggetti o di alcuni stati qualitativi da parte di altri non è un fenomeno casuale ma è legge universale di sviluppo. Essa è una conseguenza necessaria del fatto che nel processo di sviluppo si ha il trapasso di questi o quei fenomeni (lati, proprietà) nel loro opposto. Trapassato nel suo opposto, il fenomeno (lato, proprietà) nel corso dell'ulteriore sviluppo trapassa di nuovo nel suo opposto e così è come se ritornasse al suo stato iniziale, ripete il passato, ma immancabilmente su una base nuova, più avanzata. Ciò è condizionato dal fatto che nel fenomeno (lato, proprietà) ritornato allo stato iniziale è presente nella forma di un calco il contenuto positivo acquistato nel suo successivo sviluppo.
Quindi, nel corso della negazione di alcuni oggetti o stati qualitativi da parte di altri si ripete il cammino già percorso su una base nuova più avanzata.
In relazione a ciò sorge inevitabilmente la domanda: «Quante negazioni sono necessarie affinché un fenomeno in sviluppo ripeta lo stadio già percorso?»
Nei casi più semplici il ritorno al passato, la ripetizione dello stato qualitativo di partenza avvengono attraverso due negazioni. Ad esempio, attraverso due negazioni si assiste ad una ripetizione dello stato iniziale nello sviluppo della pianta: il chicco è negato dalla pianta, la pianta a sua volta è negata di nuovo dal chicco.
Senonché un ritorno al passato, una ripetizione del passato attraverso due negazioni non è l'unica forma del manifestarsi della legge della negazione della negazione. Il passato può ripetersi anche attraverso un maggiore numero di negazioni, in particolare attraverso 4, 8, ecc. negazioni. Ciò è condizionato dal fatto che la conversione di un fenomeno (lato, proprietà) nel suo opposto si osserva non in ogni negazione. Spesso nel corso della negazione la cosa non trapassa nel suo opposto ma in qualche altro stato qualitativo, distinto da quello di partenza ma non opposto, mentre il trapasso nel suo opposto avviene solo in ultima istanza. Ad esempio, la trasformazione della proprietà privata in proprietà sociale, socialista, come lo dimostra la storia della società umana, avviene attraverso tre negazioni: la prima -la proprietà schiavistica è negata da quella feudale; la seconda -quella feudale è negata da quella borghese: la terza -quella borghese e in generale ogni proprietà privata è negata dalla proprietà sociale, socialista che è l'opposto della proprietà privata.
Quindi, il numero delle negazioni, attraverso le quali avviene una ripetizione del passato su base nuova nello sviluppo di questa o quella sfera della realtà, può variare assai. Esso dipende dalla natura del fenomeno in sviluppo e dalle concrete condizioni in cui avviene lo sviluppo.
Un tratto specifico della legge della negazione della negazione è, in tal modo, la ripetizione del passato su base nuova, il presunto ritorno al passato.
Proprio questo momento fu rilevato da Lenin nel definire l'essenza della data legge. La negazione della negazione, egli scrisse, è « uno sviluppo che sembra ripercorrere le fasi già percorse, ma le ripercorre in modo diverso, a un livello più elevato...»9
Ma se il ritorno indietro, la ripetizione del passato su base nuova sono legge universale di sviluppo, lo sviluppo non può essere rettilineo, è uno sviluppo a spirale.

* * *

Abbiamo esaminato le leggi fondamentali dell'interconnessione della materia e della coscienza e le proprietà e i rapporti universali della realtà, le leggi universali della dialettica. Ma le leggi universali, come si è rilevato sopra, non esistono separatamente dalle leggi particolari che agiscono nelle sfere concrete della realtà, non esistono parallelamente ad esse, ma attraverso di esse. Queste leggi particolari, caratteristiche di questa o quella sfera della realtà, influiscono sulle leggi universali, condizionano la specificità del loro manifestarsi in ogni sfera della realtà. Le peculiarità del manifestarsi nella vita sociale delle leggi dell'interconnessione della materia e della coscienza e delle leggi universali della dialettica formano l'oggetto di studio del materialismo storico, un importantissimo settore della filosofia del marxismo-leninismo. La nostra successiva esposizione sarà dedicata proprio all'esame dei problemi del materialismo storico.

NOTE

1 Sydney Hook, Dialectical Materialism and Scientific Meth9d.
Manchester, 1955, p. 20.

2 L. I. Brezhnev, op. cit., p. 43.

3 V. I. Lenin, op. cit., vol. 9, p. 392.

4 V. I. Lenin, op. cit., vol. 38, p. 106.

5 Max Hartmann, Die philosoPhischen Grundlagen der Naturwissenschaften. Iena, 1948, S- 36.

6 Karl Marx, Friedrich Engels, Opere comPlete, cit., vol. XXV, p. 496.

7 V. I. Lenin, op. cit., voI. 30, p. 88.

8 V. I. Lenin, op. cit., vol. 38, p. 210.

9 V. I. Lenin, op. cit., vol. 21, p. 47


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