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Indice

Note iniziali

Cap. 1 - La filosofia e il suo ruolo nella società

Cap. 2 - La lotta premarxista tra materialismo e idealismo

Cap. 3 - Il rivolgimento compiuto dal marxismo in filosofia

  • Le premesse del sorgere della filosofia marxista
  • L'essenza del rivolgimento compiuto da Marx ed Engels
  • Lo sviluppo di V. I. Lenin della filosofia marxista

Cap. 4 - IL MATERIALISMO DIALETTICO. La materia e la coscienza

Cap. 5 - La conoscenza

Cap. 6 - Le categorie della dialettica materialistica

Cap. 7 - Le leggi fondamentali della dialettica

Cap. 8 - IL MATERIALISMO STORICO. L'oggetto del materialismo storico

Cap. 9 - La società e la natura

Cap. 10 - La produzione materiale, fondamento dell'esistenza dello sviluppo della società

Cap. 11 - La struttura e la sovrastruttura

Cap. 12 - Le classi e i rapporti di classe

Cap. 13 - L'organizzazione politica della società

Cap. 14 - La rivoluzione sociale

Cap. 15 - La coscienza sociale e le sue forme

Cap. 16 - La funzione delle masse popolari e della personalità nella storia. Personalità e società

Cap. 17 - Il progresso sociale

 

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LA FILOSOFIA MARXISTA-LENINISTA

di A. Sceptulin

Capitolo III

IL RIVOLGIMENTO IN FILOSOFIA COMPIUTO DAL MARXISMO

1.  LE PREMESSE DEL SORGERE DELLA FILOSOFIA MARXISTA

1.  Le premesse economico-sociali

La nascita della filosofia marxista è la necessaria conseguenza dello sviluppo della società e della scienza.  La filosofia del marxismo esprime gli interessi del proletariato, perciò essa sorge in quello stadio di sviluppo sociale in cui fanno il loro ingresso nell’arena storica i lavoratori come una forza sociale autonoma che lotta per il mutamento delle condizioni di vita.

In un primo tempo la lotta di classe del proletariato si manifestò spontaneamente, nella forma di lotte isolate contro i singoli capitalisti, in seguito essa cominciò ad assumere un carattere sempre più coerente.  Nel corso di questa lotta il proletariato si unisce, si organizza, diventa conscio dei propri comuni interessi di classe e già interviene non contro i singoli rappresentanti della borghesia ma contro la borghesia come classe, contro il capitalismo come ordinamento sociale.  Le prime massicce lotte di classe degli operai risalgono agli anni ‘40 del XIX secolo.  Sono la rivolta degli operai di Lione (1831), i moti rivoluzionari degli operai di Parigi (1832), l’insurrezione dei tessitori della Slesia in Germania (1844), il movimento cartista in Inghilterra (1830 - 1840).

Lo sviluppo della lotta di classe contro la borghesia richiedeva che fossero argomentate teoricamente l’indispensabilità e la possibilità di cambiare l’esistente stato di cose, gli ordinamenti sociali e politici, che facesse la sua apparizione una dottrina in cui fosse precisato quali rapporti e istituti sociali dovevano sostituirsi a quelli esistenti, ecc.  È proprio questa necessità storica che è all’origine della filosofia marxista come una particolare concezione del mondo concezione che orienta il proletariato nella lotta per una nuova società e che è nelle sue mani un metodo per la trasformazione rivoluzionaria della realtà circostante.

2.  Le premesse sul piano delle scienze naturali

Anche se la necessità per il proletariato di disporre del materialismo dialettico e storico è una premessa del loro sorgere, ciò era ancora lungi dall’essere sufficiente per l’apparizione della filosofia marxista.  Le concezioni utopistiche che esistevano prima del marxismo e che motivavano la necessità del passaggio ad una società nuova, ideale, pure sorgevano per venir incontro all’aspirazione delle classi oppresse a veder mutate le loro condizioni di vita ed esse non solo non contribuivano, ma anzi, impedivano il sorgere in seno a queste classi di una giusta comprensione della realtà circostante e la definizione delle vie concrete per cambiarla.  La comparsa del materialismo dialettico e storico presupponeva un determinato livello di sviluppo della scienza, poiché la nuova teoria si basava sulle conquiste di quest’ultima.

All’inizio del XIX secolo la scienza raggiunse un tale livello di sviluppo da rendere effettivamente possibile l’elaborazione sul piano teorico dei più importanti princìpi della dialettica, di una concezione dialettico-materialistica scientifica del mondo.  È proprio in quell’epoca che si delineò nelle scienze naturali il passaggio dalla descrizione e dalla classificazione dei fenomeni allo studio dei processi che vi avvengono, dalla registrazione delle proprietà che li caratterizzano all’individuazione delle leggi che condizionano i mutamenti di queste proprietà.  In quell’epoca ottennero determinato sviluppo scienze come la fisiologia che tratta dei processi degli organismi viventi, l’embriologia che studia l’evoluzione dell’embrione, la geologia che studia le leggi di mutamento della crosta terrestre, ecc.  Una serie di scoperte eccezionali testimoniavano del carattere dialettico dei processi della natura.  Particolarmente importanti fra di esse: la scoperta della struttura cellulare degli organismi (1838-1839), la formulazione del principio di conservazione e di trasformazione dell’energia (1842-1847) e l’elaborazione da parte di Darwin della teoria dell’evoluzione naturale degli esseri viventi (1859).

La scoperta della cellula come unità strutturale fondamentale dell’organismo metteva in luce l’unità del mondo organico e il manifestarsi in seno ad esso delle leggi universali di sviluppo.  La legge della conservazione e della trasformazione dell’energia testimoniava dell’interconnessione delle varie forme di movimento della materia, del loro trapasso l’una nell’altra.  La teoria evoluzionistica di Darwin mostrava come queste o quelle specie di organismi animali e vegetali fossero il prodotto di un lungo processo di evoluzione.

In tal modo le conquiste delle scienze naturali all’inizio e particolarmente alla metà del XIX secolo permettevano di formulare e di argomentare i più importanti princìpi della dialettica e di elaborare al tempo stesso in modo coerente una concezione scientifica del mondo che potesse servire al proletariato di strumento per trasformare la realtà circostante.

3.  Le premesse teoriche

Condizionata sia dai fattori sociali che dallo sviluppo della scienza della natura la filosofia marxista è inconcepibile in distacco dal retaggio filosofico del passato.  Essa è erede e continuatrice delle idee progressiste dei precedenti filosofi.  Ciò significa che parallelamente alle premesse sul piano sociale e sul piano delle scienze naturali esistevano anche le premesse teoriche del sorgere della filosofia marxista.  Esse erano legate prima di tutto alla filosofia tedesca del XIX secolo, alle concezioni filosofiche di Hegel e Feuerbach.

Hegel formulò i più importanti princìpi della dialettica, elaborò il metodo dialettico di conoscenza.  Ma essendo idealista, Hegel presentò la dialettica nella forma di leggi di autoevoluzione dell’idea pura esistente - non si sa dove - fuori e prima del mondo materiale.  Per quanto concerne l’evoluzione del mondo materiale: la natura e la società, essa, nel pensiero di Hegel, «è soltanto il riflesso del movimento del concetto in se stesso, movimento che si compie dall’eternità, non si sa dove ma ad ogni modo indipendentemente da ogni cervello umano pensante.  Era questa inversione ideologica che si doveva eliminare»1.

Feuerbach, nel criticare Hegel, non si accorse del nucleo razionale della filosofia hegeliana, il metodo dialettico scoperto e al tempo stesso mistificato da Hegel.  Non si liberò da Hegel, criticandolo, ma «lo gettò in disparte come inservibile»2.

Quello che non aveva saputo fare Feuerbach lo fecero i fondatori del materialismo dialettico e storico.  Poggiando sui princìpi materialistici ripristinati da Feuerbach essi sottoposero a profonda critica la filosofia idealistica hegeliana.  E nel corso di questa critica misero in luce il principale acquisto della filosofia classica tedesca, la dialettica, la spogliarono del misticismo, degli innumerevoli schemi artificiali e crearono sviluppandola su base materialistica e scientifica il materialismo dialettico e storico: una concezione coerentemente scientifica del mondo e un metodo universale di conoscenza e di trasformazione della realtà.

2.  L’ESSENZA DEL RIVOLGIMENTO IN FILOSOFIA COMPIUTO DA MARX E ENGELS

I fondatori di una nuova filosofia conseguentemente scientifica - il materialismo dialettico e storico - sono Karl Marx (1818-1883) e Friedrich Engels (1820-1895).

In un primo tempo Marx e Engels furono seguaci della filosofia idealistica di Hegel.  Ma poi, sotto l’influsso della prassi sociale e, in particolare, della lotta di classe dei lavoratori contro gli sfruttatori che ebbero modo di osservare da vicino (Marx in qualità di redattore della Rheinische Zeitung, Engels in qualità di impiegato di un’azienda di cui era azionista suo padre), cominciarono a liberarsi delle concezioni idealistiche e a passare su posizioni materialistiche.  Engels, in particolare, scrisse: «Vivendo a Manchester io avevo per così dire toccato con mano che i fatti economici, che sino allora la storiografia aveva disdegnati o tenuti in nessun conto, sono, per lo meno nel mondo moderno, una forza storica decisiva; che essi formano la base delle origini degli attuali contrasti di classe»3.

La tendenza del passaggio al materialismo appare in Marx con il lavoro: Per la critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico (1843).  In questo lavoro Marx giunge alla conclusione che la chiave per la comprensione del processo di sviluppo storico dell’umanità va ricercata non nella sfera politica, non nello Stato, come lo presentava Hegel, ma nella «società civile», cioè nei rapporti materiali, economici fra gli uomini.

Questa tendenza si manifesta in modo particolarmente chiaro nella Sacra famiglia, opera scritta da Marx insieme a Engels nel 1845.  Qui Marx e Engels sottopongono a critica approfondita l’idealismo hegeliano e le concezioni della sinistra hegeliana.  La sinistra hegeliana trattava con disprezzo il popolo, lo considerava una «massa inerte» che non è capace di un’attività creatrice e che è un ostacolo al progresso.  Secondo loro la forza creativa decisiva dello sviluppo storico erano le persone d’indole critica.  Dimostrando l’inconsistenza di questi ragionamenti della sinistra hegeliana, Marx e Engels formularono l’idea che la forza decisiva dello sviluppo storico sono le masse lavoratrici che creano i beni materiali e assicurano così la possibilità di esistenza e di sviluppo della società.  Parlando del proletariato essi ritennero particolarmente necessario sottolineare che esso può e deve liberare se stesso, sopprimendo la proprietà privata dei mezzi di produzione e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, da essa condizionato.

Rappresentano l’ulteriore elaborazione dei princìpi fondamentali del materialismo dialettico un’altra opera comune di Marx e Engels: L’ideologia tedesca (scritta nel 1845 - 1846), nonché il lavoro di Marx La miseria della filosofia (1847).  Un’esposizione magistrale della concezione del mondo che stavano elaborando Marx e Engels è contenuta nel Manifesto del Partito comunista, da essi redatto per incarico della «Lega dei comunisti» e pubblicato nel 1848.  In questa opera, secondo l’espressione di Lenin, sono esposti con chiarezza e espressività geniali un materialismo veramente conseguente, esteso non solo alla natura ma anche al campo della vita sociale, nonché la dialettica, come la più completa e profonda fra le dottrine dell’evoluzione4.

Ma anche dopo il 1848 Marx e Engels continuarono a dedicare grande attenzione ai problemi filosofici della concezione scientifica del mondo e del metodo di conoscenza e di trasformazione della realtà.  Al riguardo i lavori più caratteristici sono: Il Capitale, Per la critica dell’economia Politica, scritti da Marx, La dialettica della natura, Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca, scritti da Engels, ecc.

Con l’aver creato il materialismo dialettico e storico Marx e Engels compirono un vero e proprio rivolgimento nella filosofia.  La dottrina da essi elaborata si distingue radicalmente da tutta la precedente filosofia.

Infatti, le dottrine materialistiche anteriori al marxismo erano prevalentemente meccanicistiche.  E ciò non era casuale.  Nel XVIII secolo fra tutte le scienze naturali ottenne il massimo sviluppo la meccanica.  La chimica, come scriveva Engels, esisteva soltanto nella sua forma infantile: flogistica.  La biologia era ancora in fasce: l’organismo vegetale e animale veniva spiegato con cause puramente meccaniche; in quella tappa di sviluppo della scienza veniva considerato alla luce delle leggi della meccanica anche l’uomo: quest’ultimo veniva presentato come una macchina complessa5.  Essendo il ramo più evoluto del sapere la meccanica impresse una propria impronta non solo alle altre scienze ma anche alla filosofia.  I filosofi-materialisti di quell’epoca tentavano di spiegare tutto il mondo, tutta la realtà solo sulla base delle leggi della meccanica.

A differenza del materialismo premarxista il materialismo dialettico è libero dal meccanicismo.  Spiegando i fenomeni della realtà esso parte non solo dalle leggi della meccanica ma anche da tutta la molteplicità delle leggi, esso ritiene che le leggi della meccanica permettono di comprendere solo la forma meccanica di movimento della materia.  Per quanto riguarda le altre forme di movimento della materia, la loro essenza è determinata non dalle leggi della meccanica ma dalle rispettive leggi specifiche, caratteristiche di ciascuna di esse.

Il materialismo anteriore al marxismo era metafisico.  Esso era incapace di concepire il mondo come un processo, come una sostanza soggetta ad evoluzione storica.  Anche se i filosofi di quell’epoca riconoscevano il movimento nella realtà circostante, essi se lo immaginavano come un movimento che descriveva in eterno un circolo, che tornava a produrre di continuo gli stessi risultati.  A differenza di ciò, il materialismo dialettico considera il mondo dal punto di vista del movimento e dell’evoluzione.

Il precedente materialismo non era una dottrina conseguente, compiuta.  I suoi rappresentanti spiegavano materialisticamente solo i fenomeni della natura.  Essi consideravano invece idealisticamente i fenomeni della vita sociale deducendoli da questo o quel principio spirituale: dalla coscienza politica o giuridica, dall’opinione pubblica, dalla morale, dalla scienza, ecc.  I fondatori del materialismo dialettico e storico per la prima volta estesero i princìpi materialistici alla società e giunsero alla conclusione che nella società l’elemento primordiale, determinante sono le condizioni materiali di vita degli uomini mentre i fenomeni spirituali, la coscienza sociale, le varie concezioni, teorie, ecc., derivano dalle condizioni materiali di vita degli uomini, dal loro essere sociale.

Il più importante tratto distintivo dei materialisti premarxisti era la contemplatività, il distacco dall’attività pratica rivoluzionaria degli uomini.  Essi soltanto diversamente interpretavano il mondo mentre si trattava di trasformarlo.  La filosofia marxista è legata alla pratica, il suo compito è non solo interpretare la realtà ma anche trasformarla.  Perciò essa non solo è un metodo di conoscenza ma anche un metodo d’azione, di trasformazione rivoluzionaria della realtà.

Proseguiamo.  A differenza delle dottrine filosofiche materialistiche e idealistiche premarxiste che travisavano in un modo o nell’altro il vero stato di cose, il materialismo dialettico e storico, essendo la concezione del mondo del proletariato, poggia interamente sulla realtà, sulle leggi che presiedono al suo funzionamento e sviluppo.  Lo spirito di parte della filosofia marxista ne presuppone la scientificità come momento indispensabile.

In un determinato stadio di evoluzione storica gli interessi di qualsiasi classe sfruttatrice entrano inevitabilmente in contrasto con le esigenze del progresso sociale e di conseguenza con l’azione di queste o quelle leggi oggettive.  Ciò rende impossibile una coerente motivazione scientifica degli interessi di queste classi e rende necessaria la rinuncia a questi o quei princìpi scientifici che sono in contrasto con questi interessi e l’elaborazione di princìpi che anche non riflettendo il vero stato di cose, l’azione delle leggi oggettive, siano conformi agli interessi della classe, esprimano questi interessi.  Gli interessi del proletariato sono invece sempre conformi alle tendenze oggettive dell’evoluzione storica, perciò esso è interessato a conoscere l’effettivo stato di cose, le leggi che presiedono al processo oggettivo di sviluppo.  Senza di ciò esso non potrà orientarsi in modo giusto, intervenire attivamente nel processo oggettivo e trasformare in modo coerente il mondo.  Quindi, il materialismo dialettico e storico potrà assolvere la sua funzione di concezione del mondo del proletariato e di metodo di trasformazione rivoluzionaria della realtà solo nel caso in cui poggerà sulla conoscenza delle leggi oggettive del movimento e dello sviluppo, nel caso in cui i suoi princìpi saranno scientifici.

Tutto ciò sta a dimostrare che il materialismo dialettico e storico è una filosofia nuova in linea di principio che si distingue sostanzialmente da tutte le precedenti concezioni filosofiche e che il sorgere di essa rappresenta un’autentica rivoluzione in filosofia.

3.  LO SVILUPPO DELLA FILOSOFIA MARXISTA DA PARTE DI V. I. LENIN

Essendo una scienza creatrice la filosofia marxista si sviluppa e si perfeziona continuamente.  Ogni nuovo notevole passo nello sviluppo della scienza e della pratica sociale si ripercuote immancabilmente sulla filosofia, modifica (arricchisce, precisa, completa) questi o quei suoi princìpi, queste o quelle sue tesi.  Dopo la morte di Marx e Engels, apportò un immenso contributo allo sviluppo del materialismo dialettico e storico Vladimir Ilic Lenin (1870-1924).

Lenin elaborò sotto ogni aspetto la dottrina marxista della materia e della coscienza come riflesso della realtà, dimostrò il ruolo determinante della pratica nel processo della conoscenza e mise in luce su questa base il carattere attivo, creativo della coscienza, sottolineando che «la coscienza dell’uomo non solo rispecchia il mondo oggettivo ma altresì lo crea»6.  Al tempo stesso egli definì le tappe fondamentali del processo della conoscenza e la dialettica del suo movimento verso la verità.

Elaborando la dialettica come dottrina dello sviluppo Lenin mise in luce l’essenza dell’idea dialettica di sviluppo, come uno sviluppo che sembra ripercorrere le fasi già percorse ma le ripercorre in modo diverso, ad un livello più elevato, come un mutamento rivoluzionario, a salti, della realtà, determinato dalle contraddizioni interne, dagli urti tra le diverse forze e tendenze operanti7.

Interpretando su base scientifica e materialistica la dialettica di Hegel, la sua applicazione e il suo sviluppo da parte di Marx ne Il Capitale, Lenin formulò il principio dell’identità della dialettica, della logica e della teoria della conoscenza.  Esaminando alla luce di questo principio i lati e i nessi universali della realtà, le leggi dialettiche universali, egli mostrò che le categorie filosofiche non solo sono le forme di riflesso dei lati e i nessi universali della realtà ma anche i gradini, i punti nodali dello sviluppo della conoscenza e della pratica sociale, mentre le leggi della dialettica non solo rappresentano le leggi universali della realtà ma anche le leggi del pensiero.  Essi sono i princìpi metodologici chiamati ad orientare gli uomini nella loro attività pratica e conoscitiva.  In altre parole, Lenin, seguendo Marx e Engels, elaborò il materialismo dialettico non solo come una concezione del mondo ma anche come una teoria della conoscenza, come un metodo di conoscenza e di trasformazione pratica della realtà.

L’ulteriore elaborazione da parte di Lenin della dialettica materialistica, il suo studio dei problemi della teoria gnoseologica del materialismo dialettica...  hanno un’importanza perenne...  Lenin è stato il primo pensatore del nostro secolo che nelle conquiste delle scienze naturali dei suoi tempi abbia visto l’inizio di una grandiosa rivoluzione scientifica; è stato il primo a saper scorgere e sintetizzare filosoficamente il significato rivoluzionario delle ricerche fondamentali dei grandi studiosi di scienze naturali.  Egli ha dato una splendida interpretazione filosofica dei nuovi dati scientifici nel periodo di una radicale “rottura dei princìpi” nei settori più importanti delle scienze naturali.  L’idea dell’inesauribilità della materia da lui formulata è diventata un principio universale della conoscenza scientifica.

Lenin dedicò un’attenzione eccezionalmente grande all’elaborazione teorica dei problemi del materialismo storico.  Egli fornì un’ampia analisi delle leggi riguardanti l’interconnessione dell’essere sociale e della coscienza sociale, dei rapporti materiale e ideologico, dei fattori oggettivo e soggettivo, di ciò che è spontaneo e di ciò che rientra nell’ordine della coscienza.  Sottolineando il ruolo determinante delle condizioni materiali di vita degli uomini, dei fattori oggettivi egli mostrò l’immenso ruolo della teoria rivoluzionaria e del partito rivoluzionario che si fa guidare da questa teoria, delle singole personalità nell’opera di trasformazione della vita sociale, nell’opera di sostituzione delle forme sociali storicamente superate con quelle nuove conformi al livello raggiunto nello sviluppo delle forze produttive.

Mettendo in luce l’importanza delle idee rivoluzionarie nella lotta per subordinare il movimento spontaneo delle masse per la trasformazione della società ad un solo scopo, quello del mutamento rivoluzionario degli ordinamenti sociali e politici esistenti, Lenin pose come un importantissimo compito del partito proletario quello di elaborare l’ideologia socialista e di apportarla nella coscienza dei lavoratori, del proletariato.

Analizzando le peculiarità della fase imperialistica del capitalismo Lenin mostrò come questa fase fosse l’ultima, come essa rappresentasse la vigilia della rivoluzione socialista, come da essa si passasse solo al socialismo.  Scoprendo la legge dell’ineguaglianza di sviluppo economico e politico dei paesi capitalistici nelle condizioni dell’imperialismo e partendo da essa, Lenin giunse alla conclusione sulla possibilità della vittoria della rivoluzione socialista dapprima in alcuni paesi o persino in un solo paese preso separatamente.

Lenin elaborò inoltre la dottrina marxista del carattere delle forze motrici della rivoluzione democratico-borghese del rapporto fra di essa e la rivoluzione socialista e l’arricchì di nuove importanti deduzioni.  Egli dimostrò che l’egemone della rivoluzione democratico-borghese, che si compie nel periodo in cui il capitalismo nei paesi avanzati è entrato nella fase imperialistica, deve essere non la borghesia, ma il proletariato, che nel corso di questa rivoluzione si presentano come alleati del proletariato i contadini, che in seguito alla vittoria di questa rivoluzione deve instaurarsi non la dittatura della borghesia, ma la dittatura del popolo rivoluzionario: degli operai e dei contadini.  Questa rivoluzione non si conclude con l’instaurazione della dittatura degli operai e dei contadini, ma incomincia a trasformarsi gradualmente in rivoluzione socialista.  Nel corso di quest’ultima il proletariato in alleanza con i contadini poveri e con tutti gli sfruttati trasforma la vita sociale su basi socialiste.  Elaborando la teoria della rivoluzione socialista Lenin formulò l’idea della necessità di fondere la lotta di classe del proletariato contro la borghesia, per il socialismo con la lotta di liberazione nazionale dei popoli oppressi per la liquidazione del giogo coloniale.

Lenin argomentò pure la possibilità della via di sviluppo non capitalistico, del passaggio di singoli paesi e popoli al socialismo scavalcando la fase di sviluppo capitalistica.  Egli considerava come la premessa più importante di tale passaggio la vittoria della rivoluzione socialista in questi o quei paesi avanzati e il multiforme aiuto di questi paesi ai popoli arretrati.

Nel retaggio teorico di Lenin occupa un importante posto la dottrina della dittatura del proletariato.  Sviluppando ulteriormente sulla base della generalizzazione dell’esperienza delle tre rivoluzioni russe l’idea della dittatura del proletariato, avanzata da Marx e Engels, Lenin mostrò la necessità dell’instaurazione della dittatura del proletariato nel periodo di passaggio al socialismo, ne mise in luce l’essenza, le peculiarità come Stato democraticamente nuovo, i compiti, il meccanismo di funzionamento e le vie di sviluppo.  Un immenso merito di Lenin è l’aver scoperto i Soviet come forma di dittatura del proletariato nata in Russia per iniziativa delle masse lavoratrici, e l’averne motivato il ruolo nella Grande rivoluzione socialista d’Ottobre.

Dopo la vittoria della Rivoluzione d’Ottobre l’attenzione di Lenin fu dedicata all’elaborazione dei problemi dell’edificazione del socialismo nel nostro paese e delle prospettive di sviluppo della rivoluzione mondiale.  Lenin diede un fondamento scientifico alla possibilità della costruzione di una società socialista nelle condizioni dell’accerchiamento capitalistico, mostrò che il nostro paese dispone di tutto quanto è necessario per edificare il socialismo, definì le vie concrete per la trasformazione su basi socialiste dei vari lati della vita sociale.

Lenin considerava una forma di conversione della grande produzione capitalistica in quella socialista la trasformazione delle aziende capitalistiche in proprietà socialista di tutto il popolo.  Per quanto riguarda la trasformazione socialista della piccola produzione mercantile, Lenin raccomandava di utilizzare le varie forme di cooperazione che presuppongono la trasformazione della piccola proprietà privata dei mezzi di produzione in proprietà sociale cooperativa.

Lenin argomentò scientificamente l’idea che la vittoriosa costruzione del socialismo e del comunismo sono possibili solo sotto la direzione di un partito marxista-leninista che poggi nella sua attività sulle masse lavoratrici e ne goda la fiducia.  Si tratta di un partito che, forte della conoscenza delle leggi di funzionamento e di sviluppo della società, definisce le vie per la soluzione dei compiti pratici di trasformazione di tutta la vita sociale sulla base dei princìpi socialisti e comunisti.

1 Karl Marx, Friedrich Engels, Opere scelte.  Roma, Editori Riuniti, 1966, p.  1132.

2 ibidem, p.  1131.

3 Karl Marx, Friedrich Engels, Opere scelte, cit., p.  1085.

4 Si veda: V.  I.  Lenin, op.  cit., vol.  21, p.  41.

5 Si veda: Karl Marx, Friedrich Engels, Opere scelte, cit., pp.  1118 1119.

6 V.  I.  Lenin, op.  cit., vol.  38, p, 197.

7 Si veda: V.  I.  Lenin, OP.  cit., vol.  21, p.  47.

 


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