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Indice

Prefazioni


Introduzione


Prima Sezione: Filosofia


Seconda Sezione: Economia Politica


Terza Sezione: Socialismo

 

 

Testo trascritto per Internet da Dario Romeo, Settembre-Ottobre 1999

 

Anti-Dühring

Friedrich Engels

Seconda Sezione: Economia

III. Teoria della violenza (continuazione)

Consideriamo però un po' più da vicino questa onnipotente "violenza" di Dühring. "La spada in pugno", Robinson asservisce Venerdì. Dove ha preso la spada? Neanche nelle isole fantastiche delle imprese robinsoniane le spade sinora crescono sugli alberi, e Dühring resta debitore di una risposta qualsiasi a questa domanda. A Robinson era tanto possibile procurarsi una spada quanto è possibile a noi il supporre che un bel giorno Venerdì gli possa apparire con un revolver carico in mano, nel qual caso tutto il rapporto di "violenza" si rovescia: Venerdì comanda e Robinson deve sgobbare. Chiediamo scusa al lettore se ritorniamo con tutta questa insistenza alla storia di Robinson e Venerdì, che propriamente è più al suo posto in un giardino di infanzia anziché nella scienza, ma che possiamo farci? Siamo costretti ad applicare coscienziosamente il metodo assiomatico di Dühring e non è colpa nostra se così ci muoviamo nell'ambito della puerilità pura e semplice. Dunque il revolver ha la meglio sulla spada e questo fatto farà comprendere, malgrado tutto, anche al più puerile assertore di assiomi che la violenza non è un semplice atto di volontà, ma che esige per manifestarsi condizioni preliminari molto reali, soprattutto strumenti, di cui il più perfetto ha la meglio sul meno perfetto; che questi strumenti devono inoltre essere prodotti, il che dice ad un tempo che il produttore di più perfetti strumenti di violenza, vulgo armi, vince il produttore di strumenti meno perfetti e che, in una parola, la vittoria della violenza poggia sulla produzione di armi, e questa poggia a sua volta sulla produzione in generale, quindi sulla "potenza economica", sull'"ordine economico", sui mezzi materiali che stanno a disposizione della violenza.

La violenza, al giorno d'oggi, è rappresentata dall'esercito e dalla marina da guerra, e l'uno e l'altra costano, come tutti sappiamo a nostre spese, "una tremenda quantità di denaro". Ma la violenza non può far denaro, può, tutt'al più, portar via quello che è già stato fatto, e anche questo non giova gran che, come abbiamo sperimentato, anche questa volta a nostre spese, con i miliardi francesi [84]. In ultima analisi, quindi, il denaro deve pur essere fornito dalla produzione economica; la violenza dunque è a sua volta una condizione dell'ordine economico che le procura i mezzi per allestire e mantenere i suoi strumenti. Ma non basta ancora. Nulla dipende dalle condizioni economiche preesistenti quanto precisamente l'esercito e la marina. Armamento, composizione, organizzazione, tattica, e strategia dipendono innanzi tutto in ogni epoca dal livello raggiunto dalla produzione e dalle comunicazioni. Qui hanno agito rivoluzionarmente non le "libere creazioni dell'intelletto" di comandanti geniali, ma le invenzioni di armi migliori e la modificazione del materiale umano; nel migliore dei casi l'azione esercitata dai comandanti geniali si limita ad adeguare la maniera di combattere alle nuove armi e ai nuovi combattimenti [85].

All'inizio del secolo XIV venne dagli arabi agli europei dell'occidente la polvere da sparo e, come ogni scolaretto sa, rivoluzionò tutta l'arte della guerra. L'introduzione della polvere da sparo e delle armi da fuoco non fu però in nessun modo un atto di violenza, ma un progresso industriale e quindi economico. L'industria rimane sempre industria, o che si indirizzi alla produzione o che si indirizzi alla distribuzione di oggetti. E l'introduzione delle armi da fuoco agì rivoluzionariamente non solo sulla stessa arte della guerra, ma anche sui rapporti politici di dominio e di servitù. Per ottenere polvere e armi da fuoco occorrevano industria e denaro e l'una e l'altro erano in possesso dei borghesi della città. Da principio le armi da fuoco furono perciò armi delle città e della monarchia che appoggiandosi alla città si levava contro la nobiltà feudale. Le mura di pietra dei castelli nobiliari, sino allora inespugnabili, soggiacquero ai cannoni dei borghesi, le palle degli archibugi dei borghesi attraversarono le corazze dei cavalieri. Assieme alle corazze dei cavalieri della nobiltà cadde anche il dominio della nobiltà; con lo sviluppo della borghesia, fanteria e cannone divennero sempre più le armi decisive; costretta dal cannone, l'arte militare dovette arricchirsi di una nuova specialità completamente industriale: il genio.

Il perfezionamento delle armi da fuoco avvenne molto lentamente. Il pezzo d'artiglieria rimase pesante e il moschetto, malgrado molte invenzioni particolari, rimase rozzo. Passarono più di trecento anni prima che si creasse un'arma adatta all'equipaggiamento di tutta la fanteria. Solo sul principio del XVIII secolo il fucile a pietra con baionetta eliminò definitivamente la picca dall'equipaggiamento della fanteria. La fanteria di allora era composta dai mercenari del principe, marzialmente istruiti, ma assolutamente malfidi e tenuti insieme dalla disciplina del bastone. Essi venivano reclutati tra gli elementi più corrotti della società, e spesso tra i prigionieri di guerra nemici arruolati a forza. La sola forma di combattimento in cui questi soldati potevano utilizzare la nuova arma era la tattica di linea che raggiunse il suo più alto grado di perfezione sotto Federico II. Tutta la fanteria di un esercito veniva disposta in modo da formare tre lati di un lungo quadrilatero vuoto al centro e che si muoveva come formazione di combattimento solo come un tutto: tutt'al più era concesso ad una delle due ali di portarsi un po' più avanti o un po' più indietro. Questa massa impacciata poteva muoversi in formazione solo su un terreno assolutamente piano ed anche qui solo con un andatura lenta (settantacinque passi al minuto); una modificazione della formazione di combattimento, mentre l'azione era in corso, era impossibile e la vittoria o la sconfitta veniva decisa in breve tempo, in una sola battaglia, non appena la fanteria veniva impegnata sulla linea del fuoco.

A queste linee impacciate si opposero, nella guerra di indipendenza americana, le schiere di ribelli che, pur non sapendo fare gli eserciti, sapevano però tirare meglio con le loro carabine a canna rigida, che combattevano per i loro più personali interessi, che quindi non disertavano come le truppe mercenarie e che non facevano agli inglesi la gentilezza di muover contro di loro alla stessa maniera, in linea e su un piano aperto, ma procedevano in gruppi sciolti e rapidamente mobili di franchi tiratori e al riparo dei boschi. La formazione in linea era qui inefficiente e soggiaceva agli avversari, invisibili e inafferrabili. Fu riscoperta la guerriglia, nuovo modo di combattere dovuto ad un mutamento nel materiale umano.

Ciò che la rivoluzione americana aveva cominciato, fu completato dalla Rivoluzione francese, anche nel campo militare. La Rivoluzione francese, al pari dell'americana, non poteva opporre agli sperimentati eserciti mercenari della coalizione che masse poco sperimentate ma numerose, la leva di tutta la nazione. Ma con queste masse si trattava di proteggere Parigi, quindi di coprire un territorio determinato, e questo non poteva farsi senza una vittoria in una battaglia campale delle masse. La semplice guerriglia non era sufficiente, doveva essere trovata un'altra forma che permettesse l'impiego di masse e questa forma fu trovata con la colonna. La formazione in colonna permetteva, anche a truppe poco sperimentate, di muoversi con discreto ordine ed anche con una maggiore celerità di marcia (cento passi e più al minuto), permetteva di infrangere le rigide forme della vecchia formazione in linea, di combattere su ogni terreno e quindi anche su quello più sfavorevole alla linea, di raggruppare le truppe in qualsiasi modo fosse opportuno e, in collegamento col combattimento di tiratori sparpagliati, arrestare, impegnare, indebolire le linee nemiche sino a quando sopraggiungeva il momento di sbaragliarle nel punto decisivo dello schieramento, con le masse tenute in riserva. Questo modo nuovo di combattere, poggiante sul collegamento di tiratori e di colonne e sull'inquadramento dell'esercito in divisioni o corpi d'armata indipendenti, composti di tutte le armi, portati da Napoleone alla loro più compiuta perfezione sia dal punto di vista tattico che da quello strategico, era dunque diventato necessario grazie anzitutto al mutato materiale umano fornito dalla Rivoluzione francese. Ma esso aveva anche altre due condizioni tecniche preliminari molto importanti: in primo luogo gli affusti più leggeri costruiti da Gribeauval per i cannoni da campagna, che così poterono avere quella maggiore capacità di movimento che ad essi oggi si richiede, e, in secondo luogo, l'innovazione del fucile mediante la curvatura del calcio, il quale sino allora era stato una continuazione della canna, che così veniva prolungata in linea perfettamente retta; innovazione che fu introdotta in Francia nel 1777, sul modello del fucile da caccia, e rese possibile prender di mira un uomo singolo, senza mandar necessariamente il colpo a vuoto. Ma senza questo progresso, con la vecchia arma non si sarebbe potuto condurre la guerriglia.

Il sistema rivoluzionario di armare tutto il popolo fu ridotto ben presto ad una coscrizione obbligatoria (con la sostituzione, per gli abbienti, del pagamento in denaro), e adottato in questa forma dalla maggior parte degli Stati del continente. Solo la Prussia tentò col suo sistema della Landwehr [86] di sfruttare in maggior misura l'efficienza bellica del popolo. La Prussia fu inoltre il primo Stato che, dopo la funzione di breve durata del fucile militare a bocchetta e a canna rigida perfezionato tra il 1830 e il 1860, dotò tutta la sua fanteria dell'arma più moderna: il fucile a retrocarica a canna rigata. A queste due innovazioni essa dovette i suoi successi del 1866 [87].

Nella guerra franco-prussiana si affrontarono per la prima volta due eserciti che portavano, entrambi, fucili a retrocarica a canna rigata ed entrambi con formazioni tattiche in sostanza eguali a quelle del tempo del vecchio fucile a pietra a canna liscia. La sola differenza era che la Prussia, con l'introduzione della compagnia incolonnata, aveva fatto il tentativo di trovare una formazione di combattimento più adeguata al nuovo armamento. Ma quando, il 18 agosto a Saint-Privat [88], la guardia prussiana tentò di impiegare seriamente la compagnia incolonnata, i cinque reggimenti più impegnati perdettero, in due ore al massimo, i due terzi dei loro effettivi (176 ufficiali e 5.114 uomini di truppa), e da allora la compagnia incolonnata fu condannata come formazione di combattimento, non meno che il battaglione incolonnato e la linea; fu abbandonato il tentativo di esporre ulteriormente una qualsiasi formazione chiusa di truppe al fuoco dei fucili nemici e, da parte tedesca, il combattimento fu condotto solo con quei grossi pattuglioni di tiratori nei quali solo allora si era di regola scomposta spontaneamente la colonna sotto il grandinare incalzante delle palle, cosa che però dall'alto era stata condannata come antiregolamentare; e parimenti il passo di corsa divenne l'unica forma di movimento sul terreno battuto dal fuoco dei fucili nemici. Il soldato ancora una volta era stato più intelligente dell'ufficiale; egli aveva trovato istintivamente l'unica formazione di combattimento che sinora ha fatto buona prova sotto il fuoco dei fucili a retrocarica e, malgrado la resistenza opposta dal comando, la fece adottare con successo.

La guerra franco-prussiana ha segnato una svolta di ben maggior importanza di tutte le precedenti. In primo luogo le armi hanno raggiunto un tal punto di perfezione che non è più possibile un nuovo progresso che abbia un qualche influsso rivoluzionario. Se si fanno cannoni con i quali si può colpire un battaglione ad una distanza che permette appena all'occhio di distinguerlo e fucili che hanno la stessa efficienza avendo come bersaglio un singolo uomo e nei quali il caricare prende meno tempo del mirare, ogni progresso ulteriore è più o meno irrilevante per le operazioni belliche campali. L'era dello sviluppo è quindi essenzialmente chiusa in questa direzione. In secondo luogo questa guerra ha però costretto tutti i grandi Stati del continente ad introdurre il sistema prussiano del Landwehr intensificato e, conseguentemente, di caricarsi di gravami militari che necessariamente li condurranno alla rovina nel corso di pochi anni. L'esercito è diventato fine precipuo dello Stato e fine a se stesso; i popoli non esistono più se non nel fornire e nutrire i soldati. Il militarismo domina e divora l'Europa. Ma questo militarismo reca in sé anche il germe della sua propria rovina. La concorrenza reciproca dei singoli Stati li costringe da una parte ad impiegare ogni anno più denaro per esercito, marina, cannoni, ecc., e quindi ad affrettare sempre di più la rovina finanziaria; dall'altra a prendere sempre più sul serio il servizio militare obbligatorio per tutti e con ciò, in definitiva, a familiarizzare tutto il popolo con l'uso delle armi e a renderlo quindi capace di far valere ad un certo momento la sua volontà di fronte ai signori della casta militare che esercitano il comando. E questo momento si presenta non appena la massa del popolo, operai delle campagne e delle città e contadini, ha una volontà. A questo punto l'esercito dei principi si muta in un esercito del popolo; la macchina si rifiuta di servire, il militarismo soggiace alla dialettica del suo proprio sviluppo. Ciò che non poté compiere la democrazia borghese del 1848, precisamente perché era borghese e non proletaria, cioè dare alle masse lavoratrici una volontà il cui contenuto corrisponda alla loro condizione di classe: questo sarà infallibilmente realizzato dal socialismo. E ciò significa far saltare in aria dall'interno il militarismo e, con esso, tutti gli eserciti permanenti.

Questa è la prima morale della nostra storia della fanteria moderna. La seconda morale, che ancora una volta ci riporta a Dühring, è che tutta l'organizzazione e il modo di combattere degli eserciti e, conseguentemente, vittoria e sconfitta, si dimostrano dipendenti da condizioni materiali, vale a dire economiche, dal materiale-uomo e dal materiale-armi, quindi dalla qualità e dalla quantità della popolazione e della tecnica. Solo un popolo di cacciatori, quali gli americani, poteva riscoprire la guerriglia, ed essi erano cacciatori per cause puramente economiche, come oggi precisamente per cause puramente economiche questi stessi yankees dei vecchi Stati si sono trasformati in agricoltori, in industriali, in navigatori e in mercanti che non fanno più la guerriglia nelle foreste vergini, ma per ciò tanto meglio la fanno nel campo della speculazione, dove sono andati anche molto lontano nell'utilizzazione delle masse. Solo una rivoluzione quale la francese, che emancipò economicamente il borghese e specialmente il contadino, poté ritrovare quegli eserciti di massa e ad un tempo quelle libere forme di movimento, contro cui si infransero le vecchie linee impacciate, riflessi militari di quell'assolutismo per il quale combattevano. E abbiamo visto caso per caso come i progressi della tecnica, appena divennero militarmente utilizzabili, e furono anche effettivamente utilizzati, imposero subito quasi violentemente modificazioni, anzi rivoluzioni, nel modo di combattere, e per giunta spesso contro la volontà dei comandi militari. E oggigiorno anche uno zelante sottufficiale potrebbe spiegare a Dühring a che punto la condotta della guerra dipenda tra l'altro dalle forze produttive e dai mezzi di comunicazione, sia del retroterra che della zona di operazioni di un singolo paese. In breve, dovunque e sempre sono le condizioni e i mezzi economici che portano la "forza" alla vittoria, senza la quale questa cessa di essere forza e chi, seguendo i principi di Dühring, volesse riformare la guerra da un punto di vista opposto, non raccoglierebbe altro che bastonate [*4].

Se dalla terraferma passiamo al mare, ci si presenta, a considerare solo gli ultimi vent'anni, una rivoluzione incomparabilmente più radicale. La nave da battaglia della guerra di Crimea [90] era il bastimento di legno a due o tre ponti, munito di cannoni, il cui numero andava da 60 a 100, mosso di preferenza ancora da vele e dotato solo sussidiariamente di una debole macchina a vapore. Portava principalmente pezzi da 32 libbre, con canna del peso di circa 50 quintali e in aggiunta solo pochi pezzi da 68 libbre, con canna dal peso di 95 quintali. Verso la fine della guerra comparvero batterie galleggianti con corazze di ferro, mostri pesanti, che era quasi impossibile spostare, ma che erano invincibili ai colpi del pezzo di artiglieria del tempo. Presto la corazzatura di ferro fu applicata anche alle navi da battaglia; da principio le piastre erano ancora molto sottili: si riteneva già straordinariamente pesante una corazza di quattro pollici di spessore. Ma il progresso dell'artiglieria si lasciò presto indietro la corazzatura; per ogni spessore di corazzata che successivamente veniva impiegato si trovava un nuovo pezzo d'artiglieria, più pesante, che lo spezzava con facilità. Così oggi, da una parte, siamo già arrivati a corazze di dieci, dodici, quattordici, ventun pollici di spessore (l'Italia vuol far costruire una nave con una corazzata di tre piedi di spessore) e, dall'altra, a cannoni rigati con canna del peso di 25, 35, 80 e anche 100 tonnellate (tonnellate da 20 quintali) che tirano a distanze inaudite nel passato proiettili del peso di 300, 400, 1.700 e perfino 2.000 libbre. L'odierna nave da battaglia è un gigantesco vapore ad elica corazzato, che stazza da 8.000 a 9.000 tonnellate e sviluppa una potenza da 6.000 a 8.000 cavalli-vapore, con torri girevoli, e quattro, e al massimo sei, cannoni pesanti, munito di una prua che sotto la linea di immersione si protende in uno sperone capace di colare a picco le navi nemiche. È un'unica macchina colossale nella quale il vapore non solo effettua un veloce spostamento, ma anche aziona il timone, solleva le ancore, fa girare le torri, effettua il puntamento e il caricamento dei cannoni, pompa l'acqua, issa e cala le scialuppe, in parte azionate anche esse a vapore, ecc. E tanto poco la concorrenza tra corazza e cannone è giunta alla sua conclusone, che al giorno d'oggi una nave quasi regolarmente non risponde più alle esigenze, è già invecchiata, prima di essere uscita dal cantiere. La moderna nave da battaglia non solo è un prodotto, ma nello stesso tempo è un campione della grande industria moderna, un'officina galleggiante specializzata invero nella produzione di... sperpero di denaro. Il paese nel quale la grande industria ha raggiunto il più alto sviluppo ha quasi il monopolio della costruzione di queste navi. Tutte le corazzate turche, quasi tutte le russe e la maggior parte delle tedesche sono costruite in Inghilterra; piastre di corazze per qualsiasi uso vengono fabbricate quasi esclusivamente a Sheffield; delle tre aziende metallurgiche d'Europa che sole sono in condizione di fornire i cannoni più pesanti, due appartengono all'Inghilterra (Woolwich e Elswick) e la terza (Krupp) alla Germania. Si vede qui con la più palmare evidenza come la "violenza politica immediata", che, secondo Dühring, è "la causa decisiva dell'ordine economico", sia al contrario completamente soggiogata all'ordine economico; come non soltanto la costruzione, ma anche la manovra degli strumenti della violenza sul mare, le navi da battaglia, siano diventate anch'esse un ramo della grande industria moderna. E non vi è nessuno che sia disturbato da questo stato di cose quanto la violenza stessa, lo Stato, al quale oggi una nave costa tanto quanto costava prima un'intera piccola flotta; il quale deve rassegnarsi al fatto che queste navi, così care, siano invecchiate e abbiano quindi perduto il loro valore prima ancora di scendere in mare; e deve sentire lo stesso disgusto di Dühring di fronte al fatto che l'uomo dell'"ordine economico", l'ingegnere, a bordo sia oggi più importante dell'uomo della "violenza immediata", il capitano. Noi invece non abbiamo nessuna ragione di arrabbiarci se vediamo come in questa gara tra corazza e cannone la nave da battaglia raggiunga quel vertice di perfezione che la rende tanto esorbitantemente costosa quanto inutilizzabile militarmente [*5] e come questa lotta riveli conseguentemente, anche nel campo della guerra navale, le leggi di quell'interno moto dialettico per cui il militarismo, come ogni altro fenomeno storico, sarà condotto alla rovina dalle conseguenze del suo proprio sviluppo.

Anche qui vediamo quindi con chiarezza perfetta che non è assolutamente vero che "l'elemento primitivo" debba "essere cercato nella violenza politica immediata e non solamente in una potenza economica indiretta". Al contrario! Che cosa appare precisamente come "l'elemento primitivo" della stessa violenza? La potenza economica; la disponibilità dei mezzi della grande industria. La forza politica sul mare, fondata sulle moderne navi da battaglia, si appalesa non già "immediata", ma precisamente mediata dalla potenza economica, dall'alto sviluppo raggiunto dalla metallurgia, dall'avere ai propri ordini tecnici esperti e ricche miniere di carbone.

Ma frattanto, a che serve tutto questo? Nella prossima guerra navale si dia a Dühring l'alto comando ed egli semplicemente mediante la sua "violenza immediata", senza torpedini o altri artifici, annienterà tutte le flotte corazzate asservite all'ordine economico.

 

Note

84. In base alle condizioni del trattato di pace, dopo la guerra del 1870-71, negli anni 1871-73 la Francia dovette versare alla Germania come spese di guerra cinque miliardi di franchi.

85. Al posto dei sei capoversi che seguono, nel testo originario si trovava una trattazione più estesa che Engels estrasse dal manoscritto e conservò a parte, come saggio a sé stante, sotto il titolo "Tattica della fanteria derivata dalle cause materiali". (Marx-Engels, Opere, vol. XXV, cit., pp. 619-625)

86. Era il sistema introdotto in base a un progetto di Scharnhorst del 17 marzo 1813: esso disponeva il richiamo delle leve più anziane dei congedati. Nella guerra franco-prussiana del 1870-71 il primo scaglione del Landwehr fu impiegato in combattimento affianco dell'esercito permanente.

87. Nella guerra austro-prussiana del 1866.

88. Nella battaglia di St. Privat, il 18 agosto 1870, le truppe tedesche sconfissero, riportando però gravi perdite, l'esercito francese del Reno. Essa è ricordata come la battaglia di Gravelotte.

*4. La cosa è già perfettamente nota allo stato maggiore prussiano "La base della guerra è in primo luogo la forma economica generale della vita dei popoli"; così dice in una sua conferenza scientifica Max Jähns, capitano di stato maggiore ("Kölnische Zeitung", 20 aprile 1876, terza pagina) [89].

89. La conferenza di Max Jähns "Machiavelli [sic] und der Gedanke der allgemeinen Wehrpflicht" fu pubblicata nel "Kölnische Zeitung" , nei numeri 108, 110, 112 e 115, del 18, 20, 22 e 25 aprile 1876.

La "Kölnische Zeitung", quotidiano, uscì a Colonia dal 1802 al 1945; rispettava la politica della borghesia liberale prussiana.

90. La guerra di Crimea (1853-1856), condotta dalla Russia contro la Turchia alleata all'Inghilterra, alla Francia e alla Sardegna, fu provocata dal contrasto d'interessi economici e politici tra questi paesi nel Vicino Oriente.

*5. Il perfezionamento dell'ultimo prodotto della grande industria per la guerra navale, la torpedine ad autopropulsione, sembra che dovrà realizzare quanto diciamo: in effetti la più piccola torpediniera sarebbe superiore alla più potente corazzata. (Si ricordi che quanto sopra fu scritto nel 1878) [91].

91. L'ultima frase tra parentesi fu aggiunta da Engels alla terza edizione (1885) dell'"Anti-Dühring".

 

 


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