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Indice

Prefazioni


Introduzione


Prima Sezione: Filosofia


Seconda Sezione: Economia Politica


Terza Sezione: Socialismo

 

 

Testo trascritto per Internet da Dario Romeo, Settembre-Ottobre 1999

 

Anti-Dühring

Friedrich Engels

Prima Sezione: Filosofia

IV. Schematizzazione del mondo

"L'essere che tutto abbraccia è unico. Nella sua autosufficienza esso non ha niente accanto a sé. Associargli un secondo essere significa farlo diventare ciò che non è, cioè una parte o un elemento costitutivo di un tutto più ampio. Poiché noi distendiamo il nostro pensiero unitario, per così dire, come una cornice, niente di ciò che deve rientrare in questa unità di pensiero può contenere in sé una dualità. Ma niente può neppure sottrarsi a questa unità di pensiero (...) l'essenza di tutto il pensiero consiste nella riunione degli elementi della coscienza in una unità (...) Proprio l'unità puntuale della sintesi fa sorgere il concetto del mondo indivisibile e riconoscere l'universo, come dice la parola, come qualcosa in cui tutto è riunito come in una unità

Sin qui Dühring. Il metodo matematico per cui "ogni questione deve risolversi assiomaticamente in forme fondamentali semplici, come se si trattasse di semplici... principi della matematica", questo metodo è qui applicato per la prima volta.

"L'essere che tutto abbraccia è unico." Se una tautologia, semplice ripetizione nel predicato di ciò che è già espresso nel soggetto, costituisce un assioma, qui ne abbiamo uno della più bell'acqua. Nel soggetto Dühring ci dice che l'essere che tutto abbraccia è unico e nel predicato afferma intrepido che allora niente è fuori di esso. Che colossale idea "creatrice di un sistema"!

Creatrice di un sistema, infatti. Non son ancora passate altre sei righe ed ecco che Dühring, per mezzo del nostro pensiero unitario, ha trasformato l'unicità dell'essere nella sua unità. Poiché l'essenza di tutto il pensiero consiste nell'attività sintetica unitaria, l'essere, tosto che viene pensato, viene pensato come unitario: il concetto del mondo è un concetto indivisibile; e poiché l'essere pensato, il concetto del mondo, è unitario, l'essere reale, il mondo reale, è parimente una unità indivisibile. Conseguentemente, "una volta che lo spirito abbia imparato a concepire l'essere nella sua omogenea universalità, non c'è più luogo per le trascendenze".

È questa una campagna di fronte alla quale scompaiono completamente Austerlitz e Jena, Königgrätz e Sedan [29]. Con poche frasi, appena una pagina dopo che abbiamo mobilitato il primo assioma, abbiamo già abolito, eliminato, annientato ogni trascendenza, dio, le schiere celesti, il cielo, l'inferno e il purgatorio, insieme all'immortalità dell'anima.

Come arriviamo dall'unicità dell'essere alla sua unità? In generale col pensarlo nella mostra mente. L'essere unico diventa nel pensiero un essere unitario, una unità ideale, non appena intorno ad esso tendiamo il nostro pensiero unitario come una cornice; infatti l'essenza di tutto il pensiero consiste nella riunione di elementi della coscienza in una unità.

Quest'ultima proposizione è semplicemente falsa. In primo luogo il pensiero consiste tanto nella scomposizione degli oggetti della coscienza nei loro elementi, tanto nella riunione di elementi omogenei in una unità. Senza analisi non c'è sintesi. In secondo luogo, il pensiero non può, se non vuol prendere un granchio, che raccogliere in una unità quegli elementi della coscienza nei quali, o nei prototipi reali dei quali, questa unità esisteva già da prima. Se si assume una spazzola da scarpe sotto l'unità mammifero, ci vuol altro perché le crescano le mammelle. L'unità dell'essere, ossia la legittimità del fatto che esso venga concepito nel pensiero come unità, è quindi proprio ciò che si doveva dimostrare, e se Dühring ci assicura che egli pensa nella sua mente l'essere unitariamente e non già come dualità, con ciò non ci racconta altro che la sua non autorevole opinione.

Se vogliamo presentare nettamente la linea del suo pensiero, essa è la seguente: Io comincio con l'essere. Quindi io penso nella mia mente l'essere. Il pensiero dell'essere è unitario. Ma pensare ed essere devono armonizzare; essi sono in corrispondenza l'uno con l'altro: "coincidono". Quindi l'essere è unitario anche nella realtà. Quindi non ci sono "trascendenze". Ma se Dühring avesse parlato così scopertamente invece di regalarci le sentenze oracolari che abbiamo riportate sopra, l'ideologia sarebbe stata chiaramente visibile. Voler dimostrare, partendo dall'unità di pensiero ed essere, la realtà di qualsiasi prodotto del pensiero: questo è stato precisamente uno dei più folli deliri febbrili di un Hegel.

Anche se il suo procedimento dimostrativo fosse giusto, Dühring non avrebbe guadagnato sugli spiritualisti neanche un pollice di terreno. Gli spiritualisti gli risponderebbero in breve: il mondo è semplice anche per noi; la divisione in al di qua e al di là esiste solo per il nostro punto di vista specificamente terreno, inficiato dal peccato originale; di sé e per sé, cioè in dio, tutto l'essere è uno. E accompagnerebbero Dühring sugli altri corpi celesti a lui cari e gliene mostrerebbero uno e più in cui non ha avuto luogo nessun peccato originale; in cui quindi non esiste antitesi tra al di qua e al di là e in cui l'unità del mondo è un postulato della fede.

L'elemento più comico della cosa è che Dühring per dimostrare la non esistenza di dio partendo dal concetto dell'essere, applica la prova ontologica dell'esistenza di dio. Essa suona così: se noi immaginiamo dio, lo immaginiamo come la somma di tutte le perfezioni. Ma alla somma di tutte le perfezioni è inerente prima di tutto l'esistenza, infatti un essere inesistente è necessariamente imperfetto. Quindi tra le perfezioni di dio dobbiamo annoverare anche l'esistenza. Quindi dio deve esistere... Precisamente nella stessa maniera ragiona Dühring: se noi pensiamo nella nostra mente l'essere, lo pensiamo come un concetto. Ciò che è compreso in un concetto è unitario. L'essere dunque non corrisponderebbe al suo concetto se non fosse unitario. Conseguentemente dio non esiste, ecc.

Se noi parliamo dell'essere, e semplicemente dell'essere, l'unità può consistere solo nel fatto che tutti gli oggetti di cui si tratta sono, esistono. Essi sono raccolti nell'unità di quest'essere e in nessun'altra, e l'espressione comune che, essi tutti, sono, non solo non può dar loro nessun'altra proprietà comune o non comune, ma esclude, per il momento, dalla nostra considerazione ogni altra proprietà. Infatti appena ci allontaniamo anche solo di un millimetro dal semplice fatto fondamentale che tutte queste cose hanno in comune l'essere, cominciano a balzarci agli occhi le differenze di queste cose, e se queste differenze consistono nel fatto che di queste cose le une sono bianche e le altre sono nere, le une sono animate e le altre inanimate, le une sono, diciamo, dell'al di qua, le altre dell'al di là, è cosa che non possiamo decidere partendo dal fatto che ad esse tutte egualmente è attribuita la semplice esistenza.

L'unità del mondo non consiste nel suo essere, sebbene il suo esser sia un presupposto della sua unità, poiché esso deve anzitutto pur essere, prima di poter essere uno. Invero l'essere è in generale una questione aperta a partire da quel limite oltre il quale cessa il nostro orizzonte visivo. L'unità reale del mondo consiste nella sua materialità, e questa è dimostrata non da alcune frasi cabalistiche, ma da uno sviluppo lungo e laborioso della filosofia e delle scienze naturali.

Andiamo avanti nella lettura del testo. L'essere, sul quale ci intrattiene Dühring,

"non è quel puro essere che, eguale a se stesso, sarebbe privo di ogni determinazione particolare ed effettivamente rappresenta solo un riflesso del nulla di pensiero o dell'assenza di pensiero".

Ma vedremo ora molto presto che il mondo di Dühring in verità prende l'inizio da un essere che è privo di ogni distinzione interna, di ogni movimento e di ogni cambiamento e quindi è effettivamente solo un riflesso del nulla di pensiero, dunque un reale nulla. Solo da questo essere-nulla si sviluppa l'attuale stato del mondo, differenziato, pieno di cambiamenti e che presenta uno sviluppo, un divenire; e solo dopo aver compreso questo, arriveremo a "tener fermo il concetto dell'essere universale eguale a se stesso", pur in questo eterno cambiamento. Noi quindi abbiamo ora il concetto dell'essere a un grado superiore, grado in cui comprende in se stesso il permanere quanto il mutare, tanto l'essere quanto il divenire. Arrivati a questo punto troviamo che "genere e specie o, in generale, universale e particolare, sono i più semplici mezzi di differenziazione, senza i quali non può essere compresa la costituzione delle cose". Ma questi sono mezzi di differenziazione della qualità; e avendone trattato, possiamo dire "di fronte ai generi sia il concetto della grandezza, come concetto di quell'omogeneo nel quale non si trova più nessuna differenza specifica"; cioè dalla qualità passiamo alla quantità, e questa è sempre "misurabile".

Confrontiamo ora questa "distinzione precisa degli schemi generali d'azione" e il suo "punto di vista realmente critico" con le crudezze, le confusioni, i deliri febbrili di un Hegel. Troveremo che la logica di Hegel comincia dall'essere, come Dühring; che l'essere risulta come il nulla, come in Dühring; che da questo essere-nulla si passa al divenire, il cui risultato è l'esistenza, cioè una forma più alta, più piena dell'essere, precisamente come in Dühring. L'esistenza porta alla qualità, la qualità alla quantità, precisamente come in Dühring. E perché non manchi nessun elemento essenziale, ecco che cosa ci racconta Dühring in un'altra occasione:

"Dal regno della insensibilità non si entra in quello della sensazione, malgrado ogni gradualità quantitativa, che con un salto qualitativo del quale noi (...) Possiamo affermare che si differenzia infinitamente dalla semplice gradazione di una medesima proprietà".

Questa è precisamente la linea nodale dei rapporti di misura di Hegel, nella quale un incremento o una diminuzione semplicemente quantitativi causano, in certi particolari punti nodali, un salto qualitativo; il che si ha per es. nel caso dell'acqua riscaldata o raffreddata in cui il punto di ebollizione e il punto di congelamento sono quei nodi nei quali si compie, a pressione normale, il salto in un nuovo stato di aggregazione, nei quali, quindi, la quantità si converte repentinamente in qualità.

La nostra indagine ha tentato, anch'essa, di andare sino alle radici e ha trovato, quali radici di quegli schemi fondamentali dühringiani che vanno alle radici... i "deliri febbrili" di un Hegel, le categorie della "Logica" hegeliana, Parte prima, Dottrina dell'essere, con la "sequenza" rigorosamente conforme al vecchio hegelismo e con un timido tentativo di occultare il plagio!

E non contento di rubare al più calunniato dei suoi predecessori tutta la schematizzazione dell'essere, Dühring, dopo aver portato egli stesso l'esempio surriferito della conversione repentina, a salti, della quantità alla qualità, ha la faccia tosta di dire di Marx:

"Come è comico per esempio l'appello" (di Marx) "alla confusa è nebulosa idea hegeliana che la quantità si muta in qualità!".

Confusa e nebulosa idea! Chi si converte qui repentinamente e chi è comico, signor Dühring?

Tutte queste belle cosette, quindi, non solo non sono "assiomaticamente risolte", secondo le prescrizioni, ma sono semplicemente riportate dall'esterno, cioè dalla "Logica" hegeliana. E precisamente, in modo tale che in tutto il capitolo non figura mai, neppure una volta, neanche la parvenza di un nesso interno, se non nella misura in cui anch'esso è preso in prestito da Hegel, e finalmente il tutto va a finire in un vuoto sottilizzare sullo spazio e il tempo, sul permanere e il cambiare.

Dall'essere, Hegel passa all'essenza, alla dialettica. Qui egli tratta delle determinazioni della riflessione, delle loro opposizioni e contraddizioni interne, come per es. positivo e negativo, arriva poi alla causalità o rapporto di causa ed effetto e chiude con la necessità. Non diversamente Dühring. Ciò che Hegel chiama dottrina dell'essenza, Dühring lo traduce in proprietà logiche dell'essere. Ma queste consistono anzitutto nell'"antagonismo di forze", in opposizioni. La contraddizione, per contro, Dühring la nega radicalmente. Ritorneremo più tardi su questo argomento. Egli passa poi alla causalità e da questa alla necessità. Se dunque Dühring dice di se stesso: "Noi che non filosofiamo da una gabbia", probabilmente intende che filosofa in gabbia, cioè nella gabbia dello schematismo hegeliano delle categorie.

 

Note

29. Ad Austerlitz, il 2 dicembre 1805, truppe russe e austriache si scontrarono con le truppe francesi di Napoleone, che riportò la vittoria. La battaglia di Jena, combattuta il 14 ottobre 1806 tra l'esercito francese di Napoleone e le truppe prussiane, si concluse con la disfatta di queste ultime e portò alla capitolazione della Prussia. La battaglia di Königgrätz, il 3 luglio 1866, decise la vittoria della Prussia nella guerra austro-prussiana; è ricordata anche come battaglia di Sedowa. Nella battaglia di Sedan il 1° e il 2 settembre 1870, scontro decisivo della guerra franco-tedesca del 1870-71, le truppe tedesche sconfissero l'esercito francese di Mac-Mahon e lo costrinsero alla capitolazione.

 


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