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Indice

Prefazioni


Introduzione


Prima Sezione: Filosofia


Seconda Sezione: Economia Politica


Terza Sezione: Socialismo

 

 

Testo trascritto per Internet da Dario Romeo, Settembre-Ottobre 1999

 

Anti-Dühring

Friedrich Engels

Prefazione alla prima edizione (1878)

Il seguente lavoro non è affatto il frutto di un "impulso interiore". Al contrario.

Quando tre anni or sono tutto ad un tratto il sig. Dühring, nella sua qualità di neofita e ad un tempo di riformatore del socialismo, sfidò a battaglia il suo secolo, in Germania alcuni amici mi fecero ripetutamente sentire il loro desiderio che io esaminassi criticamente questa nuova teoria socialista nell'organo centrale del partito socialdemocratico, che era allora il "Volksstaat" [2]. Essi ritenevano che la cosa fosse assolutamente necessaria, se non si voleva dare di nuovo occasioni a scissioni settarie e a confusione nel partito ancora così giovane e che aveva proprio allora appena raggiunto la sua definitiva unificazione. Essi erano in condizione di giudicare la condizione in Germania molto meglio di me, ed io ero quindi in dovere di aver fede in loro. Inoltre si vedeva che una parte della stampa socialista aveva dato al neofita il suo benvenuto con un calore che certo valeva solo per la buona volontà di Dühring, ma che nello stesso tempo lasciava scorgere anche, in questa parte della stampa del partito, la buona volontà di accettare ad occhi chiusi, proprio in conto di questa buona volontà di Dühring, anche la sua dottrina. C'era anche della gente che già si accingeva a diffondere tra gli operai questa dottrina resa in una forma più popolare. E finalmente Dühring e la sua piccola setta impiegavano tutte le arti della réclame e dell'intrigo per costringere il "Volksstaat" a pendere una posizione decisa di fronte alla nuova dottrina che si presentava con pretese così imponenti.

Tuttavia c'è voluto un anno per potermi decidere, trascurando altri lavori, e prendere questa gatta da pelare. Era proprio una faccenda che, una volta affrontata, doveva essere portata fino in fondo. E non era solo molto spiacevole, ma anche molto grossa. La nuova teoria socialista si presentava come l'ultimo frutto pratico di un nuovo sistema filosofico. Si trattava quindi di esaminarla in connessione con questo sistema e, di conseguenza, di esaminare il sistema stesso: si trattava di seguire Dühring in quel vasto campo in cui egli tratta di tutte le cose possibili e di altre ancora. Così ebbe origine una serie di articoli che dal principio del 1877 sono apparsi nel "Vorwärts" di Lipsia, succeduto al "Volksstaat", e che si presentano qui in un tutto unico.

Così proprio la natura dell'oggetto stesso ha costretto la critica ad un'ampiezza che è assolutamente sproporzionata al contenuto scientifico di questo oggetto, cioè degli scritti dühringiani. Ma anche altre due circostanze possono giustificare quest'ampiezza. Da una parte essa mi ha dato la possibilità di sviluppare positivamente nei campi diversissimi, che qui devono essere toccati, il mio modo di vedere su punti controversi che oggi hanno un vasto interesse scientifico o pratico. Ciò è accaduto in ogni singolo capitolo e, per quanto poco io possa avere il fine di contrapporre un altro sistema al "sistema" di Dühring, è sperabile tuttavia che al lettore non sfuggirà il nesso interno nelle opinioni che io sostengo. E già ora ho prove sufficienti che il mio lavoro, sotto questo riguardo, non è stato completamente infruttuoso.

D'altra parte il "creatore di sistema" Dühring non è un fenomeno isolato nella Germania del tempo presente. Da qualche tempo in Germania i sistemi di cosmogonia, di filosofia della natura in generale, di politica, di economia, ecc., spuntano come i funghi a dozzine dalla sera alla mattina. Ormai l'ultimo dottorello in filosofia, e perfino lo studente, non si accinge a qualcosa che non sia meno di un "sistema" compiuto. Come nello Stato moderno si presume che ogni cittadino sia maturo per giudicare su tutte le questioni sulle quali deve votare; come in economia si suppone che ogni consumatore sia un profondo conoscitore di tutte le merci che si trova a dover acquistare per il suo sostentamento, analogamente ora ci si deve comportare anche nella scienza. Libertà scientifica significa che si scrive su tutto ciò che non si è appreso, e questo si spaccia per l'unico metodo rigorosamente scientifico. Ma Dühring è uno dei tipi più caratteristici di questa invadente pseudoscienza che al giorno d'oggi in Germania si spinge dappertutto in prima linea e che soverchia ogni voce con le sue chiassose sublimi sciocchezze. Sublimi sciocchezze in poesia, in filosofia, in politica, in economia, in storiografia; sublimi sciocchezze dalla cattedra e alla tribuna, sublimi sciocchezze dappertutto; sublimi sciocchezze con la pretesa ad una superiorità e ad una profondità di pensiero che le distingue dalle sciocchezze semplici, piattamente volgari di altre nazioni; sublimi sciocchezze: è questo il prodotto più caratteristico e più abbondante dell'industria intellettuale tedesca, a buon mercato ma cattivo, proprio come altri manufatti tedeschi accanto ai quali, disgraziatamente, non era stato esposto a Filadelfia [3]. Perfino il socialismo tedesco, specialmente dopo il buon esempio di Dühring, si è messo di recente a produrre in misura assai cospicua sublimi sciocchezze e lancia uno dopo l'altro individui che si ringalluzziscono in una "scienza" della quale "in realtà non hanno imparato niente" [4]. È questa una malattia infantile che rileva l'incipiente conversione dell'uomo di studio tedesco alla socialdemocrazia ed è inseparabile da essa, ma che sarà certo superata dalla natura notevolmente sana dei nostri operai.

Non è stata colpa mia se ho dovuto seguire il sig. Dühring in campi dei quali io posso muovermi tutt'al più con le pretese che può avere un dilettante. In tali casi mi sono quasi sempre limitato a contrapporre alle affermazioni false o storte del mio avversario i fatti precisi e incontestati. Così è avvenuto nella scienza giuridica e in parecchi casi della scienza della natura. In altri casi si tratta di visioni generali della scienza teorica della natura, e quindi di un terreno in cui anche il naturalista di professione deve oltrepassare la sua specialità e invadere campi collaterali, campi nei quali, secondo la confessione di Virchow [5], anche lo specialista è altrettanto "superficiale" quanto noi altri. È sperabile che anche a me sarà accordata, per piccole imprecisioni e impacci di espressione, la stessa indulgenza che ci si usa vicendevolmente in questi campi.

Sul punto di chiudere questa prefazione mi perviene un annunzio libraio, stilato da Dühring, di una nuova opera "decisiva" di Dühring: "Nuove leggi fondamentali di fisica razionale e chimica razionale". Ora, per quanto io sia consapevole anche della deficienza delle mie conoscenze di fisica e di chimica, credo tuttavia di conoscere il mio Dühring e perciò di avere il diritto di dire in anticipo, senza aver mai visto il lavoro stesso, che le leggi di fisica e di chimica che qui vengono poste in campo, quanto a fraintendimenti e luoghi comuni, troveranno degnamente posto accanto alle leggi di economia, di figurazione schematica del mondo ecc. precedentemente scoperte dal Dühring ed esaminate nel mio lavoro, e che il rigometro, o strumento per la misurazione di temperature estremamente basse, costruito da Dühring, servirà come misura non di temperature alte o basse, ma unicamente e solamente dell'ignorante arroganza del sig. Dühring.

Londra, 11 giugno 1878

Note

2. Der Volksstaat (Lo Stato Popolare), organo della Sozialdemokratische Arbeiterpartei (Partito Socialdemocratico dei Lavoratori), uscì a Lipsia dal 2 ottobre del 1869 al 29 settembre 1876. A causa del suo coraggioso atteggiamento rivoluzionario il giornale fu esposto continuamente alle persecuzioni della polizia e del governo. La composizione del corpo redazionale mutò spesso in seguito all'arresto di taluni redattori, mentre la direzione restò sempre nelle mani di Wilhelm Liebknecht; grande influenza sull'impostazione del foglio ebbe August Bebel.

Marx ed Engels furono collaboratori del giornale fin dalla sua fondazione. Furono attivamente a fianco della redazione e con la loro critica contribuirono a far sì che il giornale si mantenesse costantemente fedele alla sua linea rivoluzionaria.

Per decisione del Congresso di Gotha del partito, dal 1° ottobre 1876 il "Volksstaat" e il "Neuer Social-Demokrat" (organo dei lassalliani) furono sostituiti dal "Vorwärts", quale "organo centrale della socialdemocrazia tedesca". Con la promulgazione della legge contro i socialisti, il 27 ottobre 1878 il "Vorwärts" cessò le pubblicazioni.

3. Il 10 maggio 1876, nel centenario della dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti (4 luglio 1776), si aprì a Filadelfia la sesta Esposizione mondiale dell'industria. Il direttore dell'Accademia dell'industria di Berlino, Franz Reuleaux, nominato presidente della commissione tedesca, nella prima delle "Lettere da Filadelfia" (2 giugno 1876) da lui indirizzate alla "Nationalzeitung" si vide costretto a constatare: "Nella parte di gran lunga maggiore degli oggetti esposti la nostra produzione è inferiore a quella di altre nazioni (...) in sostanza tutti i biasimi si riducono a questo giudizio: "a buon mercato ma cattivo" è il principio fondamentale dell'industria tedesca". Ciò provocò un ampio dibattito sulla stampa; il "Volksstaat", in particolare, tra il luglio e il settembre pubblicò in proposito una serie di articoli.

4. Questa frase, passata in proverbio, deriva da una lettera (1796) del contrammiraglio francese Chevalier de Panat, che scriveva "Personne n'a su ni rien oublier, ni rien apprendre" (Nessuno ha saputo dimenticare niente, né imparare niente). Talvolta queste parole sono attribuite anche a Talleyrand. Esse si riferivano ai realisti francesi che si erano rivelati incapaci di trarre qualsiasi lezione dalla rivoluzione del 1789-1793.

5. Riferimento al discorso tenuto da Rudolf Virchow a Monaco, il 22 settembre 1877, alla 50a Assemblea degli scienziati e dei medici tedeschi. (cfr. R. Virchow "Die Freiheit der Wissenschaft im modernen Staat...", pag. 13).

 

 


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