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PRIMO MAGGIO CHICAGO 1886
GLI AVVENIMENTI DI PIAZZA HAYMARKET

IL "CASO HAYMARKET"
L'esplosione della bomba e la conseguente morte del poliziotto colpito, slegarono del tutto le mani ai "tutori dell'ordine" di Chicago. Come scrisse Sorge, "si levò un assordante grido di vendetta e di furia da parte delle autorità e dei filistei, eroi del manganello e dell'ordine. Tutte le garanzie costituzionali della libertà personale e dell'inviolabilità della persona vennero calpestate, venne abrogata qualsiasi inviolabilità della persona e ripristinato l'onnipotente arbitrio della polizia, la rozza polizia di Chicago".
A Chicago ebbero inizio arresti e perquisizioni indiscriminate. Vennero tratti in arresto tutti gli attivisti del movimento sindacale e operaio, furono messe al bando tutte le organizzazioni anarcosindacaliste e vietate le loro pubblicazioni. I redattori e gli editori dell'"Arbeiter Zeitung" vennero gettati in carcere. Chi tentava di intercedere in favore degli arrestati era successivamente fatto oggetto di sorveglianza da parte della polizia. Vennero proibite tutte le riunioni di operai e con il pretesto di "prevenire eventuali attentati", le autorità militari misero un intero reggimento di fanteria in assetto di guerra. Da parte loro, gli imprenditori crearono speciali gruppi di "difesa dell'ordine e della proprietà".
La stampa reazionaria chiese che i dirigenti operai arrestati venissero giustiziati immediatamente. Il "New York Tribune" diffuse menzogne, secondo le quali gli operai aspettavano solo l'arrivo dei poliziotti per farne strage. Solo un ristretto numero di giornali offrì un quadro veritiero degli avvenimenti e denunciò i veri colpevoli del massacro. Il "John Swinton's Paper" scrisse ad esempio: "Se non ci fosse stata la minaccia di un reparto armato arrivato proprio sul luogo della riunione, se questo reparto si fosse astenuto dal tentativo di far fallire il comizio in quanto in esso non si era notato nessun segno di ribellione, allora non c'è alcuna ragione di credere che i discorsi di denuncia degli oratori non sarebbero finiti pacificamente... come previsto, verso le dieci ... ".
Parsons, Spies, Fielden, Schwab, Neebe, Fischer, Engel e Lingg furono incarcerati.
In un primo momento la polizia non riuscì a mettere le mani su Parsons; fintanto quando questi seppe di essere chiamato in giudizio, in segno di solidarietà con i suoi compagni, prese il suo posto sul banco degli imputati. Essendo uno dei dirigenti degli operai di Chicago, Parsons considerava suo dovere il denunciare pubblicamente la provocazione e difendere gli operai. "Mi uccideranno - rispose quando gli fu chiesto perché si fosse presentato in tribunale - ma non potevo restarmene in libertà sapendo che i miei compagni erano stati arrestati e sarebbero stati giustiziati per fatti di cui essi sono colpevoli al pari di me ... ".
Formalmente tutti gli imputati vennero accusati di istigazione all'uccisione e dell'uccisione stessa del poliziotto morto in piazza Haymarket. In realtà li si voleva giudicare per le loro convinzioni politiche. Per citare Sorge, "il socialismo, il comunismo, l'anarchismo e tutto il movimento operaio si trovava ora sul banco degli imputati".
E i giudici non lo nascondevano. Il procuratore Grinnell, ad esempio, dichiarò apertamente che Parsons e i suoi compagni sarebbero stati giudicati per aver capeggiato le manifestazioni operaie. "Essi sono colpevoli al pari e non di più di chi li segue - disse egli. E chiese subito: - Giudicate questi uomini e che ciò serva da esempio agli altri! Impiccateli e salverete i vostri istituti, la nostra società!".
La decisione definitiva sul processo a carico dei rivoluzionari di Chicago spettava al collegio dei giurati, il quale si riunì il 17 maggio. Come scrisse più tardi uno degli avvocati difensori degli imputati, era un fatto noto a tutti che della giuria facevano parte noti imprenditori, selezionati oltretutto in modo ben determinato. È logico quindi che i circoli dirigenti esprimessero la propria soddisfazione al riguardo. La stampa capitalista prediceva: "Indubbiamente Spies, Parsons, Schwab e gli altri istigatori del crimine verranno chiamati in giudizio".
Tale fu, infatti la decisione adottata dai giurati, la cui selezione, come si è detto, era stata minuziosamente preparata. La giuria doveva essere di 12 uomini. Tra un migliaio circa di possibili candidati, solo 6 erano operai, i quali, beninteso, non finirono nel numero dei giurati. Vennero addirittura respinte le candidature di tutti coloro il cui nome fosse legato, in un modo o nell'altro, alle organizzazioni operaie e quelle di chiunque manifestasse simpatia nei confronti delle stesse.
Conformemente alla legge i giurati avrebbero dovuto fare prova della massima imparzialità; pertanto, il tribunale ignorò anche questa condizione. La maggior parte dei futuri giurati dichiarò subito di avere le idee assolutamente chiare quanto agli avvenimenti di piazza Haymarket. Erano tutti imprenditori o dipendenti da imprenditori, tutti apertamente ostili agli operai e convinti avversari dei socialisti.
Il processo iniziò il 15 luglio. Gli imputati erano accusati di attentato alla costituzione, alla Dichiarazione di indipendenza e di libertà del popolo americano, di congiura e di omicidio.
Erano stati preparati anche i "testimoni": i provocatori Waller, Shrade e Scliger. Le deposizioni di questi ultimi non risultarono comunque convincenti. Waller (sua sorella dichiarò successivamente che era stato comprato dal capitano di polizia Shaak, che gli aveva consegnato una grossa somma di denaro) avrebbe dovuto attestare ad esempio la "congiura" degli imputati, affermando che questi avevano premeditatamente deciso di gettare una bomba contro i poliziotti in piazza Haymarket. Rispondendo alle domande, Waller ammise tuttavia che la polizia aveva fatto la propria comparsa al comizio in modo inatteso.
L'affermazione di un altro testimone dell'accusa, Gilmer, stando alla deposizione del quale la bomba sarebbe stata lanciata da Schnaubelt, Fischer e Spies, venne confutata da numerosi testimoni oculari, i quali riuscirono a provare che al momento dell'esplosione Spies si trovava davanti agli occhi di tutti, sulla tribuna, mentre Fischer era addirittura ad un altro comizio. Per quanto riguarda Schnaubelt, Gilmer non ne seppe nemmeno fornire la descrizione.
Erano questi dunque i "testimoni" dell'accusa. Nonostante l'evidente falsità delle loro deposizioni, l'accusa respinse ogni possibile confutazione. Essendo le "prove" alquanto inconsistenti, contro gli imputati vennero allora utilizzati brani tratti dai loro interventi pubblici e dai loro articoli di giornale. Era del tutto chiaro che li si giudicava per le loro convinzioni politiche e non per altro.
Il 20 agosto, il tribunale emise il suo verdetto. Benché la non colpevolezza degli imputati fosse stata di fatto dimostrata, sette di essi vennero condannati alla pena capitale e l'ottavo, Neebe, a 15 anni di lavori forzati. Il ricorso in appello dei difensori alla Corte suprema dello Stato dell'Illinois e alla Corte federale, con la domanda di una revisione del processo, non fu accolto. La condanna restò in vigore.
La borghesia di Chicago e dell'intero paese si rallegrò cinicamente della propria vittoria. "Il 4 maggio l'anarchismo si è trovato sul banco degli imputati - scrisse il "Chicago Tribune" - ed ha ricevuto oggi un verdetto... che è la voce della giustizia". Rilevando la "soddisfazione generale" causata dal verdetto, il giornale scrisse che la decisione del tribunale incarnava una vittoria sugli "stranieri"... Il giornale dichiarò che il verdetto aveva non solo "ucciso l'anarchismo di Chicago... ma si presentava addirittura come un monito per tutta la velenosa famiglia del Vecchio Mondo comunisti.., socialisti.., anarchici.., affinché questi ultimi non giungessero negli USA per abusare della loro ospitalità e della libertà di parola ... "
In sostanza, queste parole mettevano a nudo la vera causa della strage perpetrata contro i socialisti rivoluzionari. La classe dirigente aveva in tal modo conseguito quanto non erano riusciti a conseguire uomini politici, filosofi e giornalisti che, al suo servizio, avevano tentato per moltissimi anni di convincere la classe operaia del paese della "estraneità" del socialismo alle condizioni dell'America "democratica" e quindi della sua totale "mancanza di prospettive".
Nel corso del processo, i discorsi degli imputati, così come, in generale, il loro comportamento, furono un esempio di coraggio e di fermezza. Nei loro interventi essi smontarono definitivamente le accuse avanzate nei loro confronti e misero in luce il disegno politico di quella provocatoria "causa penale" intentata dalle autorità dell'Illinois. Lo scopo era di calunniare e condannare le avanguardie dei lavoratori, per poi distruggere lo stesso movimento operaio.
Nel suo discorso Spies dichiarò che il processo aveva dimostrato che "nel paese ciascuno poteva essere accusato di congiura e in certi casi di omicidio. Ogni membro di un sindacato, dell'Ordine dei Cavalieri del lavoro o di qualsiasi altra organizzazione operaia poteva essere accusato di congiura... e di omicidio". Egli disse: "La vostra decisione, il vostro verdetto... non sono altro che l'arbitrio di una corte illegale... Noi ci siamo dedicati ad un movimento volto a conquistare l'emancipazione dall'oppressione e dalle sofferenze. Noi abbiamo effettivamente chiamato il popolo... a tenersi pronto per i tempi burrascosi che sarebbero venuti. E proprio questa è la causa del vostro verdetto ... ".
Rivolgendosi alla borghesia americana, Spies disse: "Se pensate che impiccandoci riuscirete a distruggere il movimento operaio... movimento in cui cercano la propria salvezza milioni di uomini oppressi che per il proprio lavoro non ricevono altro compenso che la disgrazia e il bisogno... allora impiccateci. Spegnerete una scintilla, ma sappiate che ovunque dilaga già una fiamma. Una fiamma occulta. E voi non riuscirete a domarla... Se la morte è una condanna per l'espressione della verità allora sarà con orgoglio e senza paura, che io pagherò questo alto prezzo. Chiamate il vostro carnefíce!".
Dopo aver dimostrato la sua innocenza circa l'esplosione del 4 maggio, Fischer dichiarò che egli, come i suoi compagni, era stato condannato a morte per le vedute e i princìpi che sosteneva. "Il verdetto - disse a titolo di conclusione - è un colpo mortale alla libertà di parola, alla libertà di stampa, alla libertà di pensiero in questo paese e anche il popolo ne è consapevole".
Anche il discorso di Lingg fu coraggioso. Egli dichiarò che la cosiddetta "congiura" di cui li si accusava non era altro che unità di pensiero, di convinzione, di aspirazione, di atteggiamento verso il sistema mostruoso e ingiusto del capitalismo. Lingg definì il procuratore ed i giudici, colpevoli di arbitrio, una "banda di criminali venduti". Egli esclamò: "Disprezzo il vostro ordinamento, le vostre leggi, il vostro potere che si fonda sulla forza. Impiccatemi per questo!".
Il tribunale dovette riservare due sedute, l'8 e il 9 maggio, per il discorso di Parsons. Parsons parlò dettagliatamente della lotta del proletariato americano contro il giogo capitalista, espose la storia del socialismo e dell'anarchismo negli USA, parlò del lavoro ch'egli aveva svolto insieme ai suoi compagni tra gli operai.
Parsons mise in luce il vero retroscena dell'accusa di "congiura" fabbricata contro di loro; il movimento per la rivendicazione delle 8 ore lavorative cominciava ad assumere dimensioni grandiose e la borghesia aveva avuto paura di "un precipitoso calo del corso del dollaro, nel caso in cui lo sciopero fosse stato vittorioso. Il complesso meccanismo di tutta l'industria era stato paralizzato dall'azione di migliaia di operai in sciopero per una giornata lavorativa di 8 ore. Bisognava fare qualcosa per arrestare il movimento, il cui epicentro erano l'Ovest e più particolarmente Chicago, dove per una giornata lavorativa di 8 ore avevano dichiarato sciopero 40 mila lavoratori, bisognava dare un esempio, per citare le parole del "Times", capace di costringere gli altri ad ubbidire... quelle persone che, a New York, sono in grado di fare una simile proposta sono in grado anche di realizzarla... Possibile che lesinino un centinaio di milioni di dollari all'anno piuttosto che attuare tutto questo?".
Parsons smascherò la messa in scena del tribunale e testi falsi su cui si basava il processo e dimostrò che questo non era che una congiura contro la libertà, pagata dai milionari di Chicago. In carcere, poco tempo prima di essere giustiziato, Parsons terminò il libro nel quale espose le sue vedute sullo sviluppo della società. Lucy Parsons, amica e compagna dei rivoluzionari, riuscì più tardi a far pubblicare i loro discorsi, i materiali dell'istruttoria e del processo, nonché il libro di suo marito. I compagni di lotta dei giustiziati riuscirono a pubblicare il libro di Albert R. Parsons nel 1887, a Chicago. In quello stesso anno, a Londra vennero pubblicati i discorsi pronunciati dagli anarco-sindacalisti di Chicago in tribunale. Nel volume si esponevano anche la storia del movimento per la rivendicazione delle 8 ore lavorative e gli avvenimenti di piazza Haymarket.
La notizia di quanto era successo a Chicago fece il giro di tutto il mondo. Alle "vittime della lotta per la causa degli operai e della libertà" di Chicago andavano vastissima simpatia e compianto da tutti i paesi, a nome di singoli e di organizzazioni, al governatore dell'Illinois pervennero petizioni e domande di grazia per i condannati. Al governatore si rivolsero Bernard Shaw, la Camera dei deputati francese, il municipio di Parigi e della Senna, gli operai di Francia, Russia, Italia, Spagna.
In difesa dei condannati si pronunciarono i giuristi più in vista ed esponenti della vita pubblica degli USA tra cui H. D. Lloyd, L. Trumbull, senatore americano per molti anni, S. S. Gregory, L. Gage, R. Ingersoll.
I proletari americani si convinsero ancora una volta di quale fosse il vero atteggiamento delle autorità statali e giudiziarie nei loro confronti. Nonostante il terrore provato dalle organizzazioni operaie dopo gli avvenimenti di Chicago, la maggior parte dei lavoratori espresse la propria indignazione per una così flagrante giustizia sommaria. I proletari internazionalisti americani valutarono giustamente le azioni delle autorità di Chicago come un attentato non solo alle organizzazioni operaie, ma anche alle libertà democratiche in generale.
Il congresso del Partito socialista operaio svoltosi nel settembre del 1887, espresse l'opinione del partito e di altre organizzazioni operaie circa l'ingiusta condanna spiccata dal tribunale e dettata dal pregiudizio e dall'odio di classe. La risoluzione adottata dal congresso diceva in particolare: "È conoscenza comune che nessuno dei condannati fu, sia pur minimamente, coinvolto nel lancio della bomba... e non possiamo vedere alcun nesso tra le vedute terroristiche di una persona e le azioni di sconosciuti, poiché a tutt'oggi nessuno conosce per certo chi sia stato a lanciare la bomba in questione. Ci rifiutiamo di credere che si possa eventualmente giungere a scoprire i motivi che hanno spinto all'azione l'ignoto autore del fatto stando alle deposizioni ed ai testi, il comizio, nel corso del quale fu lanciata la bomba, era un comizio del tutto pacifico, un comizio che tra l'altro sarebbe finito pacificamente, se non ci fosse stata ingerenza illegale e la richiesta del suo scioglimento. Noi dichiariamo che la decisione del tribunale è un attentato alla libertà di parola e di riunione e che l'esecuzione di questo verdetto equivarrà a un omicidio giuridico".
Nell'ottobre del 1886 l'omonimo settimanale dell'Ordine dei Cavalieri del lavoro cominciò a pubblicare le autobiografie dei condannati dal tribunale dell'Illinois "martiri di Haymarket", "condannati a morte per aver fatto uso della libertà di parola".
L'assemblea dei Cavalieri del lavoro della circoscrizione di New York annunciò il proprio appoggio, morale e materiale, ai condannati. Insieme all'Unione operaia centrale di New York, questa assemblea appoggiò il messaggio firmato da 14 noti esponenti del movimento sindacale e invitò le organizzazioni operaie a svolgere manifestazioni e comizi di protesta contro l'ingiusto verdetto del tribunale.
Il 20 ottobre simili comizi operai si svolsero a New York, a Chicago e in varie altre città. Ma questo movimento operaio contro il verdetto del tribunale e l'offensiva della borghesia contro il proletariato americano non assunse dimensioni sufficienti, privo com'era di una direzione unitaria e battagliera. La borghesia americana si vide così facilitare il compito di fare giustizia dei leader operai di Chicago.
L'11 novembre 1886, Albert Parsons, August Spies, Adolph Fischer e George Engel furono giustiziati. Le ultime parole degli eroi furono per la classe operaia. Per Samuel Fielden e Michel Schwab la pena capitale fu commutata in ergastolo.
Insieme a Louis Lingg, morto in carcere, Parsons, Spies, Fischer e Engel furono sepolti nel cimitero di Waldhaim, a Chicago. I loro funerali si trasformarono in una vera e propria dimostrazione di solidarietà operaia: 25 mila persone resero l'ultimo omaggio ai loro fratelli di classe e di lotta.
... Per molti anni gli operai e l'opinione pubblica democratica continuarono ad inviare alle autorità richieste di revisione del processo. Il 26 luglio 1893, Altgeld, neo eletto governatore dell'Illinois, concesse la grazia a Fielden, Schwab e Neebe, i quali si trovavano in carcere. Nell'atto di grazia, Altgeld sottolineò che Fielden, Schwab e Neebe, come pure i loro compagni, erano innocenti e che la giustizia sommaria di cui essi erano stati fatti oggetto era stata dettata dall'isterismo e da una clamorosa violazione della normale procedura giudiziaria.
In quello stesso 1893, sulla tomba degli eroi di Haymarket gli operai di Chicago innalzarono un obelisco.

 


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