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RIFLESSIONI SULLA SOLIDARIETA'

LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALISTA
Per questo (e molto altro trascurato in queste pagine) esercitare la solidarietà obbliga la conoscenza reale dei cambiamenti che si stanno producendo a livello internazionale e impone, oggi più di ieri, una scelta di campo, non solo formalmente, ma conseguentemente, sottopponendosi ad un processo cosciente di autoeducazione, appropriandosi della capacità costruttiva necessaria per che l’impegno solidale si concretizzi nella direzione giusta senza scivolare in quello che, aldilà delle intenzioni, potrebbe essere il suo opposto.
Chi ritiene di compiere la scelta solidaria deve avere la precisa consapevolezza che sta assumendo responsabilità di cui deve essere cosciente e consapevole: la solidarietà non è un modo per passare il tempo libero; la possibilità di dimostrare a se stessi o ad altri la propria sensibilità o capacità; tantomeno un gioco. È un impegno che si inserisce concretamente nel contesto in cui agisce e vi si può inserire positivamente o negativamente, risolvere problemi o aggravarli, quindi implica l’assunzione di scelte coscienti e necessarie.
Si può credere sinceramente che l’invio di trattori in un Paese del Terzo Mondo sia un’azione meritoria, nella realtà se l’economia in questo Paese è capitalista, quei trattori andranno ai proprietari agrari che grazie ad essi, potranno coltivare più terreno con meno dipendenti, aggravando ancora di più le condizioni della popolazione locale.
E c’è anche un altro limite: i progetti sono solitamente pensati ed enunciati a migliaia di chilometri di distanza, dove è ormai abitudine radicata il cadere nella consuetudine di configurarsi le situazioni, le lotte e le rivoluzioni degli altri, specie di quelli più lontani, come la meccanica proiezione delle proprie idee e ideologie, idealizzando le rivoluzioni altrui, ponendole fuori dalla storia, e misurate con il metro dello schematismo teorico. Oggi si usano questi parametri per Cuba, ma è anche vero che li si sono usati per tante altre realtà, senza preoccuparsi del fatto che coloro che erano i soggetti di turno delle critiche, almeno stavano tentando concretamente e nelle condizioni più difficili, pagando in prima persona, quello in cui credevano, mentre dall’Europa opulenta, dove le condizioni per intraprendere il cammino verso una nuova società erano e rimangono più propizie (almeno non si partirebbe da condizioni di sottosviluppo e di fame), non si è riusciti a dare nessun piccolo esempio concreto, né si intravede una possibilità per che ciò possa avvenire in futuro anzi, purtroppo siamo in una situazione di profonda sterzata a destra in tutto il paese e, se vale anche per noi il medesimo criterio di valutazione che viene utilizzato per gli altri, dobbiamo giungere alla constatazione che la nostra affidabilità è decisamente inferiore, pressochè nulla. Non abbiamo nessuna legittimazione di insegnare agli altri ciò che debbono fare, tantomeno di ergerci a giudici e far la punta alle rivoluzioni altrui, senza nemmeno pensare alla propria, circondati e molto spesso fruitori dei privilegi che i nostri paesi elargiscono privando la maggior parte dei popoli dei loro elementari diritti.
Un processo sociale non è solo il frutto conseguente della volontà di chi lo costruisce, ma il risultato dialettico determinato anche da chi vi si oppone e, per chi se ne fosse dimenticato, anche da chi si arrende o si estranea da esso. Se crediamo veramente che l’uomo è il costruttore del proprio futuro, abbiamo l’obbligo di compiere il nostro dovere, e vedere quanti, in tante realtà nei vari Paesi oppressi, in questo momento così difficile non hanno un solo attimo di incertezza e, da veri rivoluzionari, come molte altre volte hanno dimostrato, in tanti modi, e in tutto il mondo, di essere capaci di soffrire e di lottare al fianco dei più bisognosi, oggi come sempre sono disposti a difendere la loro dignità con tutte le forze.
Il Comandante Fidel Castro in un suo intervento di alcuni anni addietro ha sintetizzato meravigliosamente il processo rivoluzionario cubano con le seguenti parole: "... ma la nostra società, solidale e umana non getta nessuno per la strada, non lascia un solo lavoratore senza impiego, divide ciò che ha, e questo è il socialismo, è la giustizia sociale. Se ha molto può dividere molto e se ha poco può dividere poco, ma divide ciò che ha, non lascia nessuno abbandonato."
Se siamo capaci di cogliere lo straordinario valore umano e politico di questo impegno, sappiamo che il nostro compito di solidarietà è al fianco di queste avanguardie della dignità del genere umano, indipendentemente dai risultati positivi o negativi che nel loro paese possono ottenere, indipendentemente dalle vittorie o dalle sconfitte, dai momenti di avanzamento o di arretramento, ma per l’alto valore degli ideali di libertà e uguaglianza che in questo momento loro hanno il gravoso onore di tenere alti, lottando in prima linea, per il riscatto di tutti i popoli.
A questi esempi di internazionalismo dobbiamo, per dovere, la nostra Solidarietà Internazionalista.

 


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