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RIFLESSIONI SULLA SOLIDARIETA'

IL “NUOVO ORDINE MONDIALE”
Il nuovo modo di intendere la solidarietà ha avuto un incremento enorme dalla sconfitta dei Paesi dell’Est europeo e della stessa Unione Sovietica. La rottura dell’equilibrio dei due blocchi ha permesso che si arrivasse a questa situazione. Si è passati da una bipolarizzazione ad una monopolarizzazione che sta generando un maggior squilibrio, dichiarato con risonanza dagli USA come Nuovo Ordine Mondiale.
Nel 1979, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si approvava la Dichiarazione della necessità di un Nuovo Ordine Internazionale, comprendente al suo interno un Nuovo Ordine Economico Internazionale per risolvere la situazione di profonda differenza economico-sociale e dei problemi di sviluppo dei popoli, esistenti fra i cosiddetti Paesi del Nord e del Sud. In quella Dichiarazione, l’ONU si proponeva di garantire uno sviluppo economico e sociale nella pace e nella giustizia, basato nel pieno rispetto dell’uguaglianza e della sovranità dei vari Paesi, la libera determinazione di tutti i popoli, l’inammissibilità degli interventi armati (motivo primo, ma oggi calpestato, per cui è nata l’Organizzazione delle Nazioni Unite), l’integrità territoriale e la non ingerenza negli affari interni di altri Paesi. La Dichiarazione riconosceva anche il diritto di ogni Paese di adottare il sistema economico e sociale che ritenesse più opportuno per il proprio sviluppo, senza subire per questo conseguenze e discriminazioni. Non è inutile ricordare che in quegli anni il blocco dei Paesi socialisti e molti Paesi del Terzo Mondo, da poco liberatisi dal colonialismo occidentale, riuscivano a incidere sempre maggiormente nelle decisioni ONU.
Il Nuovo Ordine Mondiale che oggi gli USA stanno imponendo al mondo intero si differenzia dagli intenti ONU praticamente in tutti i punti ed in forma radicale. Gli aspetti dove la discrepanza diventa più evidente, diventando perfino nauseante, è nella pratica aperta e insolente dell’ingerenza negli affari interni degli altri Paesi e nell’uso sempre più massiccio della strapotenza militare (unico incontrastato primato rimasto agli USA dopo la perdita di quelli economici e produttivi carpitigli da Germania e Giappone). L’attuale “ordine mondiale” si caratterizza per la crescente violenza ai danni dei diritti più elementari dei popoli attraverso l’uso demagogico dell’ONU ormai totalmente asservita alla vergogna più grande del secolo: l’essere nata per evitare le guerre e ridottasi a docile strumento bellico della violenza imperialista, con gli USA capobanda, nell’oppressione e repressione dei popoli che non vogliono più accettare una vita da incubo, vittime del “libero mercato”, perverso meccanismo economico che rende i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Dall’invasione dell’isola di Grenada nel 1983, gli interventi diretti degli USA diventano una pratica sempre più costante. La nuova situazione internazionale permette l’intervento militare ed economico in qualunque Paese, adeguando la sua struttura politica e, soprattutto, economica secondo gli interessi di chi esercita l’azione “umanitaria”. Basti pensare all’invasione di Panama nel dicembre dell’‘89, la cui conclusione più rilevante (oltre ai seimila civili uccisi) fu l’imposizione di un governo fantoccio (il cui presidente, nella cerimonia d’investitura, ha prestato giuramento in inglese nel comando delle forze d’occupazione USA) che garantisse all’esercito statunitense il controllo indefinito del Canale. Così, supini al nuovo ordine, i governi occidentali (quelli, per intenderci, definiti liberi e democratici) hanno appoggiato qualunque divisione degli ex Paesi socialisti, fomentando la nascita di minuscoli Stati, rendendoli così incapaci di rappresentare un pericolo per l’egemonia di questo nuovo ordine.
L’invasione della Somalia nel 1993, giustificata con le ragioni “umanitarie” di garantire la consegna diretta delle donazioni alla popolazione civile, in realtà serve per controllare il punto più strategico del “corno d’Africa” e per questo motivo ieri si sosteneva il governo del dittatore Siad Barre e, oggi con l’intervento armato “di pace” si sono massacrati oltre diecimila somali. Haiti, l’Angola o la Corea del Nord possono essere i prossimi obiettivi di invasione dell’imperialismo.
Per essere più chiari, ecco un elenco destinato ad allungarsi con il trascorrere degli anni, della presenza militare italiana nel mondo: Malta, Ex Jugoslavia, Albania, Cipro, Libano Tunisia, Marocco, Egitto, Ghana, Zaire, Namibia, Mozambico, Somalia, Golfo Persico, Pakistan, Cambogia, Laos, nonché in Gran Bretagna e USA per addestramento. Ogni commento è superfluo.
Assieme all’estensione delle ingerenze, si sono andate sviluppando le argomentazioni necessarie per legittimare gli interventi: necessità del rispetto dei diritti umani, privilegiando, non a caso, quelli individuali rispetto a quelli di carattere collettivo ed economico (è doveroso ricordare che alcuni diritti umani collettivi contenuti nella Carta dei Diritti dell’Uomo, non sono mai stati ratificati dagli USA); la richiesta di “democratizzazione politica ed economica”, ovvero la democrazia di mercato, alias libertà ai lupi della finanza e della produzione nel nome del profitto e a spese dei popoli.

 


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