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RIFLESSIONI SULLA SOLIDARIETA'

INTRODUZIONE
Un nuovo spettro si aggira per il mondo; il suo ordine monopolizzante è opprimente; la sua insolenza ispira rispetto, indignazione, terrore o ammirazione fra le genti, e questo in stretto legame con la collocazione ed il ruolo a loro imposto dall’ordine egemone. Un nuovo ordine democratico, all’apparenza. Nemmeno per tutti però, solo per una netta minoranza: impedendo a tutti gli altri la capacità di vedere e di comprendere.
Il sapere viene sempre più parcellizzato e capitalizzato, sì che la scienza e la tecnologia, che oggi potrebbero dare lavoro sviluppo e dignità a tutti, di fatto, sono poste al servizio della criminalità: legale, paralegale e anche di Stato quale espressione politica di questo potere.
Il problema determinante è la dipendenza culturale; “l’ideologia della classe dominante finisce per diventare dominante” e, l’induzione alla semplificazione, all’illusione e conseguentemente all’errore è l’arma contro la quale è più difficile vincere; “è impossibile liberare uno schiavo che crede di essere libero”.
Si è creduto per migliaia di anni che il sole fosse una fonte perfetta ed inesauribile di luce, ma non per questo ciò è vero! Nella realtà il sole è in una situazione di estremo caos, brucia ed emette convulse ed enormi vampate in una insensata autoconsumazione, in un folle spreco di energia. È una gigantesca bomba all’idrogeno al rallentatore, nato nella catastrofe, si consuma alla temperatura della sua distruzione e il suo futuro ha solo due varianti: o l’esplosione o l’implosione.
Si è creduto per migliaia d’anni che il sole illuminasse il centro dell’universo, ovvero la Terra ritenuta tale, oggi sappiamo di essere in un insignificante pianeta, situato nel contesto di un piccolo sistema stellare, ai bordi di una galassia posta fra miliardi di altre galassie.
L’apparenza, l’ovvietà, la razionalità e l’evidenza ci permettono di guardare e ritenere oggettivo (cioè reale) ciò che è solo soggettivo, ovvero ciò che sembra tale, questi sono abbagli dai quali è impossibile liberarsi se non attraverso la ricerca costante, la determinata ribellione alle abitudini e la assidua battaglia contro l’inganno della superficialità.
La realtà è sempre più complessa di quello che superficialmente possa apparire e anche quando la si raggiunge non è per sempre in quanto è in continua trasformazione, dialetticamente legata alle situazioni determinate dalla globalità e complessità di un dato momento, sì che è necessario mantenere con essa, quando la si è raggiunta, un costante rapporto di relatività e di confronto basati scientificamente sulla verifica dialettica. Ogni cosa, ogni situazione non può che essere severamente contestualizzata per poterla comprendere per ciò che è, senza la deformazione di ciò che vorremmo che fosse e che quindi ci appare.
Nemmeno la solidarietà sfugge a questa regola, per comprenderne le ragioni, gli scopi ed i mezzi da utilizzare per attuarla bisogna inserirla nel contesto storico ed economico che ha prodotto le motivazioni della sua necessità, che è divenuta tale attraverso la constatazione della creazione di vastissime aree di sottosviluppo in tutto il pianeta, determinate da sistematiche rapine perpetrate da parte di paesi militarmente più potenti che, in secoli di conquiste e genocidi nei confronti di quelli più deboli, hanno imposto la loro supremazia e che tuttora, a volte anche con maggior ferocia, viene imposta. Civiltà e popoli interi sono ancora soffocati dall’egemonia di rapporti di produzione determinati dalle leggi del capitale e non da capricci della natura.
I problemi sociali dell’oppressione, della discriminazione e dello sfruttamento, non sono casuali o caratteristiche specifiche della specie umana, la subordinazione della donna non sta nel rapporto uomo-donna, così come il problema del razzismo non sarà mai affrontato seriamente se lo si colloca nel rapporto tra bianco e nero, né il problema della terra o della casa sta nell’agricoltore o nel senza-terra. Il problema sta esclusivamente nelle forme di organizzazione e di convivenza, cioè di sfruttamento e dominazione create e attuate dalle società che, attraverso i tempi, legittimano la presunta “superiorità” e la conseguente dominazione degli uomini sulle donne, dei bianchi sui neri e della classe dominante sulla classe popolare. Sono i medesimi meccanismi che costringono masse e popoli interi nell’incertezza del futuro, nell’affanno di un domani sempre peggiore, in perenne contrapposizione fra loro fino all’odio più profondo, fino alla guerra, convinti di uccidere il nemico che invece si trova tra loro, vittime inconsapevoli che i bisogni dei popoli, al sud quanto al nord, ad est come ad ovest, sono la certezza del lavoro e della dignità, ovvero di una ripartizione equa delle ricchezze disponibili. Ma quest’ovvietà viene sistematicamente soffocata: dividere è una vecchia tattica per imperare e una irrinunciabile esigenza della società in cui viviamo che perpetua la sua violenza finalizzata alla smoderata ricchezza di pochi, in una frenetica corsa di lupi, nella quale si può emergere soltanto grazie all’oppressione di molti.

 


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