Ritorna alla pagina iniziale Ritorna alla pagina iniziale

Indice

 

Testi tratti da: “Come controllare la gente” di Torquato, Bertani Editore

 

 

Puoi scaricare il testo completo contenuto nelle presenti due pagine, in formato rtf e zippato


(21 Kb)

 

 

Su questo stesso argomento puoi leggere anche la pagina "Parte avuta dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia" di Friedrich Engels

 

La collaborazione sociale nella preistoria umana e la successiva nascita delle classi antagoniste

2) La divisione della società in classi

Fintanto che la base economica della società umana rimaneva la caccia e la raccolta di frutta e di legumi selvatici, e fino al momento in cui l'uomo non sarebbe diventato la specie dominante nel proprio ambiente, la società non poteva dividersi in classi, né poteva esistere la guerra intraumana su scala allargata.

Le classi presuppongono l'esistenza di un surplus economico. Perché una parte della società venisse mantenuta economicamente dall'altra, era essenziale che la produttività per uomo fosse superiore al fabbisogno alimentare di quell'uomo. Per esempio, supponiamo che ogni individuo ha bisogno di 1 chilo di patate al giorno; in questo caso una società di 20 persone che produca 20 chili al giorno sarà necessariamente una società ugualitaria, poiché ognuno dovrà dare il suo contributo, non essendoci spazio perché uno possa approfittare del lavoro di un altro. Ma ora supponiamo che la produttività, grazie all'introduzione di nuove tecniche agricole più efficienti, salga a 30 chili al giorno, sempre per 20 persone che lavorano; in questo caso è chiaro che, la produttività per uomo essendo salita a 1,500 kg a testa, l'intera comunità potrebbe sopravvivere sul lavoro di non più di 14 persone, lasciando 6 che potrebbero dedicarsi ad altre attività.

Perché una rivoluzione sociale avesse luogo su larga scala(1), ci doveva essere prima la rivoluzione agricola e pastorale. In altre parole, ad un certo punto gli uomini evidentemente scoprirono che era più facile e più produttivo addomesticare le mandrie piuttosto che andare a cacciarle allo stato brado; e coltivare le piante commestibili, piuttosto che raccoglierle nella foresta. Una delle testimonianze più antiche che abbiamo della addomesticazione delle piante viene dalle caverne del Monte Carmel in Palestina, dove furono scoperte delle primitive falci fatte di ossa con denti di silice; risalgono a circa l'anno 7.000 avanti Cristo. Le vestigia più antiche di una città furono quelle scoperte a Gerico, e risalgono a circa lo stesso periodo. Ora, poiché per mantenere una città occorre un surplus alimentare considerevole, e poiché il più antico scoperto non è necessariamente il più antico in assoluto, possiamo dire che l'agricoltura ebbe inizio prima del 7.000 a.C.

La prima testimonianza diretta di attività agricola è stata ritrovata a Jarmo nell'Iraq, e risale a circa 5.000 anni avanti Cristo. Gli abitanti di Jarmo inoltre addomesticavano le capre, le pecore, i maiali ed il bestiame in genere.

Ma anche supponendo che l'agricoltura avesse avuto inizio nel 10.000 a.C., se consideriamo che i primi resti pre-umani (quelli di Zinjanthropus botsei, uno che lavorava la pietra nel primo Paleolitico -scoperto nell'Africa Orientale) risalgono a 1.750.000 anni fa, allora vediamo che la «civiltà» è un fenomeno veramente molto recente nella storia umana.

Prima che l'uomo potesse sviluppare l'agricoltura e la pastorizia doveva diventare specie dominante sul territorio; cioè doveva sviluppare delle armi (archi e frecce? fuoco? giavellotti?) con cui espellere dal territorio altri animali che altrimenti avrebbero mangiato le mandrie e distrutto i raccolti. Non esistono testimonianze di produzione di armi da guerra contro altri uomini prima dell'età neolitica, che iniziò poco prima dell' agricoltura e della pastorizia. Le cose dovevano essere passate attraverso i seguenti stadi:

  1. il territorio veniva liberato da altre specie pericolose; questo deve aver abbassato il tasso di mortalità, comportando un aumento della popolazione che rendeva necessario il 2o stadio;
  2. lo sviluppo dell'agricoltura e della pastorizia, con la conseguente produzione di un surplus; questo rese possibile la divisione in classi, ma non era ancora necessaria;
  3. grazie all'aumento della produttività del territorio, la popolazione crebbe nuovamente fino al punto in cui il territorio disponibile non era più sufficiente a nutrirla tutta; questo rese necessaria l'espansione territoriale, sicché...
  4. sorsero delle dispute territoriali fra le diverse popolazioni, che portarono poi alla guerra.

(Occorre notare che prima di passare da uno stadio al successivo, questo deve diventare sia possibile che necessario).

In questi quattro stadi, la divisione sociale del lavoro doveva articolarsi più o meno come segue:

Prima del primo stadio essa era indubbiamente minima; forse c'era una certa divisione del lavoro fra donne incinte e donne con figli piccoli da una parte, e gli uomini e le altre donne dall'altra, per cui solo questi ultimi andavano a cercare cacciagione un po' lontano, mentre le prime rimanevano vicine all'accampamento o alla caverna.

Durante il primo stadio, cioè dopo l'eliminazione del pericolo delle belve, e mentre la popolazione stava crescendo fino alla invenzione dell'agricoltura e della pastorizia, non c'era ancora necessità di una rigida divisione del lavoro; è probabile che le donne rimaste a casa durante le spedizioni di caccia fabbricassero armi, conciassero pelli, ecc., e non c'è motivo per pensare che non fossero loro ad inventare l'idea di seminare erbe selvatiche e di addomesticare animali.

Durante il secondo e il terzo stadio, mentre si sviluppava l'agricoltura, è molto probabile che le spedizioni di caccia diventassero meno necessarie; e la produzione di un «surplus» avrà dato luogo invece a spedizioni commerciali, con coltivatori di legumi (ad esempio) che viaggiavano per scambiare i loro prodotti con quelli dei coltivatori di bestiame abitanti in un'altra località. In questa fase sarebbe naturale che la terra venisse lavorata in comune e che fosse «proprietà» comune (se e nella misura in cui esistesse il concetto dì proprietà). I «commercianti» sarebbero dei semplici agenti o rappresentanti per conto della collettività.

Però è durante il quarto stadio, con la comparsa della guerra intertribale, che iniziò un cambiamento significativo. A questo punto il vincolo sull'aumento della popolazione era costituito non tanto da nemici di altre specie, quanto dalla quantità di terreno coltivabile a disposizione. Varie tribù estendevano i loro territori man mano che aumentava la popolazione, fino a quando i loro confini non diventassero contigui. A questo punto qualunque ulteriore espansione territoriale comportava l'invasione del territorio altrui, cioè la guerra.

Ora supponiamo che la produttività sia di 1,5 kg di patate per uomo al giorno (il consumo essendo di solo 1 kg, un terzo del prodotto può quindi essere destinato al surplus) e che il territorio dia 7,5 kg per ettaro, (un'ettaro potrà dunque dare da mangiare a 7 e 1/2 persone, ma occorreranno solo 5 per lavorarlo) e che una tribù di 15 persone disponga di 2 ettari. Così sopravvivono. Ma ora, se quella tribù aumenta da 15 a 20 persone, vi sarà una sovrappopolazione di 5 persone. Ora, se nelle vicinanze vi è un'altra tribù nella stessa situazione, complessivamente saranno 40 persone su 4 ettari, con una sovrappopolazione complessiva di 10. Quindi fra le due tribù ci sarà, poniamo, una guerra, alla fine della quale 10 morti restano sul campo -diciamo tutti quanti della tribù perdente. La tribù vincente s'impadronisce di tutti e 4 gli ettari, su cui tutti i 30 sopravvissuti potranno vivere. Ma fra poche generazioni si renderà necessaria un'altra guerra, a causa del rinnovato aumento della popolazione. Dei 30 sopravvissuti, però, per farli mangiare tutti quanti occorre il lavoro di solo 20: gli altri 10 quindi possono e anzi devono specializzarsi, gradualmente, nell'arte della guerra, mentre la loro popolazione sempre in aumento li spinge a conquiste territoriali sempre più estese. Così abbiamo la prima divisione del lavoro rigida, fra lavoratori e guerrieri, resa possibile dal surplus economico prodotto dall'agricoltura, e necessaria dall'esigenza di ottenere più territorio per nutrire la popolazione crescente(2).

Nei primi momenti dell'espansione vi era poco bisogno di sistemi di controllo, poiché anche i lavoratori erano acutamente coscienti del bisogno di avere più territorio e quindi appoggiavano le guerre di conquista. E poiché la conquista era probabilmente seguita da un aumento del livello di vita anche per i vinti nonché per i vincitori, grazie alla diminuzione nella popolazione, allora anche loro si adattarono probabilmente senza troppe storie.

Ma più tardi, irrigidendosi la divisione del lavoro, e mentre le spedizioni di conquista diventavano sempre più un modo di vita, e si spingevano sempre più lontano dalla terra d'origine, mentre la popolazione aumentava sicché diventava non più questione di decine o centinaia ma di migliaia, di decine e centinaia di migliaia di persone tutte organizzate sotto lo stesso dominio, mentre la produzione si diversificava sempre di più con l'invenzione della ceramica, della filatura e della tessitura, con la lavorazione prima del rame, dello stagno, dell'oro e dell'argento e poi del bronzo e successivamente del ferro, con l'espansione del commercio di tutti questi nuovi prodotti e la specializzazione degli uomini nelle varie arti, sorsero le città, i regni e gli imperi(3). In queste circostanze la vecchia forma democratica dell'organizzazione sociale non poteva sopravvivere, e di fatto non sopravvisse. Vi era la possibilità del lusso e dell'accumulazione della ricchezza. Allora la classe guerriera si impadroniva del controllo sulla società. Quando un territorio nuovo veniva conquistato, i suoi abitanti venivano direttamente ridotti alla schiavitù, ed il surplus prodotto dal loro lavoro veniva rimandato in «patria» dove serviva per costruire la capitale, splendidi palazzi, giardini pensili, piramidi, ecc. per il capo militare, il quale diventò re.

In quale maniera è emerso il capo militare, e in che modo è arrivato a concentrare tutto il potere nelle sue mani?

Le orde primitive di uomini armati scoprivano che avrebbero migliorato di molto le loro possibilità di vincere le battaglie se avessero avuto la capacità di coordinare le loro azioni sul campo di battaglia, e di muoversi come un sol corpo disciplinato. Questa consapevolezza li portò ad eleggere un capo con il compito di coordinare la tattica nella battaglia. Ora, quando un comandante eletto riportava una vittoria, il suo prestigio cresceva di pari misura; e man mano che l'esercito diventava sempre più numeroso ed i territori controllati sempre più estesi, il potere reale dell'elettorato di revocare la sua delega diminuiva. Nello stesso tempo, l'esigenza di disciplina sul campo di battaglia significava che il comandante doveva schiacciare qualsiasi dissenso interno, doveva imporre la disciplina alle sue truppe - cioè doveva controllarle. Questo lo fece dividendole in legioni, coorti, manipoli, ecc., e creando una gerarchia di comandanti e sotto-comandanti, la quale serviva anche per formare una veloce catena di comando per il campo di battaglia, con un flusso di informazioni dalla periferia verso il centro decisionale e di decisioni coordinate dal centro verso la periferia. Le linee di comunicazione nell'esercito diventavano così centralizzate, ossia verticali, e le comunicazioni orizzontali, cioè all'interno della truppa semplice, venivano limitate nei confini di ciascun manipolo. Una ribellione da parte di uno qualsiasi di questi veniva sedata dagli altri reparti. La disciplina era così assicurata mediante il sistema di «Divide et impera». Man mano che il comandante vinceva più battaglie, guadagnava il rispetto dei suoi soldati; e man mano che imponeva la disciplina su di loro, questo rispetto veniva a fondarsi sempre di più sulla paura e di meno sull'amore.

Nello stesso tempo, la separazione fra i contadini lavoratori da una parte, e l'esercito dall'altra, veniva assumendo la forma di una contrapposizione. Vediamo il perché: immaginiamo due comunità agricole con una frontiera comune. Ciascuna ha popolazione e risorse simili. Le popolazioni di ambedue si vanno espandendo e la guerra è imminente. Tutt'e due posseggono degli eserciti organizzati. Quale delle due vincerà la guerra? Chiaramente, a parità di altre condizioni, .la vittoria toccherà all'esercito più numeroso e meglio equipaggiato. Ma il mantenere ed equipaggiare un grande esercito è costoso. Quindi, se presumiamo che il prodotto nazionale di ciascuna sia più o meno uguale e fisso (aumentarlo nel breve periodo avrebbe comportato delle innovazioni nella tecnica agricola e questo non era, nel breve periodo, possibile), l'esercito più numeroso e meglio equipaggiato apparterrà alla nazione che farà i maggiori sacrifici - o piuttosto, i cui contadini faranno i maggiori sacrifici, lavorando di più e consumando di meno, in modo da produrre un surplus maggiore che potrà essere destinato allo sforzo bellico. Questo surplus assume la forma di tasse, e le tasse vengono prelevate dal comandante militare, che deve decidere come spenderle, e che a questo punto diventa re, cioè estende il suo potere, con l'appoggio dell'esercito, sull'intera vita della comunità. Per rafforzare questo suo potere e per assicurarsi un qualche consenso popolare, fa uso anche della magia e della superstizione. La magia e la superstizione erano sorte come modo per spiegare dei fenomeni naturali che gli uomini non erano capaci di controllare o capire. Ora si veniva creando anche una casta sacerdotale per spaventare il popolo ed imprimere nella sua mente l'idea che il re non fosse un uomo come tutti gli altri, ma una specie di dio.

Anche la psicologia dello stesso re subiva una trasformazione in questo periodo; il suo istinto di socialità non poteva più trovare soddisfazione nello «sbocco paritario»; doveva esprimersi nello «sbocco di dominio».

Questo cambiamento nel suo atteggiamento verso il popolo fu riassunto da un imperatore romano, che disse «Odìant dum metuunt» (Che mi odino pure, purché abbiano paura di me). Questa nuova mentalità diventava prevalente anche fra i luogotenenti a cui era stato dato il potere sui suoi diversi sudditi, e si diffuse fino ai soldati comuni rispetto agli schiavi. La «mentalità gerarchica» (di essere servili con i potenti e prepotenti con i deboli) si formava e si diffondeva.

Chiaramente la struttura primitiva familiare, e la posizione delle donne, non potevano rimanere inalterate in questa situazione.

Nelle condizioni di produzione senza surplus prevalenti nella lunga fase di «caccia-e-raccolta-di-frutti-selvatici» dell'esistenza dell'uomo, l'unica forma,di relazione sociale possibile era l'uguaglianza, la quale comprendeva i rapporti fra uomini e donne. La gelosia sessuale, l'esclusivismo e la possessività erano quindi assenti. infatti forse la più antica struttura familiare scoperta è quella detta «Punalua», che nell'800 vigeva ancora nelle Hawaii.

La famiglia Punalua era caratterizzata così: forse una dozzina di uomini convivevano con altrettante donne, sicché ogni uomo aveva in effetti 12 «mogli» e ogni donna 12 «mariti». L'esistenza di un sistema simile è stata scoperta anche fra gli aborigeni in Australia, con la differenza che all'interno del gruppo vi fossero certi rapporti proibiti e altri consentiti.

I bambini in questo sistema sapevano chi era la loro madre, ma non il padre (infatti in certe isole dei Mari del Sud i primi missionari scoprirono che gli indigeni non avevano neanche una concezione di cosa fosse la «paternità»). La discendenza di un individuo passava quindi per la linea femminile. Quando le ragazze crescevano restavano in «famiglia», accoppiandosi con dei ragazzi che entravano da altre «famiglie», mentre i fratelli abbandonavano la «famiglia» di origine per andare a stabilirsi in altre «famiglie» accoppiandosi con le ragazze di esse.

Questa era la originaria «gens» (latino) o «genos» (greco) o «kin» (sassone) o «clan» (celtico), la cui esistenza può essere rintracciata alla radice di virtualmente tutte le culture umane.. La stessa similarità della parola nelle varie lingue testimonia dell'antichità dell'istituzione(4).

Fino al momento in cui iniziavano le guerre inter-tribali con le relative conseguenze, questa era la forma prevalente di convivenza sociale, e un certo numero di questi «clans» formavano una tribù. Nell'assenza delle divisioni di classe, vi era una uguaglianza e quindi una democrazia dentro sia il clan che la tribù. Gli uomini e le donne erano di necessità uguali, né vi erano ragioni particolari perché i bambini venissero repressi sessualmente.

La poca proprietà personale che c'era veniva ereditata per via femminile, per cui la proprietà di un uomo passava ai figli di sua sorella e non ai suoi propri (che magari non sapeva neanche quali fossero). La terra e le mandrie invece in un primo tempo dovevano essere proprietà comune, visto che venivano lavorate in comune.

Ora, quando iniziavano le guerre, erano i soldati che partivano per la guerra ed i contadini che restavano a casa. Ed i soldati erano prevalentemente maschi.

Le terre (e gli schiavi e le donne) di nuova conquista vengono divisi e distribuite ai soldati dell'esercito vittorioso, e coltivate dagli schiavi. Occorre notare che i soldati conquistatori non ricostruiscono la vecchia struttura di clan nel loro nuovo paese; primo, perché la terra gli viene distribuita a titolo individuale; secondo, perché non viene distribuita in ugual modo (i comandanti approfittano del loro potere e prestigio per assegnarsi delle porzioni maggiori; e la loro terra è coltivata per loro dagli schiavi); e terzo, perché le donne che si prendono non sono loro uguali, sono delle schiave provenienti dalla tribù conquistata. Alcuni soldati e comandanti prendono il bottino che spetta loro in forma liquida (oro ed altri oggetti di valore) e lo riportano in patria. Schiavi e schiave vengono importati in patria. I reduci dalle guerre si comprano degli appezzamenti di terra, ed il lavoro degli schiavi viene introdotto nelle fattorie della patria.

I prodotti della terra sono portati al mercato per essere venduti. I piccoli contadini liberi devono quindi fare fronte alla concorrenza dei prodotti delle fattorie schiaviste. Ciò tende a comprimere il loro livello di vita verso quello degli schiavi. S'indebitano, e quando falliscono e non possono pagare i loro debiti, sono venduti essi stessi in schiavitù, perdendo la loro terra, che viene comprata dagli agricoltori più facoltosi.

Il possesso della terra tende quindi a concentrarsi nelle mani di chi è ex-soldato, maschio, e possessore di proprietà privata. Le donne si trovano di conseguenza effettivamente espropriate da qualsiasi controllo sulla terra - che era a quell'epoca il mezzo di produzione principale.

Il nuovo proprietario terriero ora «prende una moglie» (o anche più di una se se lo può permettere) la quale, anche se non è una schiava di importazione, è soggetta a lui e separata dalle sue sorelle e dunque isolata; la casa è così diventata patrilocale e non più matrilocale(5); e la proprietà non è più collettiva, bensì privata.

Nel «clan» matrilineo, i vecchi e gli inabili erano mantenuti e presi in cura dai giovani ed abili. Il nuovo proprietario terriero si trova nella posizione di dover provvedere alla propria vecchiaia. Deve generare dei figli che si occuperanno di lui e non di qualcun altro: e quindi deve avere la certezza che siano figli suoi e non di qualcun altro. Così comincia ad insistere che sua moglie sia vergine al momento del matrimonio, e che gli resti «fedele» dopo.

Quando la proprietà della terra era stata tenuta dal clan, il problema della successione non si poneva mai, perché il clan non moriva mai. Ma ora che la proprietà era posseduta privatamente da un individuo, la questione della successione e dell'eredità doveva essere posta per la prima volta. Cosa sarebbe successo alla terra ed alla proprietà quando il padrone moriva? La soluzione era che passasse ai figli. In questo modo, non solo essi venivano coinvolti nel nuovo sistema in maniera da assicurarne l'adesione ad esso, ma venivano anche legati strettamente alla figura del loro padre, e ne rispettavano l'autorità, perché -per quanto vecchio e debole- aveva sempre il potere di diseredarli. I figli venivano considerati così, come una specie di assicurazione contro la vecchiaia (e di fatto nelle società contadine lo sono tuttora), e le donne sterili erano disprezzate e respinte. Così si fondò la familia. È interessante vedere le origini stesse di questa parola, perché sono indicative delle origini della istituzione. In latino significa «L'insieme degli schiavi di una casa» e per estensione «una casa e tutti gli annessi e connessi». Deriva a sua volta dalla parola «famulus» (uno schiavo di casa). «Famulatus» significa «servitù o schiavitù», ed è certamente così che dovette apparire agli occhi delle prime mogli che vi si trovavano costrette dopo la libertà del clan.

Così si formò il mondo antico, basato sulla schiavitù, sulla monarchia, sugli eserciti separati (separati dal popolo nel senso di essere una cosa diversa dal popolo armato), sulla soggiogazione delle donne e sulla famiglia patriarcale. C'era una classe di controllori (i possessori di schiavi e di terre) ed una classe di controllati (gli schiavi). I sistemi di controllo non erano molto raffinati, a parte quello del «divide et impera» già detto che veniva applicato anche alle popolazioni soggette. Infatti, gli schiavi e i sudditi non erano mossi da un senso interiore di dovere o di «lealtà». Venivano tenuti in soggezione con il semplice espediente delle botte in testa ogni volta che cercassero di resistere all'autorità. Dopo un trattamento ripetuto di questo tipo vi si dovevano rassegnare - il mondo era diviso in forti e deboli, fortunati e disgraziati, e loro stavano nella seconda categoria. Il fatalismo era l'ideologia con cui si adattavano alle ingiustizie della vita(6).

Per di più il controllo dell'uomo sulla natura era estremamente limitato, alla natura bisognava sapersi adattare, non la si poteva cambiare. Questo atteggiamento nei confronti di tempeste, grandini, terremoti ed alluvioni serviva senz'altro come base per il fatalismo che si estendeva anche ad avvenimenti sociali, come invasioni, schiavitù, tasse ecc.

Ciononostante qualche rivolta ci fu. Forse la più famosa fu quella degli schiavi condotta da Spartaco. Sarebbe un argomento interessante di ricerca storica andare a vedere quali erano gli obbiettivi e l'ideologia di quella rivolta. Comunque una cosa si può dire: finché le tecniche agricole restavano allo stesso livello, e non esistevano sistemi di controllo delle nascite, allora qualunque società egualitaria avrebbe dovuto eventualmente affrontare lo stesso problema che portò alla istituzione della schiavitù: la mancanza di terra, mentre la popolazione aumentava per consumare tutte le risorse alimentari.

Così furono costruiti gli imperi dell'antichità, L'Egitto, l'Assiria, Babilonia, la Persia ed altri sorsero e caddero. Non seguivano certo tutti un identico modello di organizzazione sociale - alcuni, come Roma ed Atene, riuscivano a mantenere delle tracce della costituzione «gentile» e di governo parzialmente democratico per qualche tempo, ma alla fine anche loro, o venivano conquistati, come Atene, o assunsero una forma di governo imperiale, come Roma.

Il più grande di questi imperi era naturalmente quello di Roma, che estese la sua egemonia su quasi tutto il mondo allora conosciuto.

Ma verso il 400 d.C. anche Roma cadde, corrosa dall'interno ed attaccata dall'esterno dalle orde di tribù nuove e più primitive, gli Unni, i Goti, i Vandali ecc. che si riversavano sull'Europa dalle steppe dell'Est, alla ricerca di territori su cui vivere.

I conquistatori dell'Impero Romano non erano sufficientemente organizzati per poterlo amministrare tutto insieme. Così lo divisero, non solo in regni ma anche in ducati e contee, a seconda della forza dei vari capitribù. Essi non conoscevano la schiavitù classica, ma adottarono la servitù della gleba, che era molto simile, senonché mentre lo schiavo era direttamente proprietà del suo padrone, il servo era legato appunto alla gleba, cioè alla terra, la quale veniva concessa al barone (o conte o duca) dal re in cambio dell'appoggio militare. Il prodotto della terra era destinato in parte al servo (a livello di sussistenza) e il resto andava ai signori. Alla schiavitù fece così seguito il sistema feudale.

 


Note

  1. Era possibile su scala limitata per una tribù che si trovasse in una terra di caccia facile. Ma per caso.
  2. Naturalmente questo è un modello molto «pulito», costruito su testimonianze «indiziarie». Non va inteso come un resoconto storico di avvenimenti accaduti, ma come esposizione dei principi di fondo secondo cui, a mio avviso, deve essere sorta la prima divisione in classi della società umana,
  3. Ur, Babilone, Sumeria, Egitto, ecc.
  4. Si possono trovare varie testimonianze di società primitive organizzate su basi non monogame e comunque non-patriarcali negli scritti dei primi esploratori e viaggiatori (i quali avevano la possibilità di visitare delle società ancora «non contaminate» dal contatto con altre società più «avanzate»).
    Strabo. nel 66 aC, riferisce che fra gli arabi, i fratelli usavano coricarsi con la sorella e la madre. Erodoto dell'antica Grecia dice dei Massageti: «Ciascuno sposa una donna, ma tutti possono usarne». Di un'altra tribù, egli dice: «Il Licio, interrogato sulla sua famiglia, enumera le madri di sua madre. Le figlie ereditano». E presso gli Sciti le donne prendevano parte al combattimento, e una ragazza non avrebbe trovato marito senza avere ucciso un nemico.
    Marco Polo, mercante veneziano del tredicesimo secolo, incontrò svariati usi e costumi sessuali nei suoi viaggi attraverso l'Asia. In parecchi luoghi, ad esempio, scoprì che il concetto di ospitalità comprendeva l'invito a fare l'amore con la «padrona di casa». Per amor di brevità, possiamo limitarci a citare la sua osservazione sugli abitanti di Caraian (apparentemente identificato con la provincia cinese dello Yunnan): «Non trovano alcuna causa di scandalo se un uomo va a letto con la moglie di un altro, purché la donna lo voglia
    »
    Il Livingstone, nel suo libro «Missionary travels and researches in southern Africa» (London 1857) s'imbattè in una tribù sul fiume Zambesi -i Balonda- la quale praticava il matrimonio di gruppo e dove le donne tenevano una posizione di uguaglianza con dei diritti ben precisi rispetto agli uomini.
    Infine, nello stesso Omero dell'Odissea (composta probabilmente circa 1000 anni avanti Cristo), sebbene la società descritta là è una società patriarcale e guerriera, ci sono degli indizi che indicano che in essa sopravvivono ancora dei ricordi di una società diversa. Ad esempio, quando la dea Atena va a visitare Telemaco, figlio di Ulisse, che aspetta tristemente il ritorno del padre, e gli chiede se lui è veramente figlio di Ulisse, Telemaco risponde: «Mia madre dice che sono figlio di lui; ma io non lo so, perché nessuno ha mai saputo per conto suo chi fosse il proprio genitore
    ». (libro 1, righe 215-6).
    (Sulle testimonianze delle varie forme antiche di convivenza fra uomini e donne occorrerebbe scrivere un libro a parte. Qui ci dobbiamo accontentare di questa nota).
  5. «Patri locale» è una convivenza situata nel domicilio del padre, «matrilocale» in quello della madre.
  6. È probabile che l'antica abitudine alla libertà ci mise alcune generazioni per estinguersi.
    l primi conquistatori dell'America tentarono di far lavorare come schiavi i Pellerossa, i quali erano organizzati secondo la costituzione dei clan. Questi però rifiutarono di fare gli schiavi, preferendo morire se necessario, e così i conquistatori trovarono che era meno costoso e più agevole importare gli schiavi negri dall'Africa.

 


Puoi stampare la presente pagina facendo click sulla stampante

[pagina contenuta nel sito http://www.homosapiensplus.altervista.org]