Ritorna alla pagina iniziale Ritorna alla pagina iniziale

Indice

 

IL CASO LYSENKO
I rapporti dialettici della natura e della società

L’eugenetica: ovvero la repressione pseudoscientifica in USA

Ma gli interessi economico-politici, a dispetto dei fatti, hanno partorito e alimentato l’eugenetica quale strumento per diffondere teorie reazionarie i cui sostenitori colsero al volo l’opportunità per rafforzare il loro messaggio deterministico utilizzando strumentalmente studi di pedagogia (come quelli realizzati da Binet) su bambini di varie età, concludendo che l’intelligenza sarebbe stata da considerarsi innata e fissata ereditariamente, in stretta corrispondenza con la classe sociale e l’origine razziale. Quando Lewis Terman introdusse i test Stanford-Binet negli Usa, lo fece per dimostrare che l’intelligenza limitata è molto comune tra le famiglie indo-ispaniche, messicane del sudovest, e fra i negri. Le argomentazioni furono le seguenti:

“La loro ottusità sembra essere proprio della razza o, almeno, collegata alla stirpe dalla quale provengono... I bambini di questo gruppo dovrebbero essere segregati in classi speciali... Non sono capaci di padroneggiare le astrazioni, ma possono frequentemente diventare degli operai efficienti... Non c’è, al momento, alcuna possibilità di convincere la società che non dovrebbe essere loro permessa la riproduzione, nondimeno da un punto di vista eugenetico essi rappresentano un grave problema, data la loro insolita prolificità.“

Di simile avviso, in relazione all’uso dei test, erano anche i funzionari dirigenti dell’istruzione pubblica statunitense; il passo immediatamente successivo fu quello di estenderne l’applicazione, stabilendo uno standard per gli adulti ed individuando un rapporto tra età mentale ed età fisica per mezzo del test del “Quoziente d’Intelligenza” (QI).

In Gran Bretagna fu lo psicologo Sir Cyril Lodowic Burt a tradurre e a svolgere la stessa azione di alfiere del test di Binet, con fervore addirittura maggiore rispetto ai suoi colleghi nordamericani, pretendendo di dimostrare, sulla base di millantati studi, che gli uomini sarebbero più intelligenti delle donne. Lo stesso signore proclamò di essere in possesso di prove scientifiche inoppugnabili del fatto che i cristiani sarebbero stati più intelligenti degli ebrei, gli inglesi degli irlandesi, gli inglesi ricchi degli inglesi poveri, e così via. Guarda caso, Burt era ricco, maschio, inglese e cristiano! Così gli oppressori giustificano l’oppressione e i ricchi e i potenti giustificano i loro privilegi: in base alla convinzione che le loro vittime siano da considerarsi “inferiori”. Per oltre 65 anni, fino alla sua morte nel 1971, Burt continuò ad occuparsi di eugenetica e dei test QI, debitamente onorato e riverito per i servigi resi all’umanità. Contribuì, infatti, alla concezione e alla definizione del famigerato sistema educativo “eleven plus” che, in Gran Bretagna, segregava i bambini ripartendoli tra due tipi di scuole medie. Burt sentenziò:

“La capacità deve necessariamente limitare il contenuto: come una tazza da una pinta non può contenere più di una pinta di latte, così un bambino non può raggiungere risultati scolastici migliori di quanto permetta la sua capacità di apprendimento.“

I test di Binet, dunque, vennero stravolti per inasprire il carattere di classe della società. Essi non erano più volti ad aiutare i bambini, bensì a segregare gli uni dagli altri. C’era chi nasceva per lavorare in miniera e chi nasceva per dominare la società. Comunque vengano modificati, i test QI sono tutti il prodotto di uno stesso principio secondo il quale una preconcetta “intelligenza” costituirebbe il modello di riferimento a cui tutte le altre devono essere comparate. Tali test sono pesantemente influenzati dagli stereotipi culturali e sociali dominanti, in base ai quali viene determinato il risultato, e da criteri puramente finalizzati al rendimento scolastico.

L’idea che sia possibile individuare o misurare l’intelligenza in un modo talmente rozzo è assolutamente sbagliata. Che cos’è l’intelligenza, come si può quantificare? Non si tratta di misurare il peso o l’altezza. L’intelligenza non è statica, come sosteneva Burt, ma dinamica; inoltre il potenziale del cervello umano è illimitato. Il compito della società dovrebbe proprio essere quello di permettere che tale potenziale si esprima al meglio. Le situazioni ambientali che l’individuo incontra possono influenzare notevolmente, positivamente o negativamente, lo sviluppo di tale potenziale. Un bambino cresciuto in condizioni sociali disagiate non potrà essere che svantaggiato rispetto ad uno che sia cresciuto avendo a disposizione tutto ciò di cui avesse bisogno.

Cambiare l’ambiente sociale nel quale il bambino cresce significa cambiare il bambino: al contrario di quello che pensano i genetisti di scuola determinista, l’intelligenza è priva da predeterminazioni genetiche. L’ossessione di rappresentare statisticamente l’intelligenza per mezzo della curva a forma di campana è un ulteriore tentativo di rafforzare il conformismo sociale. Chi non rientra nella norma è ritenuto “anormale” e quindi bisognoso di “cura”. Si afferma che sono i geni a determinare a quale classe o razza apparteniamo, ovvero determinare la nostra vita. Ma in realtà, mentre è vero il fatto che il nostro genotipo è fisso, il fenotipo cambia continuamente: la perdita di un braccio o di una gamba è irreversibile, ma non geneticamente trasmissibile; il morbo di Wilson è ereditario, ma non irreversibile se curato con i farmaci opportuni.

Negli Stati Uniti, la cosiddetta “terra della libertà”, ebbe luogo il trionfo del movimento per l’eugenetica con l’adozione di leggi che costringevano alla sterilizzazione gli individui ritenuti “biologicamente inferiori”. Lo stato dell’Indiana approvò per primo una legge sulla sterilizzazione nel 1907. Su segnalazione di un gruppo di esperti, tutti gli individui considerati pazzi, idioti o ritardati avrebbero subìto la sterilizzazione. Settant’anni fa, John Scopes insegnava l’evoluzione delle specie ricorrendo ad un manuale intitolato A Civic Biology, opera di G. W Hunter, che riportava al suo interno l’infame caso di Jukes e Kallikaks. Nel capitolo Parasitism and Its Cost to Society: the Remedy (Il parassitismo ed il suo costo sociale: la cura) l’autore affermava:

“Centinaia di famiglie simili a quelle appena descritte conducono oggi la loro vita e contagiano di malattia, immoralità e crimine ogni parte di questo paese. Il costo che l’intera società paga per la loro esistenza è molto alto. Esattamente allo stesso modo in cui alcuni animali o piante crescono come parassiti a scapito di altri, tali famiglie sono diventate i parassiti della società. Non solo queste famiglie danneggiano gli altri corrompendoli, rubando o diffondendo malattie, ma sono addirittura protette dallo stato con il denaro pubblico: gli ospizi per i poveri e i manicomi esistono in larga misura per loro. Siamo di fronte a veri e propri parassiti.

Se tali persone fossero animali inferiori probabilmente li stermineremmo così da evitarne la proliferazione. L’umanità non lo permette, ma dobbiamo comunque provvedere separando i due sessi nei manicomi o in altri posti, evitare con ogni mezzo i matrimoni tra di essi e le occasioni favorevoli alla proliferazione di tale razza inferiore e degenerata.“

Nell’infame “processo delle scimmie” del 1925, Scopes fu riconosciuto colpevole di aver insegnato la teoria dell’evoluzione, in contravvenzione alle leggi dello Stato del Tennessee. Il processo addirittura sostenne le leggi antievoluzioniste di quello Stato, le quali non vennero abolite fino al 1968.

Non più tardi degli anni Trenta, oltre 30 stati nordamericani avevano adottato leggi sulla sterilizzazione, estendendone l’applicazione a drogati ed alcolizzati e, in alcuni casi, perfino ai ciechi ed ai sordi. Tale campagna raggiunse il proprio apice nel 1927, quando la Corte Suprema, con otto voti contro uno, confermò la validità della legge sulla sterilizzazione della Virginia nel caso Buck contro Bell. Il caso riguardava una ragazza bianca di diciotto anni, Carrie Buck, rinchiusa contro la sua volontà nella Colonia statale per epilettici e minorati, la quale fu la prima persona ad essere sterilizzata conformemente alla nuova legge. Secondo la testimonianza di Harry Laughlin, sovrintendente dell’Ufficio del registro per l’eugenetica (il quale avrebbe voluto eliminare “quel decimo della popolazione attuale più inutile”), la ragazza fu scelta perché lei, la madre e la sorella erano tutte mentalmente handicappate per motivi genetici. I dati provenivano in gran parte dal test QI Stanford-Binet che si rivelò poi completamente erroneo. Il giudice, tale 0. W. Holmes, sentenziò che “tre generazioni di idioti sono già sufficienti”. Anche Doris, sorella di Carrie, subì a sua insaputa lo stesso trattamento previsto dalla legge. La figlia di Carrie, Vivian, che mori nel 1932 a causa di una malattia, venne descritta dai suoi insegnanti come una bambina “brillante”.

Nel gennaio 1935, circa ventimila sterilizzazioni forzate erano già state eseguite negli Usa per scopi eugenetici. Laughlin avrebbe voluto includere nella rete anche “senzatetto, barboni e mendicanti”, cosa che venne attuata con maggior zelo dalla Germania nazista, dove l’Erbgesundheitsrecht portò alla sterilizzazione di circa 375 mila persone, compresi 4 mila tra ciechi e sordi. Negli Usa si arrivò a 30 mila persone sterilizzate contro la loro volontà.

L’eugenetica classica è stata ormai screditata ma ne sono emerse forme nuove, come la psicochirurgia, la quale sostiene l’ipotesi che, con interventi chirurgici sul cervello, possono essere alleviati alcuni problemi sociali, in particolare la violenza. Due psicochirurghi statunitensi, Vernon Mark e Frank Ervin, arrivarono al punto di sostenere che le rivolte urbane erano causate da cittadini con problemi mentali (Amigdala alterata) e avrebbero potuto essere affrontate per mezzo di interventi di chirurgia cerebrale sui leader dei ghetti. Numerose ricerche in questo settore della biologia vengono tuttora finanziate da diversi dipartimenti della giustizia degli Stati Uniti.

Una lettera inviata nel 1971 al direttore degli istituti di correzione, Agenzia Relazioni Umane di Sacramento, da parte del direttore delle cliniche e degli ospedali del Centro medico dell’Università della California illustra la mentalità di settori di quella comunità impropriamente denominata “scientifica”. Cercando candidati idonei per la chirurgia mentale, vengono richiesti detenuti che abbiano dimostrato un “carattere violento, distruttivo, sospetto risultato di gravi disturbi neurologici” per compiere “procedimenti diagnostici e chirurgici... al fine di localizzare i centri neuronali, precedentemente danneggiati, dai quali possano essere partiti gli impulsi per episodi di condotta violenta” e rimuoverli chirurgicamente. Nella risposta venne suggerito un candidato internato e trasferito per “crescente combattività, capacità di comando e dichiarato odio per la società dei bianchi (...). È stato identificato come uno dei leader dello sciopero dell’aprile 1971 (...). È inoltre provato il fatto che abbia letto, a quell’epoca, una quantità incredibile di materiale rivoluzionario. “Idiozie ideologiche di questo tipo sono la copertura teorica della più becera reazione politica”.

Nel 1980 il dottor K. Nelson, neo-direttore dell’ospedale di Lynchburg, quello in cui Carrie Buck fu sterilizzata, scoprì che erano state effettuate oltre 4.000 sterilizzazioni, le ultime delle quali risalgono al 1972. I test QI usati nel caso Buck sono stati confutati da lungo tempo, ma, nonostante ciò, le idee reazionarie che sostenevano la sterilizzazione forzata non sono affatto relegate alle “epoche oscure” del remoto passato, ma sono ancora oggi vive, sostenute da teorie pseudo-scientifiche, specialmente negli Usa. Ancora oggi, in questa nazione, leggi a favore della sterilizzazione obbligatoria compaiono nella legislazione di 22 stati.

La percentuale di detenuti sulla popolazione, negli Stati Uniti, è più che triplicata dall’inizio degli anni ‘70. In Gran Bretagna tale percentuale è a livelli da record e le prigioni sono talmente piene che alcuni detenuti sono alloggiati presso i commissariati di polizia o rinchiusi in appositi cassoni galleggianti. “La Gran Bretagna ha la percentuale di detenuti più alta di tutti i paesi del Consiglio d’Europa eccetto l’Ungheria”, scrive il Financial Times (10 marzo 1994). Ciononostante il numero di reati gravi rimane alto in entrambi i paesi. Questa crisi ha dato spazio al fiorire di teorie reazionarie che cercano di legare il comportamento criminale a fattori biologici. “A fronte di ogni riduzione dell’1% dei reati la nazione risparmia 1,2 miliardi di dollari”, sostiene lo psicologo americano Adrian Raine. Come conseguenza di ciò il bilancio dell’Istituto Nazionale per la Sanità statunitense ha accresciuto gli stanziamenti, per ricerche sulla violenza, fino alla considerevole cifra di 58 milioni di dollari. Nel dicembre 1994, inoltre, la National Science Foundation ha proposto di dar vita ad un consorzio quinquennale di ricerca su questi temi, proponendo lo stanziamento di altri dodici milioni di dollari. “Con il passo in avanti che contiamo di fare grazie alla ricerca, saremo presto in grado di individuare molte persone che sono biologicamente inclini alla violenza”, sostiene Stuart Yudofsky, presidente del dipartimento di psichiatria presso il Baylor College of Medicine, sulle pagine di Scientific American del marzo 1995. 

Il problema della detenzione, e soprattutto per quanto riguarda gli Usa, apre un nuovo capitolo: negli Stati Uniti le ditte commerciali che utilizzano interi penitenziari per la produzione sono addirittura quotate in borsa. Quindi: nuova forma di profitto, manodopera a costo zero, nessuna “riabilitazione”, incremento della repressione-detenzione.

In determinati circoli di discussione sembra diventato di moda attribuire le più diverse tipologie di fenomeni a disordini genetici o biologici, piuttosto di riconoscere che i problemi sociali sono frutto delle stesse condizioni sociali. La scuola del determinismo genetico ha prodotto ogni sorta di conclusioni reazionarie, riducendo a problema di ordine genetico ogni problema sociale. Non è passato molto tempo da quando sembrava che i ricercatori avessero scoperto in molti criminali violenti un cromosoma Y in più rispetto al normale corredo genetico; studi più recenti dimostrano che la relazione non è pertinente. Ora, all’ordine del giorno della ricerca in materia, c’è una presunta minore attività riscontrata nella parte frontale della corteccia cerebrale degli assassini, subito individuata quale possibile legame fra biologia e violenza. È stata avanzata la proposta di un progetto, denominato Federal Violence Initiative, che consisterebbe nello schedare almeno centomila bambini dei sobborghi urbani “i cui sospetti difetti genetici e biochimici ereditati li predispongono alla violenza nella vita adulta”.

Il pericolo di ricerche pilotate, volte a dimostrare collegamenti tra razza e comportamenti antisociali o criminali, è sempre presente. Negli Usa solo il 12,4% della popolazione è costituito da afroamericani, ma questi ultimi rappresentano il 44,8% delle persone arrestate per reati gravi. Queste sono le statistiche, ma da esse è facile ricavare conclusioni ingannevoli. Nello stesso articolo di Scientific American si legge: “C’è motivo di preoccupazione nel fatto che studi biologici, che pretendono di essere obiettivi, ignorando ciecamente le differenze sociali e culturali, possano erroneamente rafforzare gli stereotipi razziali”. A causa di questa minaccia, si sono verificati boicottaggi in opposizione al prelievo di campioni di sangue ed urina dalle minoranze razziali. Perciò, secondo Raine, “tutti gli studi biologici e genetici condotti finora sono stati eseguiti su soggetti bianchi”.

Raine continua:

“Immaginate di essere il padre di un bambino di otto anni. Il dilemma etico che vi si pone è questo: potrei dirvi: «Abbiamo effettuato un’ampia gamma di esami e possiamo prevedere, con un margine di certezza dell’80%, che vostro figlio diventerà un pericoloso criminale entro i 20 anni. Possiamo offrirvi una serie di programmi di intervento a livello biologico, sociale e di apprendimento, che ridurrebbero parecchio la possibilità che diventi un pericoloso criminale». Cosa fareste? Permettereste che vostro figlio venisse iscritto in quei programmi, rischiando di identificarlo come un criminale pericoloso anche se c’è una reale possibilità che non lo sia affatto? O rifiutereste il trattamento, accettando il fatto che, con una probabilità dell’80%, vostro figlio, diventando adulto, a) distrugga la sua vita; b) distrugga la vostra vita; c) distrugga la vita dei suoi fratelli; d), più importante di tutto, distrugga la vita di chi, vittima innocente, abbia a soffrire per colpa sua?“

In primo luogo non è assolutamente possibile prevedere un futuro comportamento criminale in un bambino, per non parlare di una previsione precisa all’80%. In secondo luogo in questo modo si fa ricadere la colpa del comportamento criminale esclusivamente sull’individuo. Una tale impostazione reazionaria non si cura del fatto che criminalità, violenza e tutti gli altri mali sociali sono il prodotto del tipo di società nel quale viviamo, basata sullo sfruttamento dell’uomo e sulla massimizzazione del profitto, che producono disoccupazione di massa, randagismo sociale e povertà diffusa, assoluta indifferenza per la vita. Sono queste condizioni sociali a loro volta che producono crimine, violenza e brutalità. Ciò non ha nulla a che vedere con motivazioni biologiche, bensì dipende interamente dalla barbarie della società capitalistica.

I biologi deterministi sono utilizzati per puntellare idee sociali reazionarie. Essi sostengono che la criminalità, la povertà, la disoccupazione, ecc. non sono un prodotto della società, ma dell’individuo che ha geni difettosi o una struttura biologica difettosa. La soluzione, di conseguenza, si trova nella neurochirurgia o nell’ingegneria genetica.

Altri, per spiegare la violenza umana, puntano il dito sul livello anomalo del testosterone o sul battito cardiaco rallentato. Alcuni scienziati puntano il dito sul basso livello di serotonina, sostanza chimica che agisce, tra le altre cose, sul funzionamento del cervello. A questo proposito C. R. Jeffery ha affermato sul Journal of Criminal Justice Education che “elevando il livello di serotonina nel cervello, è possibile ridurre il grado d’inclinazione alla violenza”; così fiale di serotonina, come l’antidepressivo Prozac, sono somministrate a pazienti per curarne l’aggressività. La falsità di tale teoria è resa evidente dal fatto che il livello di serotonina può aumentare o diminuire nelle diverse parti del cervello, in momenti diversi, con effetti diversi. Anche l’ambiente può incidere su tali variazioni. Tuttavia, questi fatti non sono ammessi nel ragionamento e non impediscono a questi personaggi di fare proclami offensivi pur di dare sostegno alle loro teorie reazionarie. Jeffery si dichiara convinto che “la scienza deve dirci quali individui diventeranno dei criminali quali diventeranno le vittime, e quali strategie legislative saranno più efficaci”.

Yudofsky rincara la dose: “Siamo all’inizio di una rivoluzione nella medicina genetica. In futuro arriveremo a comprendere la genetica dell’aggressività e a identificare coloro che hanno maggiori tendenze a diventare violenti.” È convinto del fatto che i bambini iperattivi vadano sottoposti a controlli e, se necessario, vengano loro somministrati beta-bloccanti, anticonvulsivi o litio. Yudofsky sostiene che tali farmaci sarebbero efficienti dal punto di vista dei costi e rappresenterebbero un’incredibile “opportunità per l’industria farmaceutica”.

Non è difficile capire da chi prenda lo stipendio il signor Yudofsky!

 

Se vuoi altre informazioni sull'eugenetica fai clik sul pulsante

 

 


Puoi stampare la presente pagina facendo click sulla stampante

[testo contenuto nel sito http://www.homosapiensplus.altervista.org]