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Indice

 

 
IL CASO LYSENKO
I rapporti dialettici della natura e della società

Il tragico epilogo dello scontro

Nell’agosto del 1940, Vavilov era stato arrestato: il 9 luglio dell’anno seguente il collegio militare del Tribunale supremo, che lo aveva giudicato, emise nei suoi confronti un verdetto di condanna per «appartenenza a una cospirazione di destra; spionaggio a favore dell’Inghilterra; direzione del partito laburista contadino; sabotaggio nell’agricoltura; rapporti con emigrati bianchi». Per questi reati fu condannato a morte: ma la sentenza, contrariamente alle abitudini, non fu eseguita immediatamente. Morì in carcere, di polmonite, il 26 gennaio del 1943: nel 1955 fu riabilitato ufficialmente per accertata insussistenza dei reati attribuitigli. Anche alcuni fra i suoi più stretti collaboratori e amici furono arrestati e perirono poi in prigione. Queste perdite ebbero conseguenze di incalcolabile gravità per lo sviluppo della genetica in URSS: tanto più che ad esse andavano sommati l’ovvio disagio e le difficili condizioni ambientali in cui i genetisti superstiti si trovarono da questo momento in poi ad operare. Nonostante tutto, però, la maggior parte di essi continuò a difendere le proprie posizioni teoriche, a discutere, a partecipare a riunioni, congressi, assemblee di vario tipo per esporre e sostenere i propri punti di vista, malgrado fosse chiaro che ormai non di autentiche discussioni si trattava, ma di messinscene organizzate al solo scopo di celebrare una «verità» che «doveva» trionfare.

La prova migliore di questo stato di cose l’abbiamo leggendo lo stenogramma della già ricordata sessione del VASHNIL, tenutasi dal 31 luglio al 7 agosto del 1948. Essa fu inaugurata da un rapporto di Lysenko su La situazione nella scienza biologica e si concluse con una lettera dei partecipanti al dibattito al compagno Stalin, «capo del popolo e corifeo della scienza d’avanguardia». La testimonianza più viva e interessante a proposito dei criteri seguiti dagli organizzatori della riunione e del clima in cui essa si svolse è contenuta nel resoconto dell’intervento di B.M. Zavadovskij:

“Compagni, per prima cosa voglio spiegare il motivo per cui prima d’ora non ho ritenuto opportuno prendere la parola in questa sessione. Io penso che le condizioni in cui è stata organizzata questa assise non siano affatto normali, perché a tutti coloro che, a torto o a ragione, sono stati annoverati tra i weismaniani-morganisti non sono state offerte sufficienti possibilità di prepararsi e di essere in condizione di parlare in tutta libertà e secondo le loro capacità.

Basti dire che io ho appreso ufficialmente che questa sessione era stata fissata soltanto il 30 luglio, quando sono venuto qui per trasferirmi da una casa di cura all’altra, malgrado all’Accademia e alla sua direzione fosse perfettamente noto che ero ricoverato a Kislovodsk.

È vero che la notizia mi era già stata comunicata in via confidenziale dal compagno V., anch’egli in cura a Kislovodsk. Ma ritengo strano che a me, accusato di colpe così gravi, non sia stata data l’opportunità di prendere conoscenza delle tesi contenute nella relazione e non sia stata notificata in anticipo la data di apertura dei lavori.

Questa, a quanto sembra, è una sessione importante, in quanto ci si aspetta che ne esca l’indicazione della futura via di sviluppo della scienza biologica e un preciso resoconto del suo stato attuale. È mia profonda convinzione, tenuto conto di ciò, che sarebbe stato assai più normale e razionale concedere a tutti coloro che partecipano all’edificazione della scienza sovietica di poter offrire il loro migliore contributo, anziché creare preventivamente quell’atmosfera di sospetto e di discredito, che si è manifestata in modo particolare sulle pagine della “Literaturnaja gazeta”“.

La linea su cui ci si era attestati nel 1939 subì un sostanziale arretramento e il materialismo dialettico venne scopertamente utilizzato come semplice strumento di ratifica e giustificazione ideologica di un verdetto che era già stato pronunciato in altra sede, di una condanna che aveva ben altre motivazioni che la semplice non conformità alla linea indicata dai fondatori del marxismo. Questo ci fa capire quanto poco rispondente alla realtà dei fatti sia il giudizio formulato da Jacques Monod nella sua prefazione all’edizione francese dell’opera di Zores Medvedev L’ascesa e la caduta di T.D. Lysenko. Dopo aver evocato le tappe principali di quello che giudicava «l’episodio più strano e desolante dell’intera storia della scienza», il premio Nobel francese per la medicina e la fisiologia osservava:

“L’aspetto più rivelatore, per noi, di questi sorprendenti documenti era che l’autentico dibattito non verteva affatto sulla biologia sperimentale medesima, ma pressoché esclusivamente sull’ideologia o piuttosto sulla dogmatica. L’argomento essenziale (il solo in definitiva) instancabilmente ripreso da Lysenko e dai suoi sostenitori contro la genetica classica era la sua incompatibilità con il materialismo dialettico. Là era il vero dibattito, il fondo del problema, e su questo terreno, scelto da Lysenko ma che essi non potevano evitare, i genetisti russi erano evidentemente battuti in anticipo. Poiché è del tutto vero che la base fondamentale della genetica classica, la teoria del gene, invariante attraverso generazioni e ibridazioni, è incompatibile sia con lo spirito, sia con la lettura della dialettica della natura secondo Engels. Come d’altronde la teoria puramente selettiva dell’evoluzione era già stata formalmente negata da Engels in persona. Era quindi agevole, per converso, dimostrare - e Lysenko vi insisteva ugualmente in modo instancabile - che la biologia micuriniana, dal momento che “provava” l’eredità dei caratteri acquisiti e l’influsso dell’ambiente sul materiale ereditario, andava esattamente nel senso della dialettica materialista, l’illustrava di nuove e favolose scoperte e preparava un’autentica “presenza dell’idea nella realtà” biologica.“

Da questo punto di vista, allora, le cause dell’intera vicenda andrebbero fatte risalire a una «questione d’ideologia»: secondo Monod le posizioni di Lysenko sarebbero state conformi a una certa tradizione ideologica ben anteriore allo stalinismo propriamente detto, radicata nell’atteggiamento del marxismo nel suo complesso nei confronti della scienza. Crediamo che da quanto è stato detto finora, sulla base dei documenti prodotti e non limitandosi a enunciare semplici opinioni personali, risulti con una certa chiarezza la sostanziale insostenibilità di questa interpretazione di Monod. Certo, il richiamo alla correttezza ideologica, al rispetto dei princìpi del materialismo dialettico è abbondantemente presente in tutte le fasi principali di questo dramma. Ma da qui a ritenere che esso abbia costituito la causa determinante delle vicende accadute, da qui a pensare che l’origine vera dei mali della genetica sovietica, della morte di Vavilov e del trionfo di Lysenko si trovi nella Dialettica della natura o in Materialismo ed empiriocriticismo passa una certa differenza. L’ideologia che sta alla base di tutti quei fatti, come degli altri che hanno caratterizzato la storia sovietica di quel periodo, non è un’ideologia propriamente teorica, filosofica, è invece un’ideologia politica, ricalcata sulle esigenze pratiche di quel momento storico, elaborata avendo in mente un calcolo tattico, più che un disegno strategico, cioè una considerazione a corto raggio delle opportunità e delle necessità dell’immediato o del futuro prossimo, più che una lungimirante impostazione, quale quella enunciata e difesa più volte da Lenin. E questa ideologia politica, che non esitò a favorire in tutti i modi la costituzione di una «pseudoscienza», parallela a una scienza già pervenuta alla maturità, non era certo tale da prostrarsi di fronte a una filosofia, sì da venerarne i princìpi e sacrificare ad essi la valutazione dei fatti.

 


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