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Indice

 

 

IL CASO LYSENKO
I rapporti dialettici della natura e della società

Le teorie di Vavilov vengono contestate dai risultati di Lysenko

All’epoca di questa prima fase della discussione (1931‑32) Trofin Desinovic Lysenko era noto soprattutto per la scoperta della cosiddetta vernalizzazione o carovizzazione, una tecnica agronomica per mezzo della quale è possibile ottenere dei raccolti invernali seminando in estate. L’idea di questa tecnica gli era venuta tra il 1926 e il 1928 a Gandza. una stazione sperimentale dell’Azerbajdzan; mentre studiava l’influenza del momento in cui effettuare la semina sulla lunghezza del periodo vegetativo dei cereali. Tali ricerche gli consentirono di appurare che le varietà invernali seminate in primavera invece che in autunno producono le spighe dopo una esposizione preliminare del seme al freddo. La prima serie di questi esperimenti fu da lui pubblicata nel 1928 in una monografia intitolata Influenza della temperatura sulla lunghezza del periodo di sviluppo delle piante. L’anno seguente suo padre, che aveva una fattoria in Ucraina, dopo aver seminato in primavera delle sementi della varietà autunnale Ukrainka e averle fatte svernare sotto la neve, ottenne un raccolto di quasi 11 quintali per ettaro. Attorno a questo successo del padre venne organizzata una cospicua campagna di stampa, favorita anche dalle massicce perdite di raccolti invernali verificatesi in Ucraina nel 1927-28 a causa del gelo, che spingevano a vedere nella vernalizzazione l’unica possibilità di salvezza da ulteriori disastri.

Grazie a questi primi successi, Lysenko fu chiamato a prestare la sua opera presso l’Istituto di genetica e di allevamento di Odessa, dove, per decisione dei commissariati dell’agricoltura dell’Ucraina e dell’URSS, era stato creato uno speciale dipartimento per la vernalizzazione.

Le sue prime, significative incursioni nel campo della genetica risalgono al 1934-35 e furono in parte dovute all’influenza esercitata su di lui da I. I. Prezent, un filosofo che si occupava della metodologia dell’insegnamento delle scienze naturali nelle scuole secondarie e si considerava uno specialista delle teorie darwiniane. In un articolo del 1935, La selezione e la teoria dello sviluppo a stadi delle piante scritto, appunto, in collaborazione con Prezent, egli imputava alla genetica il fatto di avere

“abiologizzato, staccato da un’analisi di tipo biologico e darwinistico i fattori ereditari. La genetica non è assolutamente in grado di individuare le leggi di sviluppo dei caratteri, anzi, nella persona dei suoi rappresentanti ufficiali, non si interessa neppure di questo problema. Essa si limita semplicemente a rintracciare le regolarità della loro presenza o assenza fondandosi sull’astratta probabilità matematica di “imbattersi” in determinati fattori... Questo ci fa capire perché la genetica, abbia finito col descrivere una curva di sviluppo storico che l’allontana sempre più dalla dialettica interna della logica della conoscenza, imposta dal suo oggetto reale. Essa, infatti, non ha seguito un processo caratterizzato dalle seguenti tappe: individuazione delle leggi di sviluppo della base dell’eredità innanzi tutto nelle leggi generali dell’ontogenesi, nei suoi stadi, e solo a partire da questi ultimi negli organi e nei caratteri, non ha ritenuto, cioè di dover arrivare solo alla fine a stabilire le leggi del risultato più complesso dell’evoluzione, vale a dire i caratteri, ma ha cercato di pervenire a una diretta enucleazione delle leggi di correlazione dei caratteri e degli embrioni (i geni). Ovviamente, seguendo un tale processo di sviluppo, essa era destinata a rimanere essenzialmente una scienza formale, incapace di rispondere in misura adeguata alle esigenze della pratica della selezione e di rappresentare ciò che sarebbe stata obbligata a essere, vale a dire la base teorica capace di costituire un’autentica guida per l’azione“.

 


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