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Indice

 

 
IL CASO LYSENKO
I rapporti dialettici della natura e della società

L’evoluzionismo

La teoria dell’evoluzione gradualista di Darwin traeva origine dalla visione filosofica posta alla base della società vittoriana. Da questa particolare concezione di evoluzione sono eliminati tutti i balzi, i bruschi cambiamenti e le trasformazioni rivoluzionarie; si tratta di una prospettiva antidialettica che ha esercitato la sua negativa influenza sulle scienze fino ai nostri giorni permettendone un uso strumentale.

Lo studioso Stephen Jay Gould, paleontologo dell’evoluzionismo moderno, ha espresso nel seguente modo il limite imposto dalla cultura all’avanzamento della scienza, in inconsueta sintonia (per uno studioso occidentale) con il materialismo dialettico:

“Un influsso profondamente radicato nel pensiero occidentale ci predispone a ricercare la continuità e il cambiamento graduale.”

Quasi un secolo fa, il marxista Georgij Plechanov polemizzava contro la concezione gradualista dell’evoluzione:

“La filosofia idealistica tedesca si è opposta energicamente a questa caricatura dell’idea di evoluzione. Hegel l’ha crudelmente derisa, dimostrando inconfutabilmente che, nella società umana, come nella natura, i balzi costituiscono un aspetto dell’evoluzione non meno essenziali delle impercettibili modificazioni quantitative. Le modificazioni dell’essere non consistono soltanto nel passaggio da una quantità a un’altra quantità, ma anche nel passaggio dalla qualità alla quantità e viceversa; ciascun passaggio di quest’ultimo tipo costituisce una rottura della continuità e conferisce al fenomeno un nuovo aspetto, qualitativamente diverso dal precedente.“

“Evoluzione” e “rivoluzione” sono due facce dello stesso processo che, abbandonando il gradualismo, permettono lo sviluppo di una spiegazione alternativa dell’evoluzione, in sintonia con il materialismo dialettico.

A quell’epoca vi era anche un’altra lunga controversia tra le interpretazioni lamarckiana e darwiniana della teoria dell’evoluzione che stava giungendo al termine con la vittoria della seconda, ma sia in Europa sia in America c’erano ancora molti lamarckiani convinti.

Secondo Lamarck, i cambiamenti evolutivi si verificavano attraverso l’esercizio: è la teoria dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti. I figli del fabbro ereditavano i muscoli del padre perché il martellare quotidiano che aveva sviluppato i muscoli al padre alterava la componente ereditabile (oggi diremmo «i geni») che questo passava alla prole. Mezzo secolo dopo, Darwin sostenne l’ereditarietà dei caratteri dovuti a cambiamenti accidentali del materiale genetico; la selezione naturale assolveva la funzione di conservare le varianti rivelatesi più efficaci attraverso una maggiore riproduzione differenziale. Solo gli individui con i geni per una muscolatura possente diventavano buoni fabbri, per cui solo queste varianti presenti nella popolazione generale venivano trasmesse alla generazione successiva, indipendentemente da quanto l’uso del martello irrobustisse i muscoli del fabbro durante la sua vita. Altri cinquant’anni dopo, la nuova scienza della genetica confermò l’ipotesi di Darwin. Secondo quello che è noto oggi come «principio di Weismann» o «dogma centrale», la relazione tra il genotipo (l’insieme dei geni che un individuo eredita dai genitori) e il fenotipo (l’insieme dei caratteri fisici che tale individuo finisce per avere) è un processo esclusivamente a senso unico: i geni influenzano il fenotipo, ma non viceversa.

Pur significando un grande balzo in avanti sull’idealismo creazionista, l’evoluzionismo si imponeva attraverso tutta una serie di contraddizioni, alcune delle quali inaccettabili alla luce del materialismo dialettico: Darwin introduceva un consistente supplemento di conservatorismo nelle sue teorie, volendo dimostrare che non si verificano salti in natura, come non si verificherebbero nella storia. La dialettica invece sa molto bene che in natura e anche nel pensiero umano e nella storia i salti sono inevitabili. Ma allo stesso tempo essa non trascura il fatto innegabile che lo stesso processo ininterrotto è all’opera in tutte le fasi del cambiamento; la dialettica cerca solo di chiarire le condizioni determinate in cui un cambiamento graduale deve necessariamente portare a un balzo. Malgrado quest’errore, Darwin aveva ampiamente ragione rispetto all’interpretazione di Lamarck sulla ereditarietà dei caratteri.

Naturalmente queste diversità di interpretazione si ritrovavano riflesse e anche amplificate in altri ambiti scientifici collegati, specialmente nell’ambito della biologia e della genetica, dividendo aspramente le varie correnti di pensiero che si confrontavano. E’ anche in queste contraddizioni che si trova inserita la drammatica situazione della giovane Russia rivoluzionaria: la mancanza di grano determinata dalle politiche zariste, gli strumenti arcaici di coltivazione e la frenetica necessità di aumentarne la produzione, nonché l’intervento ostile delle potenze occidentali, hanno imposto agli scienziati sovietici una dura battaglia politica anziché teorica.

 


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